RECENSIONE “PAURA 3D”

[Di Samuele Tondo]

“Marco, Simone e Ale, tre giovani ragazzi di Roma, non sanno come passare il tempo nelle periferia romana, finché non entrano in possesso delle chiavi di una lussureggiante villa. Decidono di passarci il fine settimana in assenza del proprietario quando qualcosa va storto..”

L’opera dei Manetti Bros, duo registico noto nel panorama televisivo nazionale per i numerosi videoclip musicali e per essere sia registi che sceneggiatori della fiction poliziesca “L’ispettore Coliandro”, si è ritagliata un piccolo spazio tra le fila del neonato cinema horror italiano insieme a “Shadow” di Federico Zampaglione e “Il bosco fuori” di Gabriele Albanesi, ma che con i quali ha ben poco da condividere. Infatti, nonostante il titolo, la pellicola dei Manetti fa ben poca paura. La noia la fa da padrona durante tutta la vicenda, i tre protagonisti oltre ad essere notevolmente annoiati sono anche molto noiosi, sembra siano stati messi lì appositamente per essere uccisi e il pubblico si ritrova a fare il tifo per vederli morti stecchiti, cosa che purtroppo arriva troppo tardi, infatti le scene d’azione si concentrano tutte negli ultimi trenta minuti di pellicola.

Lo stile di ripresa è molto incerto, movimenti troppo rapidi e poco definiti, eccezion fatta per le suggestive inquadrature nelle scale e nei sotterranei che riescono a farti provare l’oppressione di quegli stretti cunicoli.

La scelta del sonoro migliora la valutazione della pellicola, infatti Paura è permeato di richiami ai film di genere che hanno fatto la storia nel cinema italiano tra cui “Reazione a catena” di Mario Bava, “Suspiria” di Dario Argento e “..L’aldilà” di Lucio Fulci riprendendo i sottofondi Heavy-Metal e le litanie infantili classiche di quelle leggendarie produzioni. Ma i tributi ad altre pellicole non sono legati solo al sonoro, infatti durante un momento di relax i tre ragazzi stanno guardando alla televisione “I corpi presentano tracce di violenza carnale” di Sergio Martino, Paura diventa così una sorta di gioco a chi riconosce i numerosissimi richiami cinematografici orchestrati dai fratelli Manetti.

Il livello di recitazione è mediocre, i protagonisti (Lorenzo Pedrotti, Domenico Diele, Claudio Di Biagio) sembrano usciti direttamente da film prettamente adolescenziali, le scene e soprattutto i dialoghi risultano forzati e al limite della comicità. Grande sorpresa la dote recitativa di Peppe Servillo, ex voce degli Avion Travel alla sua prima prova d’attore, magnifico e azzeccato nella parte del proprietario della villa con fissazione per la tortura..

Gli ultimi dieci minuti di visione riescono nell’intento di incutere terrore anche negli spettatori più navigati, grazie anche ad un ottimo uso di oscurità e suoni.

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