“B.I.T.C.H.” + INTERVISTA AI REGISTI JACOPO PELLEGRINO & RAFFAELE ROMANO

[Di Fabio Parisi]

Nell’oblio cinematografico che pervade la provincia ragusana,dove anche le pellicole trionfanti a Cannes faticano a trovare una precisa collocazione nelle sale,se non addirittura un immotivato assenteismo, dove spesso il caratteristico paesaggio ibleo diviene sfondo narrativo solo grazie al “Commissario” Luca Zingaretti (del quale il mio ricordo più lieto risale al “Castle Freak” di Stuart Gordon), per chi scrive (e vi risiede) è una piacevole scoperta sapere che i luoghi dell’arte barocca ed i suggestivi vicoletti iblei si tingeranno di giallo per il grande schermo in un film indipendente realizzato dal duo Raffaele Romano & Jacopo Pellegrino, giovanissimi registi che compongono la casa di produzione BULLET PICTURES assieme agli amici e collaboratori Salvatore Schininà (sceneggiatore e aiuto regia) e Gianluca Todaro (direttore della fotografia).

Il titolo della pellicola in questione è l’acronimo “B.I.T.C.H.” - Brexton Island The City of Heaven.

Il film si svolge in una città- isola immaginaria che galleggia tra la Francia e L’Inghilterra (Brexton Island), dove la legge è molto permissiva e la microcriminalità dilaga, specie nel “Quartiere degli eccessi” l’Alleys District; droghe leggere, alcol, gioco d’azzardo e prostituzione. Tutto sembra permesso nella “città del paradiso”’ come viene definita dai turisti, che però poi risulta un vero e proprio inferno.

La trama inizia con un assassinio come nella maggior parte dei film di questo genere. Ad essere uccisa è una prostituta (da qui il plot che rimanda al titolo, “BITCH”) Roxanne (Barbara Giummarra), conosciuta come la Regina Rossa, è la prostituta più famosa dell’isola. John Benson (Germano Martorana) è un ispettore della polizia di Brexton, misantropo e saccente, scontroso e ubriacone, ma comunque sia geniale, cercherà di risolvere il caso che apparentemente sembra semplice, ma in realtà lo porterà ad affrontare una serie di ostacoli molto pericolosi.

 

 
Questi, alcuni dettagli in anteprima gentilmente concessi da Raffaele Romano e Jacopo Pellegrino, due giovani cineasti ai quali di seguito rivolgiamo qualche domanda.

Buona lettura!

[NSG] – Ciao Raffaele. In generale, ma soprattutto nella specifica realtà come quella ragusana, sappiamo bene quali siano le difficoltà per portare avanti -ma anche solo quelle per poter iniziare – un progetto analogo al vostro,r agion per cui l’auto-produzione diventa l’unica via da percorrere. Vuoi raccontarci come è andata la gestazione del progetto, parlandoci anche di come è nata la BULLET PICTURES?

[R.R.] – Il progetto del film è nato pian piano. Da una semplicissima conversazione tra amici, riguardante il cinema Giallo, sfociata poi nell’immaginazione di fatti incredibili. Penso sia capitato a tutti, specialmente a noi cinefili, di immaginare interi film in testa durante una conversazione piacevole. Da lì presi ispirazione per scrivere un soggetto. Già da tempo io e i ragazzi della Bullet Pictures eravamo propensi a scrivere e dirigere piccoli corti. Quando ci venne la brillante idea di auto – produrre il nostro primo lungometraggio – decidemmo di partire proprio dal soggetto che avevo scritto.

Io, Jacopo Pellegrino e Salvatore Schininà cominciammo a lavorare alla sceneggiatura, e grazie al loro aiuto e alla loro visione dei personaggi riuscimmo a far evolvere il mio soggetto in una sceneggiatura variegata e funzionante. Scrivere un giallo è molto difficile, è come un operazione matematica, bisogna fare attenzione ai dettagli e ai percorsi che i protagonisti decidono di seguire, e bisogna fare in modo che tutte queste variabili portino ad un solo risultato, quindi le nostre tre menti dovevano lavorare in simbiosi.

Finito di sceneggiare si unì al Team Gianluca Todaro per occuparsi della fotografia del film, grandissimo appassionato di cinema con il quale avevamo già collaborato in passato per la realizzazione di alcuni corti di sua regia. In quel momento nacque la Bullet Pictures. Da lì iniziammo a frequentare i teatri locali provinando attore dopo attore. Selezionammo accuratamente le location e le maestranze.

La Pre – Produzione è durata 6 mesi come la Produzione, la fase di post probabilmente durerà altrettanto. E’ stata la più bella fatica che abbia mai provato, e spero di ripeterla presto, penso comunque che la passione sia la prima colonna portante della nostra creazione.

[NSG]- Jacopo puoi svelarci il rapporto fra cast attoriale e accostamento dei rispettivi personaggi, e le difficoltà – se ci sono state – durante il casting?

[JP.] – Trattandosi di una produzione a budget zero, la disponibilità a lavorare gratuitamente è stato il requisito fondamentale richiesto a tutti coloro che hanno aderito al progetto, nello specifico dunque anche gli attori. E con grande piacere e un po’ di sorpresa, abbiamo trovato decine di attori professionisti e semi-professionisti provenienti da tutta la provincia ragusana disposti ad abbracciare questo ambizioso progetto.

Durante il casting, io e gli altri membri della produzione abbiamo focalizzato la nostra attenzione in particolar modo sulla recitazione e sulla dizione di ogni candidato (pur non tralasciando l’aspetto e la presenza scenica), per rendere quanto più credibile l’ambientazione estera scelta durante la stesura della sceneggiatura.

Gli attori tutti sono riusciti ad interpretare al meglio il ruolo assegnatoli, grazie ad uno studio approfondito della sceneggiatura e alle direttive date da me e Raffaele poco prima di ogni Ciak.  Trattandosi di un giallo preferisco non svelare i ruoli interpretati dai personaggi, mi limiterò a dire che il cast comprende Germano Martorana, Vittorio Bonaccorso, Barbara Giummarra, Alessandro Sparacino, Piero Gurrieri, Amélie Mastalerz, Adriano Gurrieri, Anita Indigeno, Jessica Anzalone, Fabio Guastella, Salvo Paternò, Federica Bisegna e Pippo Spata; colgo inoltre l’occasione per ringraziarli tutti per l’impegno e la passione spesi in questo ambizioso progetto!

[NSG] – Jacopo, come sai, le difficoltà legate alle distribuzioni (se  indie, ancor più problematiche) sono nodi ben stretti che bloccano la corretta fruizione di un prodotto cinematografico volto al suo termine, soprattutto qui in Italia. Che genere di strategia distributiva avete adottato, o pensate di attuare per questo vostro lavoro ?

[J.P.] – Le problematiche che hai citato nella domanda sono purtroppo ostacoli che sapevamo fin dall’inizio di dover affrontare una volta arrivati alla post-produzione. L’uscita del film è prevista nella seconda metà di Aprile ed inizialmente sarà distribuito nella provincia di Ragusa interamente a spese della produzione.  In poche parole affitteremo la sala del cinema per ogni proiezione.
In futuro il film parteciperà anche ad una serie di concorsi di lungometraggi, con la speranza di poterlo proiettare non solo nel resto della Sicilia, ma anche nelle altre regioni italiane, magari con l’aiuto economico di una vera e propria catena di distribuzione.

[NSG] – Raffaele, “B.I.T.C.H. – Brexton Island The City of Heaven”, oltre ad una caratterizzazione di genere che prevede degli stilemi  predefiniti, declina anche su un lato più introspettivo, esatto? Vuoi approfondire i due aspetti coesistenti nell’insieme del film ?

[R.R.] – Io penso che raccontando una storia si possano sia raccontare degli eventi, ovviamente, sia raccontare delle condizioni dell’animo umano. Scrivendo B.I.T.C.H. mi sono voluto soffermare sul tema della solitudine. Come essa possa da una parte essere necessaria per la formazione di un’identità e allo stesso tempo essere una piaga da cui sottrarsi. Il personaggio principale, interpretato da Martorana, misantropo com’è, vive in una condizione di solitudine autoimposta. Lui sa bastare a se stesso, ma  anche se non lo ammetterebbe mai, soffre profondamente della sua condizione. Questa sua sofferenza lo porterà ad un’evoluzione. Positiva o in negativa che sia, lo scoprirete guardando la pellicola.

Inoltre il continuo variare della psiche dei personaggi è anche evidenziato dalle scelte fotografiche che Gianluca Todaro ha portato avanti. Si varia da scenari luminosi ad altri cupi, dove il tempo e lo spazio sembrano diversi dal resto del mondo. Scegliendo questa variazione lineare e progressiva dell’illuminazione in scene collegate fra loro, si evidenzia anche un evoluzione del personaggio.

[NSG] – Ci salutiamo con una domanda più “leggera” e di semplice curiosità: Le vostre influenze e ispirazioni, cinematograficamente parlando ?

[R.R.] – Questa è una domanda allo stesso tempo bella e difficile, il mondo del cinema è pieno di autori che adoro. Inutile nominare geni inarrivabili come Kubrick o Leone,  a cui si può solo provare a far riferimento. Ma un autore che mi sento di ringraziare dal profondo del cuore, è senza dubbio Tarantino. Perché  è proprio grazie a lui che ho iniziato ad approfondire autori come Lucio Fulci, Mario Bava e Fernando di Leo. Un idolo che per me è difficile non provare ad imitare. Guardando il film vi accorgerete che vi sono diversi rimandi ad altre opere cinematografiche, che comunque non voglio svelare per non rovinare la sorpresa!

[J.P.] – Sono un tipo dai gusti particolari e che ama variare molto, ma la tipologia che preferisco è senza dubbio il thriller con trama contorta e con finale ad effetto sorpresa.
Proprio per questo motivo, se devo scegliere registi per me fonte di ispirazione, su tutti nomino sicuramente Christopher Nolan e David Fincher. La visione di capolavori come Memento e Fight Club ha radicalmente cambiato il mio modo di vedere e di re-interpretare il cinema.

Un enorme in bocca al lupo dalla redazione di NSG, e magari a presto per ulteriori aggiornamenti!

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