RECENSIONE “IL RAGIONIERE DELLA MAFIA” di Federico Rizzo

[di Davide Comotti]

Federico Rizzo, dopo il successo della commedia in agrodolce Fuga dal call center e l’ottimo thriller Taglionetto, dirige il curioso noir Il ragioniere della mafia (2013), degno di interesse per vari motivi. Primo, per il coraggio di compiere un’incursione in un genere così difficile e poco frequentato nel cinema indipendente. Secondo, per l’abilità registica di sfruttare un budget ristretto facendo di necessità virtù. Terzo, per lo stile originale che fonde il tono serio più rigorosamente noir con quello più “leggero” dal sapore pulp: Il ragioniere della mafia non vuole essere un film di denuncia, ma di intrattenimento.

Tratto dall’omonimo romanzo di Donald Vergari, il film è incentrato sul personaggio di Angelo Bianco (Lorenzo Flaherty), un ragioniere di origini pugliesi trapiantato a Milano e col vizio del gioco. Rimasto senza lavoro, durante una serata al casinò si indebita con la mafia. L’unica possibilità di salvezza è di entrare a far parte della “famiglia”, amministrando i patrimoni dei grandi clan italiani e internazionali: addestrato alla vita mafiosa, viaggia dall’Italia a New York guadagnandosi la fiducia del padrino (Tony Sperandeo). Inebriato dal potere, tenta la scalata al vertice dirigendo di nascosto un traffico di droga parallelo. Condannato a morte dalla mafia e ricercato dall’FBI, deve escogitare un piano per salvare la vita e riconquistare la libertà.

Già da questa sintesi, si capisce come lo script sia una storia di ampio respiro, un autentico “romanzo criminale” degno dei più grandi gangster-movie. Paradossalmente, un soggetto così ricco risulta al contempo il maggior pregio e difetto del film. Pregio perché, grazie al mestiere di Rizzo, la storia risulta vivace e divertente da seguire, con le peripezie di questo ragioniere che viaggia in tutto il mondo per ordine della mafia: la storia si dipana fra Italia (Milano, Napoli, Corleone, etc.) e Stati Uniti, Colombia e Argentina, Tunisia e Balcani, con passaggi repentini e relative didascalie dei luoghi come neanche in un film di James Bond (da notare anche l’alternanza fra situazioni serie con altre ironiche e volutamente sopra le righe). Difetto perché, per narrare tutto con cura, servirebbe un’opera di almeno tre ore (impossibile per un film indipendente), mentre il percorso di Angelo nel crimine è condensato in 75 minuti, per cui la narrazione risulta molto frenetica e c’è poco tempo per conoscere i personaggi, spesso ridotti a comparse.

Il ragioniere della mafia è dunque un film parecchio ambizioso: secondo chi scrive, sarebbe stato più efficace concentrare l’attenzione su alcuni momenti della storia e svilupparli meglio, ma il risultato è comunque encomiabile, soprattutto per la capacità registica di sfruttare i mezzi a disposizione facendo di necessità virtù. Le location sono state ricostruite interamente in Puglia e in Basilicata, riuscendo però ad essere sempre abbastanza credibili, e i grattacieli di New York sono in realtà filmati di repertorio che Rizzo ha girato a Hong Kong: questa è una gran dote per un filmmaker, che ricorda per certi versi il bel cinema artigianale di un tempo. Squisitamente dal gusto pulp (a conferma di come il film non voglia prendersi troppo sul serio) sono le didascalie che compaiono periodicamente a indicare i nomi dei numerosi personaggi oppure gli “episodi” (“il licenziamento”, “la proposta che non si può rifiutare”, etc.), didascalie accompagnate spesso da inquadrature che cambiano con una sorta di split-screen scorrevole.

Girato in digitale e buono dal punto di vista estetico, Il ragioniere della mafia può contare su due interpreti d’eccezione: Lorenzo Flaherty, attore cinematografico e televisivo noto soprattutto per le fiction R.I.S. e Distretto di polizia, e Tony Sperandeo, celebre attore dal volto truce specializzato in ruoli da mafioso. Efficaci anche alcuni caratteri a latere come Ernesto Mahieux (L’imbalsamatore) e Salvatore Ruocco (Napoli Napoli Napoli di Abel Ferrara, e attualmente sul set ancora con Ferrara). Cammei per Luca Lionello e Rosalinda Celentano. Da notare come il film, pur essendo un prodotto low-budget, abbia creato una buona curiosità e un discreto successo a livello distributivo: gode già di una vasta distribuzione nelle sale italiane ed è stato acquistato dalla compagnia inglese Stealth Media Group, che lo venderà in tutto il mondo.

 

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