“PRAY FOR DIAMONDS” di Alessandro Redaelli

[Di Davide Comotti]

Decisamente interessanti i lavori di Alessandro Redaelli: dopo l’ottimo esordio con l’episodio Between us di Shock, e prima della partecipazione al collettivo P.O.E. – Pieces of Eldritch, si colloca questo curioso cortometraggio horror, “anarchico” e per certi versi sperimentale: Pray for diamonds (2014), presentato allo scorso Fantafestival di Roma. Il cortometraggio è sempre un ottimo e severo banco di prova per un regista, chiamato a raccontare una storia in tempi brevi e obbligato quindi a tenere le misure giuste. Redaelli dimostra di saperlo fare, perché in 20 minuti concentra una serie di temi ed elementi stilistici che rendono il prodotto un unicum decisamente riuscito.

Un cacciatore e una strega (Massimo Onorato e Francesca Ghezzi) vivono allo stato brado su una roulotte, nutrendosi di erbe e pesci. La ragazza si dedica all’occultismo, cercando di realizzare qualcosa di misterioso seguendo le dottrine alchemiche. Sfruttando i materiali offerti dalla natura, non riescono però a creare nulla di significativo. La situazione cambia quando davanti alla roulotte arriva un gruppo di malcapitati. Scritta da Redaelli insieme a Ruggero Melis, la storia è originale, spaziando da atmosfere surreali ad altre esoteriche, con alcune notevoli esplosioni di violenza quasi in salsa “rape & revenge”: trattasi di un racconto concreto e brutale, ma al contempo “metafisico” e rarefatto, di non semplice comprensione e aperto alla fantasia dello spettatore. Ciò che i due personaggi vogliono creare non viene infatti mai rivelato (sarebbero i “diamonds” del titolo), e il prodotto finale rimane un “McGuffin”: è la ricerca alchemica di una propria “pietra filosofale” che passa attraverso vari step – il corto è suddiviso infatti in un prologo e vari capitoli. Sicuramente è di forte impatto la creatura informe frutto del secondo esperimento, un ammasso di carne da cui spunta un’inquietante occhio: la creazione prostetica (ad opera di Pietro D’Asta) ricorda la “nuova carne” di Cronenberg e i mostri deformi di Henenlotter, fino al moderno Bad Milo; una tematica innovativa e perturbante, che anche nel cinema indipendente italiano sta prendendo piede – vedasi Lievito madre di Fulvio Risuleo e l’episodio Through your lips di Federico Scargiali presente nel film collettivo 17 a mezzanotte.

Ma Redaelli non vuole solo costruire un’opera sulla mostruosità: Pray for diamonds affascina per la sua atmosfera cupa e misterica – a cui fa buon gioco la completa assenza di dialoghi – sia nei grigi esterni che nel rossastro interno della roulotte, fra candele e simboli magici (da rilevare l’accurato lavoro di scenografia). Il clima, se in certi momenti è surreale e sembra richiamare persino le atmosfere del vecchio cinema muto (come nei lunghi silenzi e nella conclusione), in altri ripropone l’horror “selvaggio” degli anni Settanta: il bravissimo Onorato (Between us) vestito di pelle e armato di ascia, insieme all’altrettanto brava e discinta Ghezzi ornata di amuleti possono ricordare i barbari de Le colline hanno gli occhi, e le violente uccisioni (pur mostrando poco sangue) richiamano il cinema horror più viscerale – vedasi il sacrificio della vittima a cui viene tagliata la gola.

Come negli altri suoi lavori, Redaelli presta molta attenzione al comparto tecnico: una fotografia molto professionale e cinematografica (Alessio Sartori) che alterna il grigiore degli esterni coi colori saturi dell’interno; l’utilizzo dello split-screen; una colonna sonora variegata (Ruggero Melis) che spazia fra momenti di “sound design” e ballate popolari, concedendo anche spazio ad una “musica a contrasto” – l’aria Recondita armonia della Tosca durante l’aggressione ai ragazzi in auto e il seguente tentativo di vendetta

 

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