RECENSIONE “ORA PRO NOBIS” di Eros e Roberto D’Antona

[di Davide Comotti]

Ora Pro Nobis (2013), il nuovo cortometraggio horror dei fratelli D’Antona, prometteva dal trailer e dalle foto di essere una vera “bomba”: la tanto attesa visione non solo conferma le aspettative, ma le supera, lanciandolo come uno dei fenomeni indi dell’anno. Insieme al cortissimo e ottimo thriller Lupi e agnelli, vede per la prima volta insieme alla regia Eros (Mind trip, Time freeze e vari videoclip musicali) e Roberto (Scary tales, Il trillo del diavolo, A.Z.A.S., Johnny), due fra i più talentuosi registi del panorama indipendente italiano. Ora pro nobis è un omaggio all’horror gore/splatter degli anni Ottanta (Raimi e Carpenter in primis) e al cinema grindhouse (con tanto di graffi sulla pellicola) oggi tanto in voga grazie a Tarantino e Rodriguez. Ma il corto non si limita all’omaggio, ambientando la vicenda “pulp” in luoghi quasi da “gotico paesano”, creando così un’atmosfera particolarissima e inventando un finale scioccante.

La storia (sceneggiata da Filandro Savino su un soggetto dei due registi) vede come protagonisti Marco (Mirko D’Antona), reduce da una storia d’amore finita male, e il suo amico Luca (Roberto D’Antona), che cerca di distrarlo portandolo a divertirsi con una prostituta. Trovata la ragazza giusta, Carmen, i tre si appartano in un vecchio luogo religioso su cui circolano strane voci: quella che doveva essere una serata da sballo si trasforma presto in un incubo, quando i tre si trovano chiusi all’interno dell’edificio e in balia di due sanguinari assassini.

Ora pro nobis è innanzitutto un horror d’intrattenimento, dove la tensione e il sangue si mescolano con l’ironia, producendo un effetto straniante in pieno stile eighties. Oltre ai colori saturi e contrastati della fotografia (di Eros D’Antona), la citazione più evidente è quella da La casa e La casa 2 di Sam Raimi, con il primo piano di Luca coperto di sangue, ma tipicamente raimiani sono anche gli zoom frenetici e le inquadrature “a schiaffo”. Oltre a Raimi, c’è anche un dichiarato omaggio a Carpenter, col tema dell’assedio in luoghi chiusi (la chiesa abbandonata potrebbe essere un rimando al Signore del male). Il tutto trasposto però in location e atmosfere squisitamente italiane, con questo luogo di culto abbandonato e fatiscente su cui circolano lugubri leggende (come nella migliore tradizione nostrana). Mistero, perversione (Luca vuole fare sesso in una chiesa) e crudeltà sono gli elementi che dominano il corto: notevole come, con un budget ristretto e in soli 11 minuti, i fratelli D’Antona riescano a dirigere un film così inquietante e divertente (nell’accezione horror), suggestivo e sanguinario.

Ottimo il lavoro di Paola Laneve al make-up e agli effetti speciali, che hanno anche il pregio di non ricorrere al digitale: ricordiamo Carmen (la bellissima Barbara De Florio) trapassata nell’addome con un lungo coltello, Marco evirato, schizzi di sangue a più non posso, fino alle scene montate freneticamente in alternanza ai titoli di coda, in cui vediamo nuove atrocità come budella sventrate e una gamba fatta a pezzi. Le interpretazioni sono volutamente “cariche” e sopra le righe, in sintonia con l’umorismo nero che caratterizza l’horror anni Ottanta: Mirko è il “duro”, Roberto (dopo le ottime performance in Johnny e Il trillo del diavolo) è a suo agio anche nel ruolo del “pauroso”, e insieme danno vita a scene gustose in cui ironia e angoscia convivono armoniosamente. Degni di nota anche i due assassini, ben caratterizzati da Massimiliano Giustizieri e Angelo Boccuni (il quale aveva già interpretato un ruolo simile nell’episodio Quella maledetta domenica della web-serie Scary tales). Infine, anche le musiche di Olsi Baba possiedono un forte gusto eighties, con le percussioni martellanti e ossessive.

Ora pro nobis è un prodotto unico, non solo per gli effetti speciali e per la suggestiva atmosfera sadica e perversa, ma anche perché, in un certo senso, assume una “vita propria” che va oltre anche gli obiettivi dei registi stessi. Nelle note di regia, spiegano infatti che “il cortometraggio ha come unico fine l’intrattenimento degli spettatori”. Ed è vero. [attenzione: spoiler] Ma il finale, in cui scopriamo che i due assassini sono preti e li vediamo officiare la messa bevendo il sangue delle vittime [Fine  Spoiler], ha una forza e un valore assoluto che spiazzano lo spettatore aumentando il senso d’inquietudine e lanciano una stoccata anti-perbenista destinata probabilmente a far discutere.

 

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