RECENSIONE “SANGUE” DI PIPPO DELBONO

[Di Stefano Cavalli - www.moveoramag.com]

Sullo sfondo di un paese (l’Aquila) ancora da ricostruire dopo il terremoto, Pippo Delbono filma (e firma con il suo stile) la doppia vita e il doppio dramma che lo vedono coinvolto assieme a quello di Giovanni Senzani, “storico” terrorista delle Brigate Rosse. Nato nel 1942 a Forlì, Senzani è tristemente noto soprattutto per il lungo sequestro ai danni di Roberto Peci, fratello incolpevole di Patrizio Peci, brigatista della prima ora a pentirsi svelando le trame della lotta armata. Uscito definitivamente dalla stretta carceraria nell’inverno del 2010, Senzani è ora, a sua detta, ormai fuori dalla politica, nonostante conservi ancora ben salde certe convinzioni. Ora quindi, lontani gli anni bui dei sequestri e degli attentati politici, non resta che un ricordo, fissamente storicizzato e apparentemente lontanissimo, un passato al quale lo stesso Senzani non sembra essere mai appartenuto. Le cose, evidentemente, non stanno così e, per questo, è abbastanza comprensibile che, come è successo, gli animi si scaldino di fronte a questo pastiche stilistico narrativo che inserisce, desaturandole dalla pregnanza significativa, luoghi, personaggi e avvenimenti reali con evocative messe in scena teatrali.

L’operazione che Pippo Delbono ha portato a termine con questa sua ultima fatica cinematografica è discutibile (nel senso che se ne può e deve discutere), tanto quanto confusa, ma al contempo corsara e coraggiosa nel portare avanti l’istanza documentaristica di cui si fa portavoce. Il cinema, insomma, secondo la visione del suo autore si fa messaggero delle contraddizioni, dei contrasti ma anche delle similitudini di cui la vita vera, quotidiana, è drammaticamente piena. Ovvio, come detto in apertura, che, causa i contenuti e il modo in cui essi vengono presentati, ci si domandi quanto sia legittimo inquadrare con questa pietas personaggi, come quelli di Senzani, obiettivamente imperdonabili. Quello che ne emerge, comunque, al di là di ogni possibile contraddizione, è un’opera degna di significazione, dove la vita, paziente compagna invisibile dell’incedere umano, torna a chiedere e a chiudere il conto. Sempre.

 

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