RECENSIONE “BLOODY SIN” di Domiziano Cristopharo

[Di Davide Comotti]

In anteprima mondiale alla Semaine du Cinéma Fantastique di Nizza e in prima visione italiana al Cinema Aquila di Roma, è stato proiettato il nuovo film di Domiziano Cristopharo, Bloody Sin of Horror – noto più semplicemente come Bloody Sin (2013). Il visionario regista ci ha abituato a continue sorprese, e questo divertentissimo “glam horror” frutto di un lungo lavoro non fa di certo eccezione. Dopo il crudo e angosciante Red Krokodil e l’omaggio all’horror italiano anni Settanta con Chromophobia (Shock) – per parlare solo delle sue opere più recenti – Cristopharo realizza uno spettacolare divertissement fumettistico, sceneggiato dallo specialista Filippo Santaniello: Bloody Sin è ispirato al fumetto italiano horror-sexy Oltretomba (che è infatti il sottotitolo del film), pubblicato dal 1971 al 1989, e in particolare al ritrovamento di alcune tavole inedite. Fra i numerosi fumetti misti di erotismo e orrore che impazzavano in quegli anni, Oltretomba è stato uno fra i più longevi e soprattutto il primo ad avere una collana a colori. Cristopharo è abile nel trasporre le atmosfere di quelle pagine, aggiungendovi un pizzico del suo consueto surrealismo: nasce così un film che non vuole prendersi troppo sul serio, fra situazioni da horror gotico mescolate all’erotismo, al thriller e a scene di humor nero.

Il prologo della vicenda è ambientato nell’epoca dell’Inquisizione, quando due alti prelati (Venantino Venantino e Ruggero Deodato) condannano a morte un loro ex collega accusato di stregoneria. L’azione si sposta quindi agli anni Settanta: nell’ufficio di una rivista glamour americana, Bizarre Magazine, la direttrice miss Steele (Maria Rosaria Omaggio) incarica il fotografo Johnny Morghen (Lorenzo Balducci) di recarsi con la modella Barbara (Roberta Gemma), l’assistente Helen e la truccatrice Rita nel castello di Olevano, in Italia, per trovare l’ispirazione e realizzare un fumetto horror-sexy che rilanci la rivista, messa a dura prova dal movimento femminista. Il gruppo si mette dunque in viaggio e, arrivati a destinazione, vengono accolti dal signor Lenzi e accompagnati nel castello del nobile Terence Fisher (Dallas Walker), che vive insieme all’anziana madre. Li accoglie un alone di mistero e ostilità, aumentato dalle leggende legate all’Inquisizione che circolano sulla tetra magione. Mentre Fisher si innamora di Helen, incredibilmente simile a un suo antico amore, Johnny viene trovato morto in circostanze misteriose: i presenti si sospettano a vicenda, ma un sadico torturatore imprigiona i superstiti nei sotterranei.

La storia richiama volutamente gli horror gotici italiani dei gloriosi anni Sessanta e Settanta: un castello misterioso e inospitale, un gruppo di persone intrappolate, segreti legati al passato, doppelgänger, personaggi folli. Una vera e propria summa dei topos del gotico. Ci sono anche alcune citazioni esplicite: la struttura del film è dichiaratamente ispirata al Boia scarlatto, con il fotografo e le modelle vittime del torturatore; l’arrivo al castello, con la madre che non vuole ospiti e il figlio che la convince ad accettare, omaggia Lisa e il diavolo; la scena di necrofilia (Walker che seduce il cadavere) richiama Buio omega. A proposito di citazioni, da segnalare anche i nomi di alcuni personaggi: miss Steele (come Barbara), Lenzi (come Umberto), Terence Fisher (omonimo del regista inglese della Hammer), e anche Johnny Morghen richiama forse John Morghen, pseudonimo di Giovanni Lombardo Radice.

Bloody Sin non è però un classico horror gotico. Cristopharo, come sempre, entra nei generi in maniera assolutamente personale, li stravolge e a volte li ironizza, come in questo caso: c’è sì un sentito omaggio al gotico, ma in senso volutamente esagerato e virato in senso “glamour”, proprio come il fumetto a cui si ispira; del resto, anche gli horror classici italiani – Il boia scarlatto in primis – spesso erano ispirati da questo genere di fumetto, e viceversa, in una specie di cortocircuito artistico. In Bloody Sin, Cristopharo inserisce sequenze surrealiste (uno dei suoi stili più amati): la passeggiata del gruppo in strada (Il fascino discreto della borghesia) e la tavolata sono squisitamente buñueliane, così come surreali sono il castello avvolto nella luce lunare e la madre stessa, figura androgina e decadente. Varie forme artistiche convivono nel film, compresi alcuni momenti di video-arte (i corpi che fluttuano in acqua), animazioni in stop-motion (Paolo Gaudio) e le meravigliose tavole (disegnate da Maria Chiara Gianolla) raffiguranti quello che stiamo vedendo nel film, e che preparano alla sorpresa finale. Insomma, sembra davvero di assistere a un fumetto sullo schermo, fra split-screen scorrevoli, colori sgargianti e scene che cambiano come pagine.

La vicenda narrata risulta avvincente anche per il mistero da risolvere: un mistero che lega il nobile Fisher al suo antenato Monsignore ucciso dall’Inquisizione e allo zio, un folle medico nazista autore di terribili esperimenti (di cui vediamo alcune scene molto forti). Una sorta di “maledizione” che condurrà lo spettatore attraverso vari colpi di scena. Come spiega il regista, Bloody Sin è “un viaggio tra i fantasmi del passato e le grandi macchie sulla storia della coscienza umana: nazismo ed inquisizione”, ma senza “nessun moralismo o tantomeno intellettualismo”. Puro cinema-fumetto, che ricorda vagamente un’altra opera a cui Cristopharo ha collaborato, Hyde’s secret nightmare di J.C. Housemann.

Cristopharo dedica sempre grande attenzione alla fotografia, alle inquadrature e all’estetica, e il suo nuovo lavoro non fa eccezione. Bloody Sin è un film all’insegna dell’esagerazione, fra ricche location e colori talvolta accesi e talvolta “flou” (notevole il lavoro di Giuseppe Pignone, direttore della fotografia): dai sepolcrali sotterranei del prologo, accompagnati dalle note poderose di O Fortuna (Carmina Burana di Carl Orff) agli interni del castello (eleganti e al contempo decadenti), dal racconto di Barbablu al finale nelle segrete, col bellissimo effetto di Walker cosparso di sangue glitterato – un elemento unico e molto fumettistico, fortemente voluto da Cristopharo. Pur non essendo un horror in senso stretto, almeno quattro sequenze risultato inquietanti: i due excursus sull’Inquisizione e sul nazismo, la castrazione del giovane Fisher ad opera della madre (Elda Alvigini) e la scena di necrofilia, forse la più bella del film. In un crescendo di perversione e clima allucinatorio, Walker si trova a sedurre il cadavere mummificato di Lisa, sul letto insieme ad Helen (Nancy De Lucia, già interprete di Chromophobia), mentre scorrono le note di una bellissima e struggente canzone degli anni Settanta, Questo amore un po’ strano di Giovanna Nocetti, che periodicamente ritorna nel corso del film.

Sangue ed erotismo sono dunque gli elementi fondamentali di Bloody Sin, fra le scene erotiche con le bellissime e sensuali attrici e gli ottimi effetti speciali: ricordiamo gli uncini conficcati nella carne al Monsignore accusato di stregoneria, l’incubo di Walker che si vede col cranio aperto, il pene mozzato, il make-up del cadavere, le ferite sul corpo di Johnny, e nel finale la testa dello stesso Walker infilzata da un chiodo.

 

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