ANTEPRIMA NSG: RECENSIONE “ANGER OF THE DEAD” di Francesco Picone

[di Marinella Landi]

Ultimamente, sono in molti a pensare e sperare che il mondo venga popolato da non morti o comunque reso invivibile da una qualche strana forma di virus o pandemia per poter così testare il proprio senso di sopravvivenza! Quindi oggi, la parola zombie, l’essere ciondolante morto e poi (ri)tornato, va parecchio di moda. Non sempre si può parlare di successo vero e proprio, per alcuni è più facile parlare di disastro, ma diciamo che in un periodo in cui il tema riguardante i non morti è molto in, quelli che ancora non si sono stancati, ma anzi, hanno sempre più fame di film del genere, hanno decisamente di che sfamarsi. Lo zombie putrefatto oggi funziona più che mai, forse più che in passato; nonostante proprio il passato ci abbia regalato delle perle che mai resteranno dimenticate in un angolino a marcire o anche solo a riempirsi di polvere; ma oggi, tra serie tv e pellicole più o meno riuscite, di zombie ne sono piene le strade, le sale, le pagine dei social, gli scaffali e le case. Persino le case di produzione più bieche si sono buttate sulla carne morta come un avvoltoio sul suo pranzo… morto. A volte si assiste a qualcosa di buono, che riesce ancora ad interessare ed intrattenere lo spettatore, anche quello che non dimentica le origini del vero fenomeno, a volte invece, si assiste ad un fiasco totale e totalmente ridicolo. Dove si piazza Francesco Picone con il suo nuovo corto a base di zombie? Di sicuro, non nella seconda categoria.

Altro giro altra corsa, e anche questa volta Picone non sbaglia il colpo e centra pienamente l’obiettivo prefissato affiancato da un team molto forte, confezionando un prodotto d’intrattenimento che fa ottimamente il suo lavoro; intrattiene.

Partiamo dalla storia, forse la parte meno brillante dell’intera opera in quanto, poco c’è da fare quando si vuole inondare il mondo da eserciti di non morti affamati e maleodoranti, se non, raccontare una storia tra le tante che si possono raccontare; una vicenda mirata rispetto all’epidemia dilagante che sta distruggendo l’intera razza umana, puntando sulla quotidianità, dai sapori e colori ben lontani di quella conosciuta, di una coppia sopravvissuta, non solo alla piaga degli zombie, ma anche al loro rapporto. Proprio a questo proposito infatti, viene messa in scena anche una situazione a se stante dal contesto putrescente che tocca drammaticità e dramma e spiega il perchè – nella storia voluta in questo caso – di alcune scelte o possibili tali, con le quali l’essere umano tesse quotidianamente la sua tela.

Siamo in un bar e la vita dei presenti, ignari, scorre come sempre nella maniera più normale; da una parta una coppia che discute animatamente e dall’altra, una coppia apatica, distaccata; lui interessato al suo giornale, lei tesa per quello che sta per dirgli e per l’attenzione che lui le nega. E’ un attimo, e senza la minima avvisaglia o spiegazione – e un po’ se ne sente la mancanza -, qualcuno, per non addentrrarmi e spoilerare, comincia a dare segni inquietanti con scatti tipici del contagio pre morte fino a conquistarsi il primo succulento stuzzichino; il tutto sotto gli occhi increduli dei presenti che non hanno nemmeno il tempo di rendersi conto di cosa stia realmente accadendo. Questo è l’antipasto con il quale Picone ci introduce il dramma che di li a poco dilagherà e alla storia dei suoi sopravvissuti. Gli atti di sopravvivenza di fronte ad un simile contagio sono bene o male gli stessi di sempre; procacciarsi il cibo, la benzina e qualsiasi cosa possa tornare utile per resistere alla morte. Ci viene introdotta una location molto ben realizzata per il quale è stato animato un ponte in disuso con macchine incidentate, vestiti sparsi, residui di ogni sorta sparpagliati sull’asfalto, rendendo reale la terribile conseguenza di quello che ormai è un mondo allo sbando. La fotografia pulita e i colori scelti (dello stesso Picone), hanno la tipicità del tono apocalittico che aiuta ad immergersi maggiormente nella vicenda e a seguire i protagonisti che presto verranno attaccati.

Picone ripropone una qualità alta e mette insieme, con precisione e cura, anche un cast artistico e tecnico che contribuisce alla totale funzionalità del tutto con ottimi risultati; una parte attoriale notevole e che funziona alla grande tra cui figurano un Alex Lucchesi in formissima che adempie al suo dovere vestendo nel modo che a lui riesce meglio i panni del suo personaggio – e qui poco posso dire sempre per evitare spoiler indesiderati -, la coppia di sopravvissuti formata da Federico Mariotti e Serena Bilanceri e quella composta da Alessio Cherubini e Beatrice Baldaccini. Il trucco degli zombie è ad opera di Carlo Diamantini, e chi conosce i suoi lavori e il suo contributo in diversi film, non solo a base di zombie, può tranquillamente giocarsi un rene a scatola chiusa sulla qualità del lavoro svolto anche in questa occasione. Bravo anche Alessio Barzocchini al comando degli effetti visivi, dei quali non sono troppo amante, ma il lavoro svolto, eccezion fatta per uno schizzo in camera, è buono e riuscito. Le musiche di Riccardo Iacono tengono alta l’attenzione e la tensione sottolineando i momenti più salienti; dall’inizio dell’epidemia, agli scontri con i non morti, al finale – crudele e beffardo ad un certo punto – dove speranza, seppur flebile, e sofferenza portata dal passato e legata all’improbabile futuro, vengono accompagnate dalle note dell’intensa “Past and Hope”.

Anger of the Dead conserva tutte quelle che sono le classiche caratteristiche dello zombie movie, optando, rispetto alle icone passate, per uno stile moderno e più ricercato nel panorama attuale, raggiungendo, oltre un traguardo personale, anche quello legato al sicuro intrattenimento dello spettatore che dello zombie ne fa il proprio pane quotidiano.

 

Licenza Creative Commons Questo sito è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.
Hit counter by goldbetreview