ANTEPRIMA NSG: RECENSIONE “LIFE.LOVE.REGRET.” di Federico Scargiali

[Di Paolo Delmarco]

E’ davvero stupefacente come in pochi minuti si riesca a rappresentare e a trasmettere così tanto. Ci si stupisce sempre quando un cortometraggio, in questo caso in poco meno di 10 minuti, riesce a dare sensazioni che molte volte un film non ci si avvicina minimamente, spesso poi si parla della maggiore libertà che ha un’opera indipendente rispetto ad opere più mainstream, ma questa libertà, se mal dosata, serve davvero a poco. Questo non accade in questo gran bel cortometraggio di Federico Scargiali (Viscera Visions). In pochi minuti riesce a trattare un argomento molto delicato e particolare, che identificheremo con “situazioni di morti estreme”, dove è evidente che il regista non si risparmia affatto osando molto e spaziando tra diverse realtà, alcune piuttosto disturbanti, calibrando magistralmente immagini crude e decisamente splatter a momenti che emozionano e lasciano spiazzati.

Come comune denominatore vi sarà l’attrice Eileen Daly che fungerà da vero e proprio collegamento tra le varie situazioni, vestendo i panni di una sorta di Lady Morte, che si aggira con una freddezza a dir poco inquietante, partendo da un uomo di mezza età (Fulvio Falzarano), dal destino praticamente segnato, passando attraverso un giovane sopraffatto dal dispiacere (Francesco Roder), e un prete probabilmente stufo del suo ruolo, per poi giungere, infine, dinnanzi ad una giovane ragazza (Desirè Vidon), ormai svuotata ed apatica nei confronti della vita. In pratica, la gelida mietitrice, presenziando alla loro dipartita, rappresenterà quell’incentivo che spesso manca di fronte a una situazione ove generalmente subentra il ripensamento. Quello che ci si domanda è fino a che punto sarà disposta a spingersi per adempiere al suo compito e con quali conseguenze?

Le immagini che si susseguono rivelano sempre un effetto shock di ottima fattura (Mattia Vignotto, Maresca Gambino, Anna Shalaby) che si integrano perfettamente nell’atmosfera di quell’atto estremo che vogliono rappresentare che, per inciso, non ha proprio nulla di romantico o poetico, ma sa trasmettere tutta la loro drammaticità grazie anche all’aiuto dell’incalzante musica a cura di Philip Zen che scandisce perfettamente ogni sequenza con un sottofondo classico misto elettronico, azzittendosi proprio quando l’effetto sonoro sottolineerà il momento topico dell’incombere della morte.

 

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