RECENSIONE “CHRISTMAZ” DI GIOVANNI PIANIGIANI E BRUNO DI MARCELLO

[A cura di Davide Comotti]

Solo in Italia, patria del cinema più fantasioso e dell’arte di arrangiarsi, poteva nascere un horror folle (nel senso buono) e geniale come ChristmaZ (2013), diretto a quattro mani da Giovanni Pianigiani e Bruno Di Marcello. Trattasi di un found-footage realizzato con smartphone e filmati in Super8 e incentrato su un’invasione natalizia di zombi (da qui la Z finale in maiuscolo). Il genere mockumentary, se nel resto del mondo sta proliferando, in Italia fatica a prendere piede: fanno eccezione alcuni film nati nel sistema indipendente ma che hanno riscosso parecchio successo in vari festival – si pensi a Road to L., The Gerber Syndrome, Psychomentary, e appunto il nostro ChristmaZ. Producono, scrivono e dirigono due affiatati registi dell’indi italiano, attivi sia da solisti che in coppia come in questo caso: sempre encomiabili per lo stile genuino e per la capacità di creare buoni prodotti con pochi mezzi, non fanno eccezione con questo gustoso e originale horror natalizio. Punti di forza sono l’originalità della trama, lo stile di ripresa e il fatto di non volersi prendere troppo sul serio: pur essendo un found-footage in piena regola, Pianigiani e Di Marcello sembrano voler fare un “gioco” con lo spettatore, senza la pretesa di far sembrare tutto realistico (del resto, siamo in un’opera di fantasia) e mescolando abilmente scene da horror puro (ottimi gli effetti gore e splatter) con momenti di umorismo. La storia inizia durante il cenone natalizio di una famiglia napoletana: un ragazzino riprende i suoi parenti con l’iPhone per poi mandare i filmati a un amico attraverso la videochat. La serata scorre in allegria fino a quando, durante una sessione in chat, sono attaccati da un video pirata che mostra eventi misteriosi e sanguinari. È l’inizio di un incubo: tutti gli abitanti del condominio iniziano a trasformarsi in zombi affamati di carne umana, compreso il padre del protagonista che contagia la famiglia. I superstiti si rifugiano in un altro appartamento, assediati dai morti viventi: il ragazzino si troverà a lottare da solo per la vita, potendo contare solo sull’aiuto virtuale di una bella ragazza conosciuta in chat, residente in Canada e pure lei minacciata dagli zombi.

Pianigiani e Di Marcello non si fanno mancare proprio nulla in questo loro riuscito esperimento, e anche il famoso scrittore Antonio Tentori – in un’intervista circolante sul web – si dimostra entusiasta del risultato. Il film inizia con il classico avviso da found-footage, del tipo “ciò che vedrete è un montaggio di filmati ritrovati, è l’unica testimonianza dell’epidemia zombi, etc.”: rispetto ai soliti canoni del genere, ChristmaZ varia però gli ingredienti, sostituendo ai video-reportage altri elementi, cioè filmati fatti col videofonino, videochat e inserti di Supe8 (ricavati, come leggiamo dai titoli di coda, da due cortometraggi realizzati da Pianigiani negli anni Ottanta). Le riprese con l’iPhone presentano la classica scritta rec col puntino rosso, alternati alle immagini della videochat con una grafica fantasiosa, e tutte sono girate spontaneamente in modo da sembrare il più possibile verosimili: come si diceva, ChristmaZ è un gioco, ma come ogni gioco rispetta le sue regole. Quindi, inquadrature in soggettiva, “non-recitazioni” e musica solo intradiegetica – cioè ascoltata nell’immaginario dai protagonisti: con un effetto perturbante, si alternano le classiche musiche natalizie con le sferzate elettroniche che accompagnano il video maledetto. Proprio questo video, elemento scatenante del disastro, è il Super8 di cui si parlava, un susseguirsi di immagini misteriose: due uomini che suonano il violino in maniera ossessiva, una tomba grondante sangue, un uomo in fuga nel bosco, un altro che si alza dalla bara, tutte scene quasi subliminali ma che – grazie anche al tono “sporco” tipico di questi video e alle musiche – risultano inquietanti, col numero di Satana in sovraimpressione.

Il grosso di ChristmaZ è comunque formato dai cosiddetti “video ritrovati”, con tanto di blocchi e sfasamenti dell’immagine. La prima parte è quella più da commedia, con la presentazione di questa tipica famiglia napoletana, fra gag e macchiette, in una casa allegra e illuminata a festa: preannunciato dal video pirata e dalla scomparsa di una ragazza, ecco poi entrare di prepotenza la componente horror. Vediamo quindi un Babbo Natale zombi (interpretato dallo stesso Pianigiani) intento a divorare qualche parte anatomica: ne nasce un susseguirsi di scene gore e splatter ben realizzate, tra budella estratte e mangiate in loco, corpi squarciati e bocche insanguinate (FX di Fabiana Furfaro). Ottimo anche il make-up degli zombi, che si distanzia dal look moderno fatto di volti ringhianti e corse sfrenate per tornare a quel bel sapore vintage in stile anni Ottanta e Novanta: viso bluette cosparso di ferite purulente, incedono lenti e con le mani protese, sempre pronti a mordere e divorare. La suspense è stemperata da alcuni momenti di humor macabro: pensiamo a quando il ragazzino vede il padre trasformato in zombi ed esclama “Papà! Il mio iPhone nuovo!”, o al giovane protagonista che invita la sorella a morsicare il braccio di una delle creature. Nota di merito anche al cast, che risulta credibile pur essendo composto per lo più da attori non professionisti o semi-professionisti: gli unici nomi di rilievo sono lo stesso Pianigiani e le belle attrici Kelly Abbass (la ragazza canadese) e Stefania Visconti, spesso presente nell’indi italiano e qui nel ruolo di un’affascinante ragazza trasformata in zombi.

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