RECENSIONE “SCARY TALES” di Roberto D’Antona

[Di Davide Comotti]

Il giovane regista indipendente Roberto D’Antona, con la sua factory Grage Pictures, è uno dei più talentuosi esponenti dell’underground horror e thriller nostrano. Pronto a confermarsi con il corto Ora pro nobis (diretto insieme al fratello Eros) e la serie Johnny (distribuita anche in dvd), ha già sulle spalle un bagaglio di ottimi lavori: Il trillo del diavolo (fan-movie dedicato a Dylan Dog), AZAS – All Zombies Are Stupid (web-serie horror pulp-trash che ha riscosso un grande successo negli Stati Uniti) e Scary Tales (una serie web troppo poco considerata e meritevole di una riscoperta).

Scary Tales (2012) è una specie di versione indipendente e nostrana del celebre Masters of horror made in USA, e potrebbe diventare un fenomeno simile se la distribuzione italiana fosse più attenta a prodotti di questo tipo. La formula della “web-serie” sta prendendo sempre più piede nel cinema indipendente, vista la facilità di distribuire il prodotto facendolo vedere gratuitamente a un pubblico più vasto possibile: si tratta di film a puntate, quasi sempre legate fra loro, che vengono diffuse dagli stessi autori direttamente sul web, eliminando così il problema della distribuzione. Una sorta di “sceneggiato” dei nostri giorni che, se realizzato con cura, diventa un film a tutti gli effetti.

Proprio la cura estetica, insieme alla passione narrativa, rende Scary Tales un prodotto così interessante, che è innanzitutto un sentito atto d’amore nei confronti del cinema horror. Sei sono gli episodi che compongono la serie: Sesso ad alta tensione, Incubo mortale, Quella maledetta domenica, Violenza notturna, Sola in casa e Scuola fantasma. Come spiega lo stesso regista, i sei episodi sono un omaggio a vari maestri dell’orrore: rispettivamente, Dario Argento, John Carpenter, Tobe Hooper, Sam Raimi, Wes Craven, e nell’ultimo ancora Carpenter (con l’aggiunta, secondo chi scrive, di atmosfere da J-horror). A fare da trait d’union fra gli episodi c’è la cornice di due bizzarri personaggi che vivono in una lugubre stanza: il conte vampiro Fiderick, una figura a metà tra il Joker e Coffin Joe, e il suo maggiordomo Alfred, col volto dipinto di verde come il Grinch (interpretati da Roberto D’Antona e Francesco Emulo, Dylan Dog e Groucho nel Trillo del diavolo). I due anfitrioni introducono e concludono le storie con scene e gag ricche di umorismo macabro. La struttura stessa a episodi con una situazione grottesca di contorno crea un clima molto “anni Ottanta” ed è probabilmente un omaggio al bel cinema horror dei decenni scorsi, quando andavano molto di moda i film a episodi e le serie televisive. Curiosa anche la rottura dell’illusione scenica, con il conte che si rivolge sempre agli spettatori, guarda “in camera” e dichiara che la scenografia macabra è solo fatta di “oggetti scenici”.

Scary Tales non è assolutamente una parodia: l’ironia è limitata alla cornice, mentre le vicende narrate sono di puro carattere horror (con alternanza fra temi realistici e soprannaturali). Gli episodi sono tutti abbastanza brevi, ma questo, lungi dall’essere un limite, dimostra la bravura e la creatività del regista nel concentrare la narrazione in un tempo conciso (sua è anche la stesura di ogni storia, ad eccezione di Sola in casa che è scritta dal fratello Alex).

Si inizia con Sesso ad alta tensione, storia di una coppietta che si apparta in auto ma ha la sfortuna di incappare in due assassini mascherati e armati di coltello. L’accostamento allo stile di Argento non è casuale, visto che tutta la storia è giocata sulle atmosfere claustrofobiche, sul contrasto fra luci e ombre e sulla dilatazione dei tempi nell’attesa dell’assassino. Ogni episodio cambia completamente registro, così Incubo mortale vira decisamente sui temi del soprannaturale e dell’inconscio e richiama Il seme della follia di Carpenter: il personaggio, che vive in un clima surreale quasi dylandoghiano, continua ad avere incubi negli incubi, con protagonista una ragazza morta, e ogni risveglio si dimostra illusorio. Quella maledetta Domenica ci trasporta nelle atmosfere di Non aprite quella porta: un pomeriggio assolato, una coppia in aperta campagna e alcuni sanguinari assassini ricreano un clima disturbante e terribilmente realistico. Violenza notturna è il più “divertente” e pulp degli episodi: tre maniaci stuprano una ragazza all’interno di un teatro, ma vengono assaliti da un’entità diabolica che li trasforma in zombi sanguinari; un sentito omaggio, dunque, a La casa di Sam Raimi: umorismo grottesco alternato a momenti sanguinari (buoni il make-up e gli effetti speciali), con carrelli accelerati e inquadrature “a schiaffo”. Sola in casa, l’episodio più breve, richiama nel titolo il film di Tibor Takàcs Sola in quella casa, ma il racconto è più ispirato a Scream di Wes Craven: una ragazza è al telefono con un’amica, quando la comunicazione si interrompe, salta la luce e inizia a sentire la presenza di qualcuno in casa; sorpresa finale assicurata. Con l’ultimo episodio, Scuola fantasma, si torna sul fantastico: forse il migliore fra tutti, di sicuro il più spaventoso, mette in scena un gruppo di esperti del paranormale che si installano in un luogo infestato per studiarne i misteriosi fenomeni (ricordiamo Il signore del male di Carpenter); nello specifico, si tratta di una scuola dove sono morti alcuni bambini, i cui spettri si manifestano come nelle terrificanti ghost-story giapponesi.

Ogni episodio trasuda di passione verso il bel cinema horror dei tempi che furono, il che è già di per sé encomiabile, ma il regista non si limita a omaggiare, bensì crea storie nuove che fondono sottogeneri anche diversi fra loro (vedasi, per esempio, quanto detto riguardo all’ultimo episodio). Roberto D’Antona va ancora oltre: insieme a un team valido e collaudato, crea un’opera perfetta anche dal punto di vista estetico. Una dimostrazione che il digitale HD, se usato con professionalità, può creare immagini quasi cinematografiche. Ogni aspetto è trattato con la massima cura: grande merito alla fotografia (dello stesso D’Antona), limpida anche nelle scene notturne, all’efficace make-up di Paola Laneve, alle scenografie di Michele Friuli e al montaggio di Roberto D’Antona. Degni di nota anche gli effetti speciali splatter dell’episodio Violenza notturna, a cura di Paola Mattiace. La colonna sonora, supervisionata dal regista, comprende pezzi dal sapore eighties e sonorità gravi e pesanti, squisitamente horror: ricordiamo il brano dei titoli di testa e il disturbante accompagnamento di Quella maledetta domenica, con bassi ostinati e poderosi vocalizzi, mentre la sventurata cerca di sfuggire all’assassino e seguiamo il suo percorso con una camera a mano frenetica. Buona prova anche di tutto il cast, che, nonostante sia composto da attori e attrici esordienti, si cala con professionalità e convinzione nelle rispettive parti; bellissime e bravissime le scream-queen.

Scary Tales è un lavoro veramente eccezionale sotto ogni punto di vista, la dimostrazione di come si possa fare bel cinema di genere anche con pochi mezzi: è sufficiente avere un team affiatato e professionale, tante idee e voglia di fare. La speranza è che qualche distribuzione si accorga di tutto questo e ne faccia un bel dvd: potrebbe diventare un fenomeno di culto, magari accompagnato da nuovi episodi che farebbero la gioia di tutti gli amanti del cinema horror.

 

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