RECENSIONE “LIMBO” di Damiano Grasso

[Di Paolo Delmarco]

Parlare di suicidio e sempre qualcosa di complicato, e l’aspetto curioso che viene abilmente sviluppato in questo corto è quel possibile/probabile luogo non luogo nel quale si potrebbe capitare dopo la morte auto-provocata e ciò che esso rappresenta; il fantomatico Limbo. Il suicida in questione è Charlie, un giovane che, sconvolto dal tragico destino che coinvolgerà Alina, amore della sua vita, deciderà che la sua esistenza non avrà più alcun senso, tanto da spingerlo al gesto estremo. Con questo espediente lui crederà di imboccare una scorciatoia per ricongiungersi alla sua amata, purtroppo però, una volta giunto “dall’altra parte”, si renderà presto conto di aver fatto male i propri calcoli, ritrovandosi invece in un luogo freddo, cupo e ostile; a quel punto realizzerà che dovrà intraprendere un tortuoso cammino irto di difficoltà per cercare di portare a termine il suo desiderio tanto ambito. Al suo arrivo in quello strano posto troverà una bizzarra ed inquietante entità che gli farà da guida. E’ fin da subito evidente come quel luogo sia popolato da presenze tormentate, tutte di passaggio e con qualcosa in sospeso e dove la loro meta potrà essere la dannazione eterna o il riposo tanto agognato, non prima però di aver affrontato i propri “scheletri nell’armadio”. Per Charlie il tutto si tradurrà in una vera e propria sfida con il più classico dei giochi di strategia, gli scacchi, dove la controparte sarà un misterioso personaggio mascherato il quale potrà risolvere in maniera definitiva la questione, cosa che avverrà con un sorprendente espediente.

La cosa interessante di questo corto è che racconta in sostanza di come siamo noi stessi gli artefici del nostro destino e di come le nostre azioni, anche le più piccole, giochino un ruolo fondamentale per il nostro futuro anche se molte volte non ce ne rendiamo conto, ma sopratutto, di come queste influenzino anche le persone che ci circondano e ci sono vicine. Una splendida e cupa musica d’atmosfera a cura di Martin Stig Andersen ci accompagnerà per tutto il nostro viaggio.

Nel complesso ci troviamo di fronte ad una pregevole opera con una buona sceneggiatura e con un’atmosfera, soprattutto quella del limbo, davvero azzeccata. Le interpretazioni degli attori sono nella media, a tratti qualcuno risulta un po’ impostato, nonostante tutto, questo non va a pesare sulla buona riuscita dell’opera diretta da Damiano Grasso.

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