RECENSIONE “RADICE QUADRATA DI TRE”

[Di Marco Valtriani]

Ti lascia col fiato sospeso, non capisci mai i passi successivi, tutto è in sospensione, il mistero è perdurante e angosciante, provi la stessa paura dei protagonisti… questo e tanto altro è “√3”.

Interamente ambientato in una scuola superiore, tre studenti (Massimiliano Pividore, Alex Nazzi, Thomas Marcuzzi) cercano un escamotage per non farsi bocciare, ma non sanno di essere caduti in una vera e propria ragnatela, mentre il ragno o meglio “il caprone immortale” e suoi seguaci generano un vorticoso labirinto tra gli inquietanti sotterranei scolastici, e come già detto l’abilità registica riesce e in gran maniera a renderci partecipi di tutto questo con una visone spiralica delle ansie e delle paure dei due protagonisti, tra salti temporali e falsi flashback che forse sono flashforward, o forse nemmeno. L’incertezza regna, proprio perché l’abilità narrativa ci rende sempre meno lucidi portandoci verso l’acronia (confusione dell’ordine temporale degli avvenimenti), ma il filo conduttore non si spezza mai. (Sceneggiatura Renzo Pituello ft. Bianchini). Il montaggio (Bianchini) spesso e volentieri regala dei battere e levare da suspense maestrali.
Che dire della fotografia, che riesce anche al buio a essere colorata, profonda regalandoci inquadrature originali ed esteticamente molto valide. (Ivan Scialino).
L’omaggio più grande va alla regia (il friulano Lorenzo Bianchini), abile nel mettere insieme tutte queste difficili componenti, non cade mai nella banalità e per un thriller/horror è veramente difficile, molte sono le comparse, molti sono i ruoli minori, ma neanche in questo pecca, così come nei vari gioiellini che qua e la ci regala nelle sequenze al di fuori della scuola, con un plauso speciale per la sequenza nella chiesa, che misticamente amalgama arte sacra, effetti speciali e religione, in una piccola parentesi leggermente al di fuori della vicenda ma che da sola varrebbe un film intero.
Non vorrei parlare delle pecche ma devo farlo, in verità pochissime, ma purtroppo i piani lunghi delle inquadrature sgranano un po’ troppo, (ma poco male), così come certe registrazioni audio in presa diretta avrebbero avuto bisogno di una fonia migliore, solo due precisazioni per voler essere pignoli, perché lasciatevelo dire, questo è un gran bel film “indipendente italiano”, che da solo spazza via tante pellicole sparse per il globo su questo genere.

Grande parentesi per l’interpretazione dei protagonisti, finalmente una recitazione “Cinematografica”, ossia vissuta, non artificiosa, fatta di sguardi e di personalità.

Citazioni di “eyes wide shut”, “saw”, e tanto tanto cinema di genere fanno di questo film una pellicola da collezione, da guardare assolutamente in piena notte, in compagnia, e pronti al peggio.

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