RECENSIONE “DURANTE LA MORTE” di Davide Scovazzo

[Di Davide Comotti]

Il giovane e visionario Davide Scovazzo, filmmaker genovese autore di cortometraggi spesso caratterizzati da un esistenzialismo nichilista (quasi da un “male di vivere” montaliano) e da un’estetica psichedelica o perturbante, realizza nel 2011 Durante la morte. Un corto straordinario e imperdibile per chi ama il cinema horror, un quarto d’ora di viaggio negli abissi allucinanti della mente umana e di una realtà spaventosa. Girato in digitale HD con un’eccezionale resa visiva, Durante la morte racconta il (non) risveglio di un uomo qualunque, un “signor nessuno” che ogni mattina si alza e percorre le strade di un’anonima cittadina, plumbea, deserta e abitata solo da zombi: allucinazioni, fantasmi della sua vita o veri mostri? Nonostante sappia cosa lo aspetta nel mondo esterno, il protagonista non può fare a meno di affrontare ogni giorno questa spaventosa realtà, per poi scoprire di essere lui stesso un morto vivente.

Girato a Genova, il corto è permeato da un’atmosfera veramente angosciante e nichilista che scava nello spettatore e non può lasciare indifferenti. Ciò che colpisce, innanzitutto, è la grande ricercatezza estetica, nella fotografia (a cura di Marzio Mirabella) e nelle inquadrature, tese a rappresentare un panorama apocalittico (in un clima quasi da post-atomico): Scovazzo dichiara infatti che la sua regia “ha puntato alla rappresentazione di una Genova irriconoscibile, metafisica, asettica, sterile, immagine esteriore del mondo morto del protagonista, quindi la ricerca(tezza) nella composizione di ogni singola inquadratura è stata fondamentale”.

Il protagonista (Enrico Luly, attore-feticcio di Scovazzo), vestito con cappello e impermeabile (forse ispirato ai serial killer di argentiana memoria), si muove in luoghi plumbei e dalle architetture squadrate e labirintiche (casermoni, piazzette, vicoli), oppure nell’interno lugubre della sua casa: lo stile (almeno negli esterni) è quasi espressionista, l’atmosfera opprimente e rarefatta, i dialoghi asciutti. La voce che sentiamo in maggior misura è infatti la “coscienza” dell’uomo, resa con maestria dalla voce calda di “Garbo”, che disserta sulla sua non-vita e sull’orrore a cui va incontro ogni giorno. Le uniche “persone” che incontra sono infatti zombi: una madre col bambino, due ragazzi, una coppia di fidanzati, una donna, che scopriremo poi, attraverso l’album fotografico, essere (stata) parte della sua vita.

Il soggetto e la sceneggiatura, firmati dallo stesso Scovazzo, sono basati su uno scritto di Niccolò Ammaniti: “I ricordi sono zombi che ti uccidono instillandoti una nostalgia che ti leva il respiro” (citazione riportata in inglese al termine del film). La forza narrativa del cortometraggio consiste proprio nel creare un’atmosfera orrorifica lasciando spazio alle interpretazioni degli spettatori. Chi sono infatti questi zombi? Allucinazioni del protagonista, esseri reali in un mondo morto o rappresentazioni di quanto avviene, appunto, “durante la morte”? E chi è, in fondo, il protagonista stesso, eterno viandante in questo contemporaneo inferno dantesco? L’atmosfera che si respira in Durante la morte si colloca in una “terra di mezzo” fra orrore, esistenzialismo e surrealismo: una serie di elementi che sembrano richiamare, almeno all’occhio di chi scrive, il mondo di Dylan Dog. Un richiamo forse inconscio, ma neanche troppo, visto che il regista riconosce il fumetto di Sclavi come un’influenza della sua gioventù.

Notevoli e fondamentali sono anche il make-up e gli effetti speciali, che puntano molto sulla rappresentazione dei volti in putrefazione: e probabilmente non è un caso, visto che sono stati curati da Francesco Fabiani, allievo e collaboratore di Giannetto De Rossi, autore degli effetti speciali di numerosi film di Fulci. Indimenticabili, per esempio, il bacio fra i due zombi che si conclude con la lingua strappata, oppure il protagonista che si toglie la pelle dal volto davanti allo specchio, e molto altro ancora. Il clima “fulciano” è reso anche dal brano musicale “Irrealtà di suoni” di Fabio Frizzi, estratto dal cult Paura nella città dei morti viventi (1980), che affianca nella colonna sonora alcuni brani inquietanti e psichedelici di Luca Sommariva, eseguiti dalla band “Insects are sexy”. Insomma, un cult assolutamente da scoprire e studiare.

 

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