RECENSIONE “AQUADRO”

[Di Paolo Delmarco]

Intenso film di Stefano Lodovichi dove sono in gioco i sentimenti delle prime esperienze amorose, quelle capaci di assumere un peso immenso da far eclissare tutto il resto. Ci ritroveremo a seguire la vita di Amanda (Maria Vittoria Barrella) un’adolescente alla vigilia di una gita scolastica, ragazza semplice con la classica amica decisamente più “popolare” di lei, Barbara (Gaia Igini), intente a pianificare gli ultimi dettagli attaverso una video chat. Arrivate a destinazione, le ragazze prenderanno parte ad una festa dove ovviamente ci saranno gli immancabili giochi di rito con penitenze e prove di coraggio durante i quali, vuoi per le pressioni dell’amica, vuoi per un’affinità da pseudo “emarginati” la nostra protagonista si avvicinerà ad Alberto (Lorenzo Colombi), ragazzo schivo, che tende ad isolarsi, con la fissa di filmare e fotografare di nascosto con il suo smartphone, ed in effetti lo vedremo in più occasioni alle prese con questa pratica, soprattutto con Amanda, quasi a volerla rendere più reale, filtrandola ed immagazzinandola nella virtualità delle immagini digitali, vero e proprio surrogato della propria dipendenza. Infatti, il nostro Alberto, come passatempo, è solito intrattenersi con video chat erotiche, specialmente con Nanà (Ilaria Giachi) con la quale ha un rapporto che lui considera speciale, distorcendo quindi ciò che si può definire realmente un’amicizia. Questo passatempo verrà presto scoperto da Amanda e la sua reazione sarà piuttosto sorprendente, nonostante i due ragazzi siano sostanzialmente d’estrazione sociale differente e messe da parte alcune divergenze, il loro legame intanto si intensifica ed Amanda riterrà Alberto degno di fiducia e gli consentirà, per questo, di riprendere un loro momento di intimità, senza preoccuparsi di quanto la cosa possa essere giusta o sbagliata. Il video finisce però in rete e questo avvenimento li trascinerà in vicende più grosse di loro che non riusciranno a gestire tanto facilmente, rischiando di incrinare irreparabilmente il loro rapporto.

La cosa interessante è che in questo film i genitori dei ragazzi non compaiono mai, sono solo una pallida minaccia sventolata dai professori anch’essi poco presenti ed incapaci di sintonizzarsi sulle frequenze della rapida evoluzione di questa generazione, a tal proposito è significativo e simbolico l’inizio del film che mostra come un momento delicato ed importante nell’adolescenza di una ragazza viene vissuto praticamente in solitudine e dove i dubbi vengono chiariti “soltanto” da asettici e freddi tutorial su internet.

In pratica balza all’occhio la quasi totale assenza di una vera a propria guida, infatti il focus dell’intero film è concentrato sull’esperienza dei ragazzi, se pur non più bambini e quindi in teoria perfettamente consci delle loro scelte,  secondo me decisamente ingenui ed inconsapevoli delle conseguenze che determinate azioni comportano, e l’enorme rischio che li segni, se non per tutta la vita, di certo per buona parte di essa, è dietro l’angolo, condizionando così decisioni che influenzeranno quelle immediatamente future, incompatibili con le loro reali aspirazioni o effettive potenzialità. Il risvolto romantico però prenderà il sopravvento risollevando le tensioni e lasciandoci, anche giustamente, con il dubbio sull’esito che tali scelte avranno sul loro futuro.

Un plauso va sicuramente alle location individuate a Bolzano, davvero molto belle, e all’azzeccatissima e variegata colonna sonora che mischia la delicata voce Jazz di Michela Lombadi alla Dub Step, a cura di Luca Spanedda, passando ad un pezzo arioso di Thony e ad altri brani originali degli altoatesini Klaus Leitner, Irene Hopfgartner ed Ivo Forer, che si adattano in modo davvero notevole ai diversi stati d’animo degli ottimi attori.

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