RECENSIONE “RUN TIME” di Stefano Balestra

[Di Marco Valtriani]

Film fantascientifico di Stefano Balestra incentrato su di un viaggio temporale di un agente impegnato a salvare l’umanità grazie ad una sua traslazione fisica nel passato che altro non sono che i giorni nostri. A questo proposito noto subito che la fase nel futuro non è ben evidenziata, costumi e scenografie appartengono ad oggi; il film poi si sviluppa attraverso episodi conclusi, più volte però vuoti e poco intensi, rivelando spesso alcune banalità anche nei punti culminanti o elementi inverosimili oppure, ancora frasi ricercate interpretate però senza enfasi, nota positiva nella sceneggiatura, sono stati i ritorni tematici sui fiori e sul cielo per insistere giustamente sulla nobile morale del film, che sarebbe quella di salvare l’umanità da chi vuole distruggerla e distruggere la natura del pianeta.

Il film che dura per più di un’ora e mezza comincia con un montaggio a grappolo, di per sé un sintagma confusionario, ma la confusione del montaggio permane insistentemente per tutta la durata del lungometraggio, oltre a compiere spesso diversi errori propri.

Anche la regia seppur osa lascia spesso a desiderare, come nella costruzione delle scene d’azione, assolutamente ridanciane, o come la scelta stilistica dell’uso del bianco e nero alternativamente ma in continuazione, come per insistere eccessivamente e con poca resa nell’intervento dell’autore.

Solo questi elementi basterebbero per far capire che si tratta di un prodotto francamente amatoriale, se poi aggiungiamo l’effettistica posticcia ed errore gravissimo, senza rumori, la recitazione dialogica in cui è assente l’enfasi interpretativa, o l’inspiegabile uso dei sottotitoli in inglese per esplicare i pensieri del protagonista, mentre nella lingua originale l’assoluta assenza di essi, insomma (scusate il lungo periodo) ma l’amatorialità regna persistente.

Note positive possono essere oltre la fantasiosa e originale storia, l’uso della musica concreta che aumenta il senso di angoscia, e forse, nel voler cercare di trovare un senso ultimo in questo film, è la sua ricerca sperimentale (ma solo se voluta), infatti segue ben poco delle regole della scrittura e del linguaggio cinematografico, in questo si può dire che questo film osa, portandosi però a un’ostentata e infruttuosa ricerca stilistica, che nel complesso non regge questa allettante sfida.

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