ANTEPRIMA NSG! RECENSIONE “THE PYRAMID”

[Di Landi Marinella]

Alex Visani, Luca Alessandro, Roberto Albanesi, Simone Chiesa e Antonio Zannone firmano The Pyramid, partorito da un soggetto dello stesso Visani insieme a Raffaele Ottolenghi (qui interprete anche di Ritual). L’intero film ruota intorno ad una misteriosa piramide dalla quale scaturisce un male che si impossessa di chiunque ne entri in contatto, ed è proprio attraverso quest’oggetto che si snodano e collegano i quattro episodi che compongono il film.

Prima ancora che il film cominci, vanno senza dubbio apprezzate le animazioni (Carlo Cancelloni) e i disegni (Francesco Biagini) dei titoli di testa che ci accompagnano verso “Twinge”, diretto da Visani, che ci mostra un demone col volto coperto (Federico Loffredo) – e qui non può non scappare un pensiero al  Jason Voorhees pre maschera – intento nell’interessante e davvero notevole costruzione dell’oggetto infernale. Niente più che un’introduzione – davvero goduriosa – volta a prepararci a quello che verrà.

Una volta che abbiamo assistito alla diabolica costruzione ci ritroviamo, e qui parte il primo vero episodio “Ritual”, sempre diretto da Visani, ad una festa di paese dove il reporter Leo, interpretato da Raffaele Ottolenghi, e il suo cameraman Max (Mauro Celaia) si stanno occupando di riprendere i vari momenti della festa, tra cui spicca una formazione di ballerine che fa molto  videoclip o show televisivo rigorosamente anni 80, più sullo stile Running Man Show che su quello pietoso di oggi. Terminato il reportage Leo si stacca dal collega per addentrarsi nel paese fino a scovare una piccola bancarella dove acquisterà la famosa piramide forgiata da Twinge e da quel momento le cose prenderanno una gran brutta piega. Episodio nostalgico che ci illustra l’amore per il genere, ricco di citazioni e rimandi tra cui, il più evidente, all’Hellraiser di Barker, in primis per la piramide, chiaro omaggio alla scatola infernale della saga cult.

L’episodio successivo, “Dream Door”, diretto da Luca Alessandro, vede Maya (Emilia Verginelli), cameriera d’albergo, entrare in possesso dello strano oggetto che decide di regalare al suo ragazzo Alex (Andrea Napoleoni), disegnatore di fumetti. Un piccolo pensiero, forse per  stemperare un clima di tensione tra i due, che si rivelerà ben presto un incubo. Degli episodi questo è il più “tranquillo” e insieme a Twinge e Ritual, anche quello più evocativo e d’atmosfera. Da citare anche jessica Tiberi, disegnatrice delle belle tavole che Maya ci mostra con la sua curiosità.

Nel terzo episodio, Pestilence, diretto da Roberto Albanesi e Simone Chiesa, vediamo come sempre lo stesso misterioso oggetto cade nelle mani di un gruppo di ragazzi a passeggio fra i boschi. Anche in questo caso le conseguenze saranno pessime e in poco tempo i 4 amici si trasformeranno in demoni infetti, urlanti e portatori sani di bava nero/rossa misto sangue (cosa vi ricorda?). Questo episodio è decisamente il più frenetico e avremo a che fare con una coppia, interpretata da Maria Stelta e Jack gallo, che cercherà di sfuggire dalle grinfie di questi mostri. Notevole  il finale che mostra quanto la forza occulta sia ormai pronta a dilagare.

Il quarto e ultimo episodio, “Apocalypse”, diretto da Antonio Zannone, è quello che segna la completa presa di potere della piramide proponendo un contesto post apocalittico ben ricreato dove a regnare sono il male e il contagio che ha preso possesso di un’intera città. In questa cornice facciamo la conoscenza di Elia (Antonio De Matteo) e Daniel (Raffaele Musella), due sopravvissuti, non saranno gli unici, in cerca della “chiave” che porrà fine a tutto. Ma a mettere la parola fine, se di fine si può parlare, non sarà l’episodio del regista campano perchè The Pyramid va avanti e continua anche durante i  titoli di coda, insomma, va guardato davvero fino in fondo.

Dall’inizio alla fine tutti gli episodi, se pur a se stanti, sono collegati alla e dalla piramide e ogni episodio, si può dire, è il prosieguo, più che degli avvenimenti stessi e precedenti, della volontà e della forza crescente dell’oggetto che lega indissolubilmente tutto e tutti.

Questo film non è una novità, nel senso che non propone nulla di nuovo nell’immaginario di genere, ma a prescindere da questo è un film che merita, in alcuni momenti più di altri. Un figlio del low budget che mantiene alto un livello generale per tutta la sua durata, ma soprattutto un progetto che ancora una volta dimostra che l’unione fa la forza, nonostante stili e mentalità differenti. Una prova, da parte di tutti, a mio avviso riuscita e superata. Buona, in alcuni casi davvero ottima la recitazione così come le musiche, curate da Luca Tomassi, che animano ogni situazione in maniera appropriata ed è proprio il comparto musicale che ricopre un ruolo, oltre che ben preciso, molto importante,  così gli effetti sonori, onnipresenti, un po’ l’anima del film, e ben realizzati dalla mano di Visani. Un film dinamico, anche imperfetto se vogliamo, dove non mancano momenti ad alto tasso di emoglobina e interiora, in grado di stupire e che sicuramente va guardato!

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