RECENSIONE “THE PRESIDENT’S STAFF”

[Di Paolo Delmarco]

Questo originalissimo film di Massimo Morini sorprende sopratutto per una cosa, la location. Difatti, tutto il film è ambientato esclusivamente nello studio ovale della casa bianca di Washington (ricostruito fedelmente da Andrea Corbetta), dando al tutto quasi un aspetto da spettacolo teatrale, infatti la bravura del regista, autore del soggetto e co-sceneggiatore assieme a Joe Amianto, sarà quella di puntare sopratutto sui dialoghi e gli stati d’animo dei personaggi che verranno messi a dura prova per un risultato divertente ma, al contempo, non privo di momenti ben orchestrati di tensione.

Audace la tecnica a balzi in avanti nel tempo che spiazzano lo spettatore facendolo dubitare di ciò che sta guardando o che guarderà. Il feeling tra i pochissimi attori è notevole, perché in definitiva tutto il film poggia fondamentalmente su 4 attori e qualche comparsa, ma principalmente ritroviamo il presidente Harry Carrey (Tomas Arana), leader piuttosto atipico che si rivelerà a tratti molto poco presidenziale, l’aspirante e carismatica stagista Sandra Porter (Giorgia Würth), sulla quale non mancheranno le più classiche e volutamente becere battute post Monica Lewinsky e infine i due, secondo me formidabili, tecnici delle fibre ottiche Dan Daleche (Tommy Campbell) e James Truman (Chance Mullen) che si cimenteranno in più occasioni con divertenti monologhi zeppi di citazioni e paragoni divertenti sfruttando nomi e cognomi di persone famose o personaggi cinematografici e questo singolare espediente coinvolgerà anche i nomi dei personaggi implicati nella vicenda mettendone in dubbio la loro reale autenticità per semplice diletto o passatempo. Su quale vicenda si basa il film?

Difficile riuscire a raccontarla senza rischiare di bruciare le parti più divertenti o i simpatici colpi di scena, quello che si può dire è che i 4 soggetti si ritroveranno bloccati in questo studio ovale per ventiquattro ore. Tutte le uscite sono minate e la loro vita è in pericolo dal momento che se proveranno a fuggire faranno esplodere tutto. Oltre a questo i reclusi riceveranno una misteriosa email che rivendicherà tale azione senza convincere del tutto su chi potrebbe esserci realmente dietro questo attentato e i nostri protagonisti cercheranno in qualche modo di tirarsi fuori dalla brutta situazione che li vede coinvolti, solo che il tutto risulterà più difficile di quanto si possa pensare. Il loro permanere bloccati all’interno del posto li porterà a conoscesi meglio e al contempo a sospettare l’uno dell’altro fino a portare lo spettatore a sospettare di tutti, nessuno escluso.

Non è molto in effetti ma vi basti sapere che i dialoghi in questo film sono davvero ben scritti e che se ben analizzati nascondono, e non troppo velatamente, tante piccole grandi verità, per citarne una, la tipica sbruffonaggine del pensiero americano che a sua volta nasconde, anche se in maniera evidente, un’insicurezza di fondo, se vogliamo, è un po’ uno sfottó sui presunti poteri che avrebbe realmente il presidente degli U.S.A., e su quanto questi siano influenzati da terzi, il tutto narrato in maniera scorrevole ed ironica.

Le musiche curate dai Buio Pesto, dove tra i componenti ritroviamo anche lo stesso regista, calzano come un guanto sulle varie vicende enfatizzando a dovere i momenti salienti. Unica nota dolente, secondo me, è il doppiaggio, in più di un’occasione sembra infatti non combaciare perfettamente risultando un po’ straniante. Un piccolo consiglio, guardate la pellicola fino all’ultimo secondo, anche dopo i titoli di coda.

Licenza Creative Commons Questo sito è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.
Hit counter by goldbetreview