RECENSIONE COME UNA CRISALIDE” di Luigi Pastore

[Di Davide Comotti]

Se il thriller/horror italiano sta conoscendo una “seconda giovinezza”, il merito è soprattutto di alcuni coraggiosi registi indipendenti che sfidano il mercato puntando su un genere così impegnativo: film come Tulpa di Zampaglione, The Butterfly Room di Zarantonello e Come una Crisalide di Luigi Pastore non sarebbero mai potuti nascere nel cosiddetto cinema mainstream. Pastore, regista di cortometraggi e documentari, debutta nel lungometraggio con una storia veramente originale: il thriller Come una Crisalide (2009), conosciuto all’estero come Symphony in Blood Red, è un gioiello di rara intensità e crudezza, distribuito in due ottime edizioni dvd – prima in Germania dalla 8-films e poi in Italia (solo di recente) dalla Sinister Film. Accusato spesso, ingiustamente, di essere una scopiazzatura di Argento, Come una Crisalide è in realtà un film completamente diverso, che omaggia sì il thriller argentiano ma al contempo prende una strada tutta sua: un oggetto unico e completamente diverso dal giallo classico, un thriller dove l’elemento “whodunit” è sostituito da una crudele e drammatica introspezione nella mente di un serial killer. Se vogliamo, Come una crisalide è più vicino a ritratti di assassini come Henry pioggia di sangue e Maniac piuttosto che al classico thriller. L’assassino viene mostrato fin da subito (anche se mai in volto), e la regia ci conduce in un viaggio da incubo nella sua mente malata, fra omicidi sanguinari e inquietanti flashback che compongono man mano la sua storia: la narrazione è quasi sempre “in prima persona” e gli eventi sono filtrati dal punto di vista del killer, di cui spesso sentiamo la voce e i pensieri.

In una città volutamente astratta, un uomo misterioso (Antonio Tentori) si muove compiendo efferati delitti. Segnato indelebilmente da un’infanzia difficile e dal trauma di aver ucciso la sua fidanzata tempo prima, ricomincia a uccidere le sue vittime, filmandole. Prima la psicologa che gli aveva consigliato il ricovero, poi un prete pedofilo che lo aveva violentato da piccolo. Le vittime a volte sono casuali – come il cacciatore che lo scopre – altre volte decise a sangue freddo: una prostituta col suo cliente, un presentatore televisivo che voleva fare audience sfruttando la fobia del serial killer, una coppia di fidanzati. Fino a quando incontra una ragazza che sembra far breccia nel suo cuore. Ma l’impulso distruttivo e autodistruttivo è inarrestabile, fino alla tragica conclusione su una livida e malinconica spiaggia.

Sceneggiato da Luigi Pastore e Antonio Tentori (su un soggetto dello stesso Pastore), Come una crisalide è un ottimo film dal punto di vista sia estetico che narrativo, con inquadrature e fotografia dal taglio molto cinematografico e senza quel fastidioso “effetto fiction” che molti film indipendenti hanno. Pastore dimostra di possedere un solido mestiere, frutto di anni di gavetta, dirigendo con polso fermo un crudo e angosciante thriller che conduce per mano lo spettatore in questo folle viaggio. Alcune sequenze sono di forte impatto visivo, non solo per gli effetti speciali (a cura di Sergio Stivaletti, che fa sgorgare sangue in abbondanza) ma anche per la messa in scena, le musiche e il climax che le prepara. Pensiamo all’omicidio del prete pedofilo mediante un crocifisso, con gli schizzi di sangue che imbrattano la foto di Ratzinger appesa al muro: al di là dell’opinione di ciascuno, è una scena coraggiosissima, che pochi registi avrebbero la forza di realizzare, e che è fattibile solo in un cinema indipendente e svincolato da ogni logica di mercato e da ogni censura. L’uccisione di Riccardo Serventi Longhi (il giornalista), legato a una sedia e seviziato con un rasoio a suon di tarantella, in una sequenza dal carattere quasi torture-porn. L’omicidio della lap-dancer in discoteca, veramente da antologia, sulle note martellanti dei Daemonia e la lama che si avvicina implacabile alla vittima in mezzo alla gente. Ma anche l’impalamento della prostituta e il coltello che spacca la gola al suo cliente, la testa del cacciatore sventrata da un colpo d’ascia, l’omicidio della coppia in campagna, la testa mozzata della psicologa e la ragazza accoltellata nel flashback.

Il ragazzo strangolato in auto e la morte della lap-dancer sono significative anche perché ricordano le rispettive uccisioni di Christian Borromeo e John Saxon in Tenebre (1982) di Dario Argento. Proprio questo capolavoro, infatti, sembra essere il più omaggiato da Pastore in Come una crisalide, a cominciare dalla citazione che apre il film (“L’impulso era diventato irresistibile. C’era una sola risposta alla furia che lo torturava”) e che era l’incipit del film di Argento (il libro letto dall’assassino). Non è una citazione gratuita, ma più che mai azzeccata e consona al personaggio, un serial killer segnato indelebilmente da un’infanzia difficile e dall’omicidio della fidanzata, che spalanca definitivamente le porte alla sua follia. Come una crisalide è un film duro e crudele, ma in un certo senso anche “poetico” e malinconico, ritraendo un personaggio vittima di una mente ottenebrata. Notevoli anche gli intermezzi meta-narrativi con due burattini che commentano quanto accade durante la storia, e i filmati di repertorio che vediamo attraverso la telecamera del serial killer. Le soggettive del killer, il dettaglio dell’occhio e le coreografie degli omicidi omaggiano volutamente il thriller argentiano, ma l’omaggio si ferma qua: il resto è un’altra storia. È la storia di un assassino (un grande Tentori biondo platino) che non vediamo mai in volto ma che è sempre presente, è la storia di un’infanzia negata (memorabili i flashback, con l’effetto flou in fotografia) e di un costante bisogno di Eros e Thatatos. Le soggettive “classiche” si alternano con un nuovo tipo di soggettiva, quella della videocamera. Come il protagonista dell’Occhio che uccide di Powell (antesignano dei moderni torture-porn), il protagonista sente il bisogno di filmare le proprie vittime mentre muoiono, quasi come una “terapia” per guarire o quantomeno evolvere: come una crisalide, appunto.

 

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