RECENSIONE “DEVIANCE” DI MATTEO MASCOTTO

[Di Marco Valtriani]

Un gioco di campi e controcampi, di soggettive e sguardi apre questo cortometraggio con la regia di Matteo Mascotto, dalla durata di circa dieci minuti, in cui la sguardo da spettatore è estremamente affascinato da una densa e pulita fotografia, come puliti rivelatori e stilistici sono i movimenti di macchina, e chiari e ben espressi sono pure i suoni, in cui la fonia dei rumori diegetici è notabile per la sua ricchezza di onde sonore. L’atmosfera è subito chiara, due alto-borghesi annoiati a “caccia” di prede non si fanno sfuggire l’occasione. In verità questo tema molte volte espresso dalla storia del cinema, in questo caso si rivela con una certa banalità di sceneggiatura, purtroppo ciò che si vede in questo lavoro si è visto pari pari più volte, e comunque fa parte abbondantemente delle paure nell’immaginario collettivo. Certo, ribadisco, il comparto “tecnico” non è per niente male, è piacevole la visione, anche se c’è stato un grossolano errore di regia e montaggio, in una temporalità lineare complessiva che non giustificherebbe l’unica, a dire il vero, distorsione della linea temporale. Ok l’esigenza espressiva, ma in questo tipo di narrazione si rischia la caduta di stile, che qui è alto fin da subito e perlopiù va in crescendo.

Un’altra incoerenza compositiva l’ho trovata nelle musiche, che a parer mio sono idiosincratiche rispetto alla tensione che ci si aspetterebbe da questa situazione, forse il punto sfavorevole nella regia è stato proprio questo, ovvero quando in un cortometraggio si vuole dare un colpo di scena, (un’inversione alle premesse nebulose che l’inizio del film dà) bisognerebbe dare allo spettatore l’effetto di uno schiaffo improvviso, ma questo va preparato, dev’essere imprevedibile, forte, non perdersi in passaggi scontati, l’effetto contrario è quello di rendere tutto un po’ piatto, inemotivo, come del resto questo film da la sensazione di essere, e questo non nell’inizio, in cui il gioco di sguardi e la misteriosità dei dialoghi, riesce ad innescare qualcosa, ma all’uscita dal ristorante in cui da lì in poi tutto improvvisamente si appiattisce, mentre invece la tensione dovrebbe salire, peccato perché la realizzazione stilistica è stata di alto livello ma da come si evince la drammatizzazione ha fallito.

Questo è un mio parere, ammetto comunque che “Deviance” presentato dalla Associazione Culturale Immagina potrebbe piacere: la mia è un’analisi interpretativa, un consiglio, una sofisticazione.

 

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