RECENSIONE “JOHNNY” di Roberto D’Antona

[Di Davide Comotti]

Roberto D’Antona, giovane e talentuoso esponente dell’horror indipendente italiano, sta mantenendo tutte le promesse narrative e tecniche contenute negli ottimi Il Trillo del Diavolo, Scary Tales e AZAS. In attesa del corto Ora Pro Nobis (diretto insieme al fratello Eros), che dal trailer si preannuncia crudelmente straordinario, possiamo gustarci la sua nuova opera prodotta dalla Grage Pictures: la web-serie Johnny (2013), un angosciante thriller psicologico e parapsicologico, che sarà pubblicato su youtube a partire da domenica 1 settembre, ma che gode già di una distribuzione in dvd a tiratura limitata. L’uscita in home video è un’ulteriore dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, di come Johnny sia un lavoro maturo: è più di una serie per il web, direi un film a tutti gli effetti (anche per la durata: quasi due ore).

Il soggetto, scritto dallo stesso Roberto D’Antona, viene sviluppato nella sceneggiatura dal fratello Eros (regista, a sua volta, del notevole Mind trip). Protagonista è Daniele Cortesi (Michele Friuli), un tranquillo impiegato di banca che vede la sua vita sconvolta dall’omicidio della fidanzata Sonia. Sospettato dalla polizia, dopo un anno riesce a dimostrare la propria innocenza, e grazie alle cure di uno psicologo sembra aver ritrovato la pace. Improvvisamente, la quiete ritrovata a fatica viene di nuovo messa a rischio dalla comparsa di un uomo misterioso, Johnny (Roberto D’Antona), che inizia a perseguitarlo in maniera ossessiva condizionando la sua mente e coinvolgendolo in altri omicidi. Chi è Johnny e cosa vuole dal protagonista sono i misteri che lo spettatore avrà il piacere di scoprire attraverso i cinque episodi (Un nuovo amico, La storia si ripete, Disperazione, Flashback, La verità nascosta).

Se Scary Tales e AZAS, anche se in modo del tutto diverso, rappresentavano un orrore concreto, Johnny mostra invece una paura più astratta ma altrettanto angosciante: i fantasmi della mente, il “seme della follia”, la tortura psicologica. Un orrore sottile e penetrante che D’Antona aveva dimostrato di apprezzare già col Trillo del diavolo, mettendo in scena un viaggio nelle paure di Dylan Dog attraverso un lungo incubo. Johnny non lesina certo sulla violenza fisica (c’è poco sangue, ma gli omicidi sono brutali), però l’impressione è che la regia punti soprattutto sulla violenza psicologica e sugli squarci onirici (veramente inquietanti). Degna di nota è anche la minuziosa costruzione della storia, col mistero che cresce e si svela man mano, e dei personaggi (compresi i caratteri a latere, con le vicende umane dei poliziotti che indagano sugli omicidi), in una sapiente alternanza fra dimensione reale e dimensione allucinata. Roberto D’Antona si mette in gioco di nuovo anche come attore, offrendo la sua più bella interpretazione insieme a quella di Dylan Dog, in una gara di bravura con l’ottimo Michele Friuli (il diabolico dottor Xabaras nel Trillo del diavolo). Memorabili i  numerosi duetti e scontri fra i due opposti personaggi, i cui rapporti sono improntati a una sudditanza psicologica sempre più estrema e pericolosa: Daniele Cortesi è il classico “borghese piccolo piccolo”, timido e fragile, con una vita mediocre; “Johnny” (così si fa chiamare lo strano individuo) è invece forte e spavaldo, seduttore di ragazze e senza paura.

D’Antona rende alla perfezione il sinistro personaggio, con un look dark-metal (giubbotto e guanti neri) e lo sguardo psicopatico pronto a esplodere in una folle risata o in atti di crudeltà. Con altrettanta bravura, l’elegante e composto Friuli delinea con l’espressione del volto e la mimica del corpo tutta la paura e l’insicurezza che si nascondono nella sua mente. Efficaci anche gli altri attori, che pur essendo esordienti dimostrano di sapersi calare con intensità e convinzione nei personaggi: Gianluca Busco, Mirko D’Antona, Debora Muscoso (i poliziotti), Alessia Cardea (Sonia) e Gionata Russo (lo psicologo).

Dal punto di vista estetico, il regista ha dimostrato fin dal suo esordio di essere già maturo: fotografia nitida e belle inquadrature fanno capire come il digitale HD sia una valida alternativa alla pellicola. In Johnny assistiamo a un’ulteriore maturazione stilistica, con una sapiente alternanza di montaggio frenetico e inquadrature più ampie (vedasi il lungo piano sequenza conclusivo). Le immagini sono sempre limpide e ben definite, opposte ai colori volutamente “bruciati” e sfuocati dei flashback. Sia la fotografia che il montaggio sono curati dallo stesso D’Antona. Efficaci le musiche di Andrea C. Pinna e Olsi Baba, che oscillano fra brani martellanti dal gusto un po’ seventies ma virati in senso più moderno e brani di più ampio respiro, come la melodia con vocalizzi che accompagna il drammatico evento del quarto episodio; la colonna sonora vede inoltre la partecipazione straordinaria dei Three Four Now con il loro singolo Raise.

 

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