“DER SANDMANN – L’UOMO DELLA SABBIA” DI EMANUELE ARCIPRETE

Dal racconto del 1815 Der Sandmann di Hoffmann, Emanuele Arciprete (Oblivium), trae ispirazione per il suo nuovo cortometraggio dai toni gotici, steampunk ed espressionisti “Der Sandmann – L’uomo della Sabbia“. E’ stata inaugurata agli inizi del mese di Giugno una campagna crowdfunding a sostegno del progetto sul sito Derev, alla quale, come di consueto in questi casi, chiunque può partecipare e supportare il progetto, curato dalla piccola casa di produzione Icarus in collaborazione con Giffoni Idea, attraverso diverse offerte.

Se siete interessati e ritenete che ne valga la pena, potete aiutare Der Sandmann cliccando qui

Di seguito il teaser trailer creato appositamente per la campagna

 

 

Approccio narrativo: La storia di Hoffmann è un serbatoio di allucinazioni, di trovate visive e di approfondimenti psicanalitici – questi ultimi finanche affrontati da Freud nel saggio Das Unheimliche (ovvero Il perturbante). E nessuno stile cinematografico, a nostro parere, si presta meglio a riproporlo di quello espressionista de Il Gabinetto del Dottor Caligari o di Ombre ammonitrici : l’intento è di frammentare la storia, di distorcerla sino al parossismo scenico e narrativo, nel pieno solco della grandiosa tradizione tedesca, il cui sperimentalismo, ancora oggi, a quasi cent’anni di distanza, non perde la propria estrema modernità e la propria audacia. Un approccio, questo, ben al di là dell’ormai abusata impalcatura cinematografica che, attualmente, giace grossomodo cristallizzata nell’inerzia.

Lo scopo è perciò di girare e di costruire tutti i set interamente su di un palco teatrale, del quale siamo già fortunatamente in possesso. I fondali saranno interamente dipinti, ciò che consentirà un grande agio nella deformazione onirica delle ambientazioni; ampio ricorso verrà fatto a trucchi facciali, soprattutto nella resa del demoniaco Coppelius, assieme ad un’attenta calibratura di filtri, colori, luci e ombre. Inoltre, per meglio valorizzare la tematica meccanica e robotica, e per accrescere altresì il livello di bizzarria e di originalità, la collocazione spazio-temporale dell’opera sarà da collocarsi all’interno di un universo steampunk, laddove abiti ottocenteschi ed elementi dell’Art Nouveau potranno comodamente convivere con oggetti futuristico-fantascientifici o con altri più tipici della cultura underground.

Trama: Il piccolo Nathanael è inquietato da una serie di incontri notturni, che vedono il padre, assieme ad una figura ignota, rinchiudersi nello studio per intraprender lì alcuni misteriosi esperimenti. Allo scopo di distogliere l’attenzione dei figli dall’avventurarsi a curiosare, la buona madre, pur condividendone le inquietudini, racconta loro una fiaba nera a proposito dell’Uomo della Sabbia: creatura che strapperebbe gli occhi ai bambini per portarli in dono alla propria orrida covata sulla Luna. E sarebbe proprio  l’Uomo della Sabbia, infatti, ad incontrarsi col padre di Nathanael. Da ciò il monito a restar sotto le coperte quando sia giunto un certo orario. Tuttavia, la curiosità prevale sugli ammonimenti materni, e Nathanael, una notte, fattosi coraggio, tramite la serratura spia di nascosto nello studio del padre. Qui scopre che l’Uomo della Sabbia – l’oscuro aiutante negli affari alchemici dinanzi ad una fornace – altri non è che l’avvocato Coppelius, cupo amico di famiglia, le cui sembianze ricordano proprio quelle di una creatura notturna e senzadio: unticcio, spettrale, ghignante, perennemente con un cannocchiale a portata di mano. Ma Nathanael viene tradito dalla sua stessa paura, e Coppelius, afferratolo dal nascondiglio, minaccia di ucciderlo; solo a fatica il padre intercede perché gli venga salvata la vita. Il piccolo Nathanael ha quindi una crisi molto violenta. Incubo o realtà? Permane il dubbio. Fatto sta che, pochi giorni dopo, il padre muore in un atroce incidente verificatosi all’interno dello studio. Di Coppelius si perde ogni traccia.

Frattanto, Nathanael cresce sconvolto dall’episodio, mentre la visione dell’avvocato stenta a sedimentarsi nell’inconscio. Passano diversi anni. Il protagonista intraprende una relazione con la bella Clara, da gestire nondimeno a distanza, poiché i suoi studi accademici lo hanno condotto in una cittadina universitaria. Proprio in questa città, assiste alle lezioni del professor Spallanzani; e sempre qui gli sembra di scorgere l’insidiosa figura di Coppelius, nelle vesti di un commerciante di barometri e occhiali, col nuovo nome di Coppola. Quest’ultimo riesce finanche a vendergli un cannocchiale. Ma la sicurezza di Nathanael a tale riguardo è assai labile; anche Clara lo esorta a deporre i suoi timori, motivando la paranoia del ragazzo come una conseguenza del trauma infantile. Nathanael non ne è convinto. Intanto, stringe una proficua amicizia con Spallanzani, il quale gli presenta la sua bellissima e sfuggente figlia, Olimpia, altera quasi fino alla frigidezza. Lo studente comincia così ad essere ossessionato dalla figura di quest’ultima, e arriva addirittura a spiarla; nel far ciò, allenta e raffredda i rapporti con Clara. Finché, un giorno, presentatosi senza preavviso a casa del professore, vi sorprende Spallanzani e Coppola/Coppelius coinvolti in un alterco, mentre su di un tavolo, di mezzo ai bulloni e agli ingranaggi, giace Olimpia smontata : la si scopre essere un automa di sembianze femminili. Coppola stringe in una mano gli occhi della bambola meccanica, alla cui vista Nathanael perde il senno e cade vittima di un profondo crollo nervoso.

Di ritorno nella propria città natia, il ragazzo riesce a recuperare lentamente un poco di salute, assistito dalla mano devota di Clara. La fanciulla nulla sa degli avvenimenti più recenti, essendo all’oscuro, tra le altre cose, dell’esistenza di Olimpia, la rivale. Si giunge dunque all’epilogo: visitando un’alta torre in compagnia della propria amata, Nathanael adopera il cannocchiale, e d’un tratto, nel fondo della piazza, scorge l’ombra malevola di Coppelius. Di fronte all’apparizione, la mente del protagonista cede del tutto, ed eccolo tentare di buttar giù Clara, pronunciando frasi sconnesse; ella riesce a divincolarsi, ma a quel punto Nathanael scavalca la ringhiera e precipita, schiantandosi tra le urla della folla raccoltasi ai piedi della torre. Coppelius, ridendosela, si accosta al cadavere del suicida, dove recupera il proprio cannocchiale; dopodiché va via con passo tranquillo.

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