RECENSIONE “HOUSE OF SHELLS” DI DOMIZIANO CRISTOPHARO

[A cura di Davide Comotti]

La prolifica collaborazione fra il regista Domiziano Cristopharo e lo sceneggiatore Andrea Cavaletto si rinnova in quello che è uno tra i film più originali e riusciti della coppia, il cortometraggio di 21 minuti House of shells (La casa delle conchiglie, 2014). Trattasi di un fan-film su Dylan Dog: Cristopharo si confronta per la prima volta con questo tipo di lavoro – ultimamente molto frequentato dagli indipendenti – e lo fa con il consueto stile personale riuscendo a catturare e riprodurre le atmosfere del fumetto. In precedenza, altri registi avevano realizzato dei fan-movie sull’Indagatore dell’Incubo (l’ottimo Trillo del diavolo di Roberto D’Antona, La morte puttana di Denis Frison e Vittima degli eventi di Claudio Di Biagio), ma House of shells se ne differenzia per vari motivi. Innanzitutto, perché è scritto direttamente da uno degli sceneggiatori di Dylan Dog e anche questo contribuisce alla fedele riproduzione del personaggio e del profumo che si respira nelle sue storie. In secondo luogo, Cristopharo è sempre interessato non al puro horror fine a se stesso, ma alla messa in scena del “fantasioso” quale veicolo di simbolismi e metafore: dunque, se gli altri lavori prendono vari personaggi del fumetto (Groucho, Bloch, il dottor Xabaras) e dipingono una dimensione più orrorifica e “ludica”, Cristopharo e Cavaletto si dedicano alla riscoperta della dimensione più “metafisica” e complessa dell’Oldboy, con spiccate componenti esistenzialiste e romantiche.

La sceneggiatura è stata scritta ad hoc da Cavaletto per il film, e vede come protagonisti solo Dylan Dog (Stefano Cassetti) e la sua amata Vivien (Veronica Gentili). Tornando da un viaggio, si imbattono in un castello al centro di un villaggio deserto e sperduto nella campagna: la curiosità spinge Dylan a esplorare il sinistro maniero insieme alla compagna. Nell’immenso dedalo di scale e stanze non incontrano nessuno, trovando solo due scatole che contengono grosse conchiglie, libri con appunti e un nastro registrato: la voce di uno scienziato riporta le istruzioni per attraversare il varco verso un’altra dimensione da lui scoperta.

Nell’affascinante e malinconico House of shells, sceneggiatura e regia vanno di pari passo, in perfetta simbiosi e reciprocamente funzionali. Cristopharo, come si è detto, mescola abilmente la dimensione soprannaturale e orrorifica (soprattutto nel finale) con quella più romantica ed esistenziale presente in certe storie di Dyd (viene in mente Il lungo addio, per esempio). A tal fine, prende alcune decisioni fondamentali: abolisce ogni altro personaggio dell’universo dylandoghiano per concentrarsi solo su Dylan e Vivien, e fotografa il film in bianco e nero – rendendo così le immagini sia più cupe sia più vicine al fumetto. Ancora prima che la vicenda, colpisce l’immagine e la cura estetica (tratto distintivo del suo cinema): Cristopharo sfrutta al meglio le splendide location, sia i paesaggi esterni che gli interni del castello, restituendo un’atmosfera sospesa nel tempo, rarefatta e quasi surreale in certi momenti. A ciò contribuiscono il sepolcrale b/n (la fotografia è diretta dal regista stesso), le suggestive inquadrature (dal basso, dall’alto, campi lunghi, primi piani, etc.) e l’utilizzo della musica prediletta da Dylan Dog, cioè il “Trillo del diavolo” di Tartini qui magistralmente eseguito da Tiziano Guidetto. Malinconia, amore e inquietudine scorrono costantemente insieme, e i due amanti sperduti in questa landa deserta sembrano personaggi danteschi erranti in una sorta di inferno (ultra)terreno. Affascinanti e in stile gotico gli esterni e interni del castello, fra torri, cortili e un’architettura interna che dà quasi l’impressione di trovarsi in un quadro di Escher – con una continua (con)fusione tra il “sopra” e il “sotto” resa ancora più pittorica dai contrasti fotografici. Da notare la cura della messa in scena (all’esterno vediamo anche l’inconfondibile maggiolone) e il frequente utilizzo dello split-screen, che – lontanissimo dalla consueta funzione “pulp” che vediamo spesso al cinema – viene adoperato da Cristopharo probabilmente per rendere una somiglianza ancora maggiore con le tavole dei fumetti. Tutto trasuda di mistero e abbandono, dai saloni deserti alle scale fino ai tenebrosi sotterranei dove Dylan e Vivien si trovano di fronte allo specchio (altro elemento ricorrente nelle avventure di Dyd). La solitudine dei due protagonisti è interrotta dalla voce registrata (di Pasquale Ruju, storico sceneggiatore di casa Bonelli), che fa da svolta narrativa: inizia così la parte più orrorifica di House of shells, un orrore sempre declinato secondo la poetica del regista. Cristopharo mette in scena, come spesso fa nei suoi film, il tema del doppio, la dimensione “altra”, le paure interiori dell’uomo, senza dimenticare l’aspetto più “fisico” con i corpi semi-decomposti che si muovono nel mondo oltre specchio.

Un aspetto che dà valore aggiunto all’opera e la differenzia dagli altri fan-movie è il cast. Dylan Dog è interpretato dal celebre attore Stefano Cassetti, noto per la sua interpretazione di Roberto Succo ma anche di numerosi altri film italiani e non, e visto di recente nella serie-tv americana Rosemary’s Baby. Cristopharo non poteva scegliere un volto migliore: un’espressività intensa e sofferta, un viso scavato e da “bel tenebroso” che già rende idea del personaggio, perfezionato dal make-up e dagli abiti. Vedendo recitare Cassetti, nelle espressioni del volto e nelle movenze, sia ha davvero l’impressione di osservare Dylan Dog sullo schermo – un po’ come era successo con Rupert Everett in Dellamorte Dellamore (1994) di Michele Soavi, dove il protagonista del titolo e le atmosfere sono una trasfigurazione dell’Indagatore dell’Incubo. Altrettanto perfetta è Veronica Gentili nel ruolo dell’affascinante Vivien: giornalista e interprete di classe, anch’ella con una buona esperienza in film e serie televisive italiane, dà vita a un personaggio ben costruito e credibile, con la bellezza e il fascino malinconico che la ragazza – così come Dylan – porta sempre con sé nelle avventure di carta.

 

Licenza Creative Commons Questo sito è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.
Hit counter by goldbetreview