RECENSIONE “7 A RITROSO SORTIRA’ 7″ DI FRANCESCO NICCOLAI

[Di Davide Comotti]

Il promettente regista Francesco Niccolai, autore anche dell’ottimo corto Liscivia, mette in scena una geniale operazione probabilmente mai tentata prima: realizzare un cortometraggio speculare e “interattivo”, cioè un’opera (19 minuti) che può essere visto partendo sia dall’inizio che dalla fine, funzionando perfettamente in entrambi i modi. Stiamo parlando di 7 a ritroso sortirà 7 (2010), un titolo che contiene già la struttura del film (è sufficiente provare a leggerlo al contrario per rendersene conto). Per questo motivo, del corto esistono due versioni, ciascuna delle quali inizia dove finisce l’altra.

Scritto e diretto da Niccolai insieme a Serena Schinaia, ha come protagonista una ragazza (Roberta Perfetti) che si trova in una serie di incubi concentrici dove muore ogni volta in un modo diverso. Ad ogni risveglio, segue un nuovo incubo: da sola o circondata da personaggi misteriosi in luoghi surreali (grotte, case abbandonate, spazi aperti), la ragazza è prigioniera di situazioni inquietanti che ne generano altre in un delirio senza fine.

Gli incubi sono sette (da qui il titolo) e altrettanti gli episodi e le “morti” della donna, anche se i capitoli confluiscono morbidamente l’uno nell’altro senza soluzione di continuità: per distinguere i diversi episodi bisogna vedere l’opera in entrambe le versioni, anzi 7 a ritroso è pensato proprio in questo modo – essere visto dall’inizio alla fine e viceversa, creando una sorta di “gioco” con lo spettatore. E proprio dopo averlo visto nella duplice struttura acquista un valore e un significato ancora superiori. La complessa operazione è resa possibile da una buona sceneggiatura e da un certosino lavoro di montaggio (Corrado Iuvara), che unisce le diverse scene in maniera perfetta e speculare. 7 a ritroso è un cortometraggio difficilmente classificabile in un genere: è un thriller ricco di elementi macabri, ma anche un’opera surrealista completamente anarchica e avulsa da ogni struttura logica – d’altra parte, è il racconto di una spirale di sogni e non potrebbe dunque essere altrimenti. Grande la prova di Roberta Perfetti come protagonista, che si trova a gestire in pratica ogni sequenza dimostrando una grande padronanza scenica ed espressiva: lei è il fulcro di tutta la vicenda, supportata da vari personaggi surreali che compaiono dal nulla (proprio come in un sogno); fra di essi spicca Raffaella Semeraro nel ruolo di un’affascinante e misteriosa donna che si rivolge alla ragazza un po’ come fa il Bianconiglio ad Alice nel romanzo di Lewis Carroll.

Niccolai struttura 7 a ritroso come un “grande sogno”, in cui i vari momenti si dipanano in maniera fluente e seguendo una dimensione prettamente onirica. Situazioni che avvengono senza logica, surreali e irreali: un letto steso in mezzo alla spiaggia, una porta che si apre sul nulla, un antro abitato da due fattucchiere (da notare che l’elemento magico è presente anche in Liscivia), una piazzetta con personaggi grotteschi, un bosco da cui pendono coltelli e luoghi dove la coerenza spazio-temporale perde di significato (cantine, case abbandonate). Niccolai è supportato da un ottimo lavoro di squadra, e il tutto acquista un fascino inquietante grazie non solo all’ottima regia ma anche alle suggestive scenografie (Nicola Curri), alla fotografia limpida e squisitamente cinematografica (Gianluca Sanseverino) e alle musiche sinuose e penetranti (Dante Tamborrino). L’atmosfera richiama i lavori più surreali e onirici di Buñuel, popolati da personaggi che sembrano usciti da un film di Fellini. Per quanto riguarda la componente più strettamente orrorifica, è memorabile l’immagine di Roberta Perfetti stesa sul letto e sovrastata da una figura nera e indistinguibile, con becco da rapace e armato di falce, quasi una riproposizione moderna del Succubus di Füssli. Grandi spazi agorafobici (il bosco, la spiaggia) si contrappongono ad angusti spazi claustrofobici, come le lugubri stanze ricorrenti e soprattutto la bara di specchi dove la donna si trova ad un certo punto prigioniera. Pochi ma buoni gli effetti speciali (Luca R. Onirico), sempre eseguiti sulla protagonista: un chiodo che le penetra un braccio, la collana che le fa sanguinare il collo e soprattutto la mano inchiodata alla porta. Ma 7 a ritroso non è un film di effetti speciali, è tutto giocato sull’atmosfera onirica, rarefatta e sospesa nel tempo – tanto più angosciante nel momento in cui vediamo che la ragazza non riesce a uscire dall’incubo. Vari elementi simbolici ritornano nel corso della vicenda (le foto, lo scorrere del tempo, il letto, gli specchi): fra tutti i simboli, spicca il falcetto utilizzato spesso per uccidere, forse una metafora della morte.

 

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