ANTEPRIMA: RECENSIONE “UNA RAGIONE PER COMBATTERE” di Alessandro Baccini

[Di Marinella Landi]

Difficilmente in Italia si vedono film che vanno oltre le commedie, trite e ritrite che nemmeno fanno più ridere, o i drammoni di stampo tendenzialmente mafioso che prendono spunto da storie di cronaca del paese. Ogni tanto qualcosa di buono ne viene fuori, ma sono ormai casi più unici che rari in una parentesi dove sono stati scelti, in maniera piuttosto evidente, il piattume e il vuoto più assoluti. Questo avviene con il cinema cosiddetto di serie A, quello con le chiappe comodamente adagiate su morbidi cuscini e le spalle ben coperte. Quello che va avanti grazie alle caste, alle conoscenze e alle parentele, perché nel Bel Paese, se hai talento ma non sei nessuno, il più delle volte resti ai margini e la gavetta, gli sforzi e i sacrifici che devi fare sono infinitamente più elevati con tutto ciò che ne comporta.  E allora ben venga aprire gli occhi su queste realtà emarginate – non solo nel cinema – che sono in grado di regalare ancora emozioni e nutrire quella speranza che in fondo non ci ha ancora abbandonato del tutto.

Alessandro Baccini, giovane regista e attore toscano, riesce con poco e in maniera del tutto onesta a realizzare un’opera di intrattenimento di tutto rispetto, densa ed emozionante.

Una ragione per combattere affronta in prima battuta la rabbia e l’odio che divorano Marco (Alessandro Baccini) per un dramma che ha segnato in maniera indelebile la sua crescita, avvicinandolo ai combattimenti clandestini attraverso i quali trova la sua valvola di sfogo. Altro cardine fondamentale della storia è l’amore, sentimento diametralmente opposto ma di pari intensità che segna la svolta dello studente modello dalla doppia vita nel momento in cui incontra la dolce Lisa (Alessandra Angeli). Il film affronta in se diversi drammi, dalla perdita al disagio di vite sbandate, seppur toccate in maniera blanda ma significative per lo svolgersi del film, dalla gelosia alla rabbia fino a costruirne, con le relative conseguenze, l’intera vicenda che si svolge sotto i nostri occhi senza buchi e in maniera lineare.

Si è puntato su una trama semplice e poco articolata, nonostante il drammatico colpo di scena finale, ma questo non penalizza il film che rimane senza dubbio piacevole e coinvolgente e amalgama azione, nelle scene degli incontri clandenstini, e sentimento nelle giuste dosi. Le scene dei combattimenti sono ben realizzate e coreografate, una nota più che positiva che rende maggiormente credibili i protagonisti stessi che si presentano ben preparati. Ma è anche la fotografia di Roberto Carli, in queste scene, a giocare un ruolo fondamentale dando corpo e luce a volti e azioni con una dovuta attenzione per i particolari. A completare la riuscita del film l’ottima colonna sonora, densa e pulsante, ad opera di Giovanni Puliafito.

Credibili ma soprattutto intensi i due protagonisti. Bravi nei rispettivi ruoli anche Moreno Petroni, Alex Lucchesi nei panni dello spietato texano e Claudia Fambrini. Nel complesso si apprezza la recitazione, spesso nota dolente, anche se in alcune situazioni secondarie risulta più debole.

Una ragione per combattere cattura l’attenzione e commuove, magari più facilmente i teneri di cuore, e se da una parte abbiamo una scelta abbastanza commerciale, dall’altra c’è anche il coraggio di accompagnarsi a un genere poco battuto e rischioso ma, come ci hanno dimostrato pellicole simili, per esempio Lupo della Notte, in Italia non solo abbiamo ancora bravi registi, ma abbiamo anche degli stunt eccezionali.

Indipendentemente dall’originalità che può avere una storia, se ben raccontata e canalizzata il senso arriva e con esso le giuste sensazioni e il giusto piacere. E’ in questi casi che mi piace sottolineare quanto con poco si possa ancora fare del buon cinema.

 

Licenza Creative Commons Questo sito è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.
Hit counter by goldbetreview