RECENSIONE “PHANTASMAGORIA” AA.VV.

[Di Marinella Landi]

Phantasmagoria nasce da un’idea del francese Mickael Abbate, regista, sceneggiatore e produttore, nonché direttore della Samain du cinéma fantastique, che coinvolge nel progetto i nostrani Domiziano Cristopharo e Tiziano Martella, dando vita a una nuova antologia dedicata ai fantasmi.

Si assapora fin da subito il dolce sapore dei passati anni ’80 attraverso le animazioni dei titoli di testa e l’accattivante tema principale eseguito dai Girls. Un ottimo inizio che prosegue con la presenza in scena del cantastorie demoniaco, creatura animata in stop motion realizzata da Raffaele Stumpo e Paolo Gaudio che nel suo mostrarsi, al pari dei più noti cantastorie dell’orrore di un cinema a noi caro, risulta inquietante quanto basta e un ottima cornice per la presentazione degli episodi che, a parte lo sfondo paranormale, non hanno un filo conduttore ad unirli. Un po’ meno azzeccata forse la scelta del bianco e nero in netto contrasto con l’intero film.

Il film si apre con il segmento di Abbate “Diabolique”, una storia di fantasmi e di una splendida villa sulla quale non girano delle belle voci. E’ un episodio affascinante e misterioso, forse pure troppo e questo tende a spiazzare lo spettatore che si aspetta qualcosa in più e non un finale decisamente aperto dal momento che si tratta comunque di un cortometraggio. Tutto quello che si potrebbe volere e vedere viene lasciato volutamente celato e all’immaginario di chi guarda. Un po’ poco se si pensa all’intento del film. Diabolique ha però un’aurea particolare che in un qualche modo ti cattura, complice anche la fotografia in pure stile anni ’70 che affina notevolmente una marcata componente caratteriale nella storia e nei protagonisti che regalano una buona prova. Se le scelte di Abbate avessero virato su altri lidi, Diabolique sarebbe risultato il miglior segmento.

Il secondo episodio e venirci presentato dal cantastorie infernale è quello di Tiziano Martella “My Gift to You”, l’episodio forse più d’impatto e quello più riuscito. Una storia che comincia con il compleanno della piccola Sarah nel giorno di Halloween, una festa che rivelerà più di una sorpresa per mano del nonno, un come sempre grandissimo Venantino Venantini, pura potenza scenica. A tornare nel presente di una Sarah ormai adulta, strane presenze e verità spaventose nel momento in cui decide di tornare nella casa di famiglia ormai disabitata. Martella, noto effettista, ci aveva già fatto dono delle sue abilità di regista con il cortometraggio Legio XIII co-diretto insieme a Davide Sacchetti e con My Gift to You riconferma ampiamente questa bravura che non si limita ai soli effetti speciali. Un segmento dai risvolti terrificanti, più a livello psicologico che non fisico, sebbene non manchino momenti – pochi – al sangue. Una storia riuscita con scelte stilistiche e di regia impeccabili.

Il terzo e ultimo episodio a chiudere il cerchio è quello di Domiziano Cristopharo “Il Serpente con la Lingua d’Acciaio”, l’episodio in assoluto più visionario dei tre. Uno stile chiaro, quello ormai inconfondibile di un regista che ci ha abituato al suo cinema schietto e in un qualche modo raffinato, per una sceneggiatura, di Davide Chiara, solida come una roccia che nella messa in scena, colpevole forse il poco tempo a disposizione, arriva ad un certo punto ad essere un po’ caotico. Una strana e morbosa storia d’amore e di sangue è quello che viene rappresentato da Alberto Cattaneo, una vera sorpresa, e Vittorio Castellano, oste dell’hotel in disuso nel quale troverà riparo per una notte lo sventurato Cattaneo che si troverà a fare i conti con una funesta passione. Attento anche in questo caso all’estetica e ai dettagli, Cristopharo dirige una storia ricca e torbida, richiamando si spiriti e demoni del passato, ma soffermandosi anche sulla diversità spesso soggetto di repulsione ed emarginazione. Un episodio corposo e suggestivo.

Phantasmagoria è un film ammantato di fascino, una particolare magia che nel bene e nel male ti confonde e ti rapisce. Nonostante alcune scelte non proprio rafforzative, il risultato finale è più che buono. Da vedere!

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