RECENSIONE “PIANO 17″

[Di Paolo Delmarco]

Sorprendete film del 2005 a cura dei Manetti Bros. Un interessante metodo narrativo, costituito da una parte non lineare della storia, con un continuo balzare avanti e indietro nel tempo davvero ben realizzato ed esaustivo, il tutto e principalmente voluto per farci conoscere i protagonisti, attori più o meno noti dai volti familiari che per chi già conosce i due registi sicuramente riconoscerà; da Gianpaolo Morelli (il Coliandro della tv) a Giuseppe Soleri, da un ottimo Enrico Silvestrin e una convincente Elisabetta Rocchetti al bravissimo Massimo Ghini. Questo metodo “saltellante”, davvero ben congegnato, servirà a far capire via via cosa lega i vari personaggi con un intreccio di storie personali  per poi coinvolgere letteralmente in un turbinio di ricatti, rapine, lotte di potere e si, c’è anche spazio per una storia d’amore.

Strano a dirsi, ma la location principale è l’ascensore di un edificio desertico di uffici, dove si ritroveranno bloccati, loro malgrado, tre dei protagonisti con un inconveniente decisamente preoccupante a loro carico. Nonostante la limitazione che può offrire un luogo chiuso e ristretto come un ascensore, il film non annoia perchè arricchito da dialoghi ben scritti ed da continui rimandi al “mondo esterno” a cercare di risolvere lo spiacevole inconveniente. Col passare del tempo che continua a scorrere, i protagonisti si renderanno conto che solo con la fiducia reciproca, la collaborazione e anche il sacrificio, riusciranno a cavarsi fuori dai guai, con uno spettacolare crescendo di tensione e un epilogo crudo e d’effetto che sa essere anche dolce e delicato. Curatissima e variegata la colonna sonora, a tratti molto ispirata, che dai toni noir passa al classico funk da inseguimento per poi virare in un febbrile sound dalle influenze elettroniche e infine culminare nel cantautorato italiano.

Piano 17, se vogliamo, è quella che si può definire una storia classica ma con una messa in scena davvero originale ed è uno di quei film che ti fa dire: “guardiamolo un’altra volta!” così da carpire per bene tutte le sue sfumature e (ri)apprezzare e farsi nuovamente deliziare dal favoloso montaggio, pregio assolutamente non da poco. Piccola nota simpatica, nel film sono presenti, con una piccola parte, due Licaoni, Alex Lucchesi e Guglielmo Favilla.

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