“IN NOMINE SATAN” DI EMANUELE CERMAN DAL 24 APRILE AL CINEMA

Esce domani 24 Aprile nelle sale italiane e in quelle del circuito di Distribuzione IndipendenteIn Nomine Satan“, opera prima di Emanuele Cerman e film ispirato ai tragici eventi legati alle Bestie di Satana, che tra il 1998 e il 2004 hanno insanguinato le zone di Varese, riempiendo pagine intere dei quotidiani di cronaca e non solo.

Nel cast sono presenti Stefano Calvagna, Federico Palmieri, Emanuele Cerman, Francesca Viscardi, Tiziano Mariani, Fabrizio Raggi, Fabiano Lioi, Virginia Dorothy Gherardini, Maria Tona e Manuela Torres.

Sinossi: Due agenti dell’antidroga ritrovano un ragazzo e una ragazza in stato di shock, strafatti di droghe, alcol e psicofarmaci. Quando iniziano le indagini, gli inquirenti scoprono che i due sono coinvolti nell’omicidio di Angela De Rosa, una loro amica. Un massacro privo di logica, che porterà alla luce una realtà sino ad allora sconosciuta ai più, quella del satanismo. Gli inquirenti dovranno fare i conti con ulteriori omicidi e ripetute istigazioni al suicidio, sempre attribuibili alla setta. Ispirato a una storia vera (quella delle Bestie di Satana), in nomine Satan è un dramma generazionale che dilania le vite di giovani e adulti, chiamando in causa anche le responsabilità della società.

Di seguito il trailer e le note di regia

 

 

Note di regia: 

Realizzare in nomine Satan è stata un’esperienza ai limiti. Le difficoltà produttive e le condizioni economiche mi hanno imposto di girare pensando già al montaggio finale del film (che ho realizzato io stesso): avevo a disposizione non più di due inquadrature per scena e spesso, per motivi di tempo, ero costretto a spezzare anche i totali. A causa del budget ristretto ho girato in soli dieci giorni consecutivi una sceneggiatura di oltre centodieci pagine. 

Ho accettato di girare in condizioni estreme, ma con la richiesta di riscrivere l’intera sceneggiatura: non mi convinceva da un punto di vista cinematografico e inoltre volevo far emergere la mia visione della storia. Stefano Calvagna, oltre a darmi la possibilità e la responsabilità di girare il mio primo film, mi ha lasciato libero di agire come meglio credevo, e per questo lo ringrazio ancora. Il mio intervento è stato netto: principalmente ho sentito la responsabilità e il dovere di affrontare l’argomento tenendo conto del dolore che questa vicenda ha provocato (e ancora sta provocando) a decine di famiglie. Non ho realizzato questo film per fare cassetta, ma per far parlare ancora del caso di cronaca nera più agghiacciante che la storia del nostro paese ricordi. L’ho realizzato con umiltà, nel tentativo di far emergere nuove considerazioni, che esulino da quelle scaturite da un unico punto di vista, quello mediatico, che si limita a distinguere i buoni dai cattivi senza porre dubbio alcuno. Quanto raccontato in questo film potrebbe ripetersi ancora nella realtà, restando nuovamente avvolto nel dubbio.

Essendo un amante degli studi antroposofici ho inserito diversi momenti onirici: si tratta di scene che esulano dalla realtà e che, a mio parere, consentono di analizzare le cose da un’angolazione differente, “sottile”, come la scena del suicidio nella fabbrica o l’incontro tra Satana e l’inquirente Pozzo. Ho cercato di evitare dettagli macabri nelle scene violente (il sangue si vede una sola volta ed è ridotto allo scorrere di una goccia), ho cambiato l’intera struttura del film lavorando molto sui dialoghi (nei quali punto il dito sulle responsabilità della società) e sull’improvvisazione guidata degli attori, specie in alcune scene. Ho ricercato un finale che esulasse dalla vicenda reale alla quale ci siamo ispirati e, infine, ho cercato di mantenere una tensione costante tra simbolismo e realismo. Alla violenza visiva ho preferito quella psicologia.

Solo la lunga gavetta che ho affrontato nel cinema indipendente in circa quindici anni di attività, mi ha permesso di realizzare questo film nonostante i tempi strettissimi, le difficoltà logistiche e i problemi di budget, ma senza l’impegno e la passione di tutti non ce l’avrei fatta.

 

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