SPECIALE “SPAGHETTI WESTERN” PARTE 2

[Di Joel Pagini]

GLI STILI

I canoni del genere, le ambientazioni piuttosto fisse, le storie che ruotano attorno quasi sempre alle stesse tematiche potrebbero far pensare che lo spaghetti western sia un genere chiuso alle novità, statico e privo di evoluzioni stilistiche, i grandi registi che sono entrati a far parte dei “guru” del genere hanno però dimostrato di poter trattare le materie di base in modi differenti e creando prodotti stilisticamente molto diversi gli uni dagli altri, a volte portando all’interno del genere elementi del tipo di cinema che li aveva visti protagonisti fino a quel momento.

LA VIOLENZA

Fin da “Per un pugno di dollari” il genere spaghetti western non è mai andato troppo per il sottile in termini di violenza mostrata, sebbene il capostipite del genere avesse all’interno, soprattutto nella prima parte, una certa vena umoristica che Leone esalterà ne Il Buono il Brutto e il Cattivo.

La violenza di questo genere di film non va intesa, soprattutto visti i canoni moderni, come un uso abbondante di sangue ne scene particolarmente cruente (lo splatter, ai tempi di Per un pugno di dollari, era nato da appena un anno e ci sarebbe voluto ancora un bel po’ prima che si diffondesse nel cinema) ma piuttosto come un trionfo del cinismo e della negazione del valore della vita umana: non solo il bodycount (conteggio dei morti) dei film western è spesso altissimo, grazie a scene di veri e propri stermini di decine di persone, ma gli antagonisti degli spaghetti western sono personaggi senza la minima considerazione della vita umana, spesso non sono semplicemente dei sadici che si divertono nell’uccidere ma, piuttosto, personaggi totalmente indifferenti, nel bene e nel male, verso la vita e la morte.

Scene di uccisione di donne, uomini e persino bambini totalmente indifesi davanti agli occhi dei parenti non sono rare, e solitamente avvengono per un fine puramente utilitaristico. La dimensione in cui il western all’italiana vive è un selvaggio west in cui vige la legge del più forte ed in cui bene e male si scontrano.

Ovviamente il lato più visivamente brutale è stato comunque portato su schermo, sopratutto nelle scene di pestaggi o torture, fino a tocchi semi splatter di film come Mannaja di Sergio Martino, cosa che ha garantito allo spaghetti western le nomea di uno dei genere più violenti dell’epoca.

In questo senso, uno dei più influenti film di sempre è senza dubbio Django di Sergio Corbucci, che non solo si rivela essere un film altamente brutale (morti a dozzina, scene di pestaggi e la famosa scena dell’orecchio reciso) ma porta anche una inflessione più cupa nel genere, grazie proprio al personaggio di Django, interpretato da Franco Nero, che a differenza dello straniero senza nome è un pistolero oscuro, vestito di nero e senza l’inflessione umoristica del personaggio di Eastwood, tipologia di personaggio che, oltre ad essere riproposta su schermo nei sequel non ufficiali del film di Corbucci, è stata poi portata alla celebrità anche nella serie di Sartana, altro pistolero dai modi cupi e completamente vestito di nero.

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