ANTEPRIMA NONSOLOGORE: RECENSIONE “SPAGHETTI STORY” di Ciro De Caro

[Di Stefano Cavalli - www.moveoramag.com]

Esiste da sempre, indipendentemente da qualsiasi crisi generazionale e sociale, una fascia umana confusa fra ambizioni e duri scontri con la realtà. Si tratta di uomini e donne, cresciuti con sogni troppo grandi e gradi di distacco, dalla realtà quotidiana, necessari per provare a dare un senso diverso e ciclicamente nuovo all’apparente grigiore dell’esistenza. Necessità ancora maggiori se si vive in provincia o ai margini periferici di una grande città, come lo è, ad esempio, in questo caso, Roma. Valerio, protagonista di questo “Spaghetto Story“, è uno di questi. Attore “frenato” nella sua scalata, dall’eccesso di tensioni che ne attraversano l’animo, si deve arrangiare fra lavori part-time, mentre porta avanti, faticosamente e con animo infantile e bambinesco (gioca ancora con un trenino elettrico ignaro della futura paternità), una relazione con una studentessa, al contrario razionale e matura. Tutto intorno, nel mentre, sembra procedere: la sorella terapista si sente realizzata e colleziona un crescendo di gratificanti risultati professionali e l’amico (di una vita?) “Scheggia”, traffica in droga con la stessa leggerezza con cui si ordina un caffè.

Figlio legittimo di un percorso intrapreso dal regista, Ciro De Caro, con gli stessi interpreti principali, Valerio Di Benedetto, già presente nel cortometraggio “Salame Milanese” (dove fa già il ruolo del giovane insoddisfatto e infelice dell’ipocrisia e del qualunquismo imperante) e Cristian Di Sante, che riprende il suo personaggio (“Scheggia”, appunto) del quasi omonimo cortometraggio “Spaghetti Odio”, “Spaghetti Story” è partorito in scrittura con un’altra interprete del film, Rossella D’Andrea, ed è un piccolo e amarognolo spaccato di società italiana contemporanea.

A tratti, invero, si gira un po’ in tondo e il twist finale, giustificabile negli intenti, è costruito in maniera un po’ troppo frettolosa e improbabile; però tutto scorre e, soprattutto, ci si ferma sempre un attimo prima di perdere l’equilibrio o di finire nauseati da un’eccessiva dose zuccherina. Ottimo il taglio visivo e di montaggio che rende il giusto merito alla struttura narrativa.

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