RECENSIONE “SARCOPHAGA” di Giuseppe Peronace

[Di Marinella Landi]

Un uomo, in apparenza normale, viene contattato da una ragazza per un servizio fotografico che le era stato proposto qualche giorno prima dallo stesso. Totalmente ignara firma la sua probabile condanna incontrandolo. Ben presto capirà la situazione raccapricciante in cui si è andata a cacciare ma sarà comunque troppo tardi per poter fare qualcosa. La Sarcophaga del titolo? Arriva arriva, anzi, in verità è stata con noi, e con loro, per tutto il tempo…

Il corto, diretto da Giuseppe Peronace e scritto da Filippo Santaniello, ci racconta la storia da un punto di vista sicuramente inusuale sebbene narri la classica vicenda dello schizzato maniaco dedito ad un hobby alquanto truce. Una sorta di espediente, viene da pensare, per lasciar parlare un essere che diversamente non ha voce ne valore e che anzi, schiacciamo animatamente quando ci ronza intorno e si appoggia fastidioso sulla pelle. E’ un punto di vista che ha dell’affascinante. Ci si trova di fronte ad un lavoro che si costruisce sulle basi del torture porn, sottogenere ormai abusato che, nonostante tutto, in alcuni casi, ci continua a piacere. Devianze cerebrali che trovano il proprio sfogo attraverso la tortura inflitta e il sangue, il tutto palesemente collegato al sesso, sia pure dai “derivati” da esso,   costante che è spesso la causa principale dei pipponi mentali di sti degenerati.

L’opera è davvero ben fatta ed entrambi i protagonisti, Gianluca Cortesi e Alessandra Bellini sono bravi nella loro performance si professionale, ma mai tirata o fiacca e sempre in linea con azioni, pensieri e movimenti e in armonia, anche se di armonia c’è n’è ben poca, con quanto gli sta attorno. La simpatica mosca, che verso l’epilogo sta ancora più simpatica e quasi ti senti un assassino al pensiero di quante ne hai fatte fuori dispiacendotene non poco, sarà la soluzione finale. Eh già, una semplice e piccolissima mosca scriverà la parola fine, in maniera molto fiabesca, su una delle tante storie di cui è stata testimone… Oddio, la lacrimuccia, seppur sostenuta da un senso logico, per il contesto ovvio, è forse una mossa eccessiva che può far sorridere per la sua assurdità (io non l’ho fatto… dannata sensibilità!!) e rischia di venir vista in modo ridicolo. Buoni trucco ed effetti speciali seguiti da Federica Di Valerio, molto veritieri, quelli visivi, ad opera di Marco Castiglione, non sono certo perfetti, la via della computer grafica non è strada facile, ma c’è davvero di peggio in giro, perfino dove vengono spesi fior di soldoni – senza fare nomi e cognomi – e quindi, tutto sommato non danno noia (questo perchè, ricorda, a questa mosca vuoi bene!). Difficilmente mi esprimo a cuore aperto in quanto onestamente non ne capisco un cippa o comunque poco, ma il montaggio (Mirco Virgili), specie nelle sequenza clou diciamo, complice anche l’unione con la musica, in questo preciso caso il pezzo “Gemme Amare” degli Eurekasound, l’ho trovato eccezionale e molto coinvolgente. 

Un’idea che nel solito minestrone ci infila l’ingrediente in più, quello segreto della nonna,  e in finale ne viene fuori un lavoro meritevole e di notevole buona fattura. Complimenti!! Da oggi vedrò le mosche con occhi differenti…

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