RECENSIONE “HAPPY DAYS MOTEL”

[Di Paolo Delmarco]

Eccomi a parlarvi di Happy Days Motel, film di Francesca Staasch, ancora un po’ frastornato perchè questa pellicola ti butta addosso tanta emotività e molti personaggi ben caratterizzati ma molto sfaccettati, tutti introdotti nella storia con il loro bel nome scritto grosso in giallo su sfondo nero in un racconto che pare quasi al confine con un sogno. Faremo subito la conoscenza di Balti (Lino Guanciale), uomo sulla quarantina dall’atteggiamento buffo, separato, con una figlia e gli alimenti da pagare, classico sottoposto servile disposto a tutto alle dipendenze di un capo pessimo ed approfittatore, quale il Signor Daggan (Simeone Latini), per la fantomatica azienda Splendidus Enterprise, una palese, tranne per Balti, copertura per qualcos’altro. Da li a poco conosceremo Candy (Valeria Belardelli), una ragazza sbandata e solitaria, ossessiva compulsiva e con carenze d’affetto che si lega ad un pessimo individuo che conosceremo con il nome Lupo (Luciano Curreli), ex personaggio TV ormai in declino e dedito alla droga che non ricambia affatto l’affetto della ragazza che per questo, ne soffrirà parecchio. Poi vedremo Laura (Valeria Cavalli) donna sola intenta ad accudire sua figlia in coma che purtroppo subirà un lutto che la segnerà profondamente e la farà fuggire nell’immediato dopo l’accaduto, quasi a non voler accettare il tragico epilogo. In particolare, di Laura,  risalterà l’atteggiamento estremamente composto che si alternerà a fugaci ed esilaranti momenti atipici, tipo quando dovrà interagire con distributori automatici o cabine telefoniche. In fine conosceremo Dustin (Luigi Iacuzio) meccanico/gigolò, anche se lui preferirebbe terapeuta sessuale con metodo scientifico ed all’occorrenza anche medico, ormai insensibile al mondo esterno e che si spinge in situazioni estreme per riuscire a sentire ancora il palpito della vita.

I personaggi convergeranno, in un modo o nell’altro, tutti al sopracitato Motel, luogo desolato e tranquillo popolato da individui decisamente singolari e un po’ inquietanti. Via via, sarà sempre più chiaro quanto tutti abbiamo qualcosa in sospeso e sarà Baldi a rendercene partecipe, attraverso i suoi occhi, e sarà anche grazie a lui che si ritroveranno ad affrontare questo qualcosa, nel bene e nel male. Verranno inoltre, loro malgrado, coinvolti nel tentativo di “sistemare” delle misteriose valigette che lo stesso Balti avrebbe dovuto consegnare per conto della sua azienda e invece, verranno affidate incoscientemente nelle mani di  Lupo che neanche a dirlo non riuscirà a gestire la cosa facendo degenerare la situazione.

In qualsiasi caso, al di là di quanto posso descrivervi del film, quello che ho percepito in quest’opera, è la fragilità e la disperata e profonda solitudine dell’essere umano, che spesso, il più delle volte, viene colmata solo per un’istante, un battito di ciglia che a molti basta, ma che per altri invece, affrontare un distacco, qualunque forma abbia, pesa moltissimo facendogli crollare letteralmente il mondo addosso e facendo perdere di vista ciò che di buono c’è in quell’esperienza e di conseguenza, quella soluzione che sta davanti agli occhi, spesso ciechi, e anche il solo affrontare un nuovo giorno risulta troppo faticoso, anche li dove, è evidente, resta la cosa più giusta e sensata da fare. La musica originale, curata da Toni Virgillito, ci accompagna in questo viaggio con note perlopiù sognanti e contribuirà delicatamente a farci immergere nelle surreali e malinconiche atmosfere qui molto ben rappresentate.

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