RECENSIONE “IMAGO MORTIS”

[Di Paolo Delmarco]

Questo film datato 2009 del regista Stefano Bessoni, co-produzione tra Italia, Spagna ed Irlanda, ha un impatto visivo davvero notevole, sommo omaggio al cinema e alla fotografia, in particolar modo si concentra sugli esperimenti della pratica denominata thanatografia, un’antica e macabra tecnica sperimentata da uno scienziato di nome Girolamo Fumagalli (personaggio ispirato ad un alchimista del ’600 realmente esistito, tale Athanasius Kircher). Per mezzo di questo metodo, precedente alla fotografia che noi tutti conosciamo, si sosteneva che nel momento della morte si impressionasse nella retina l’ultima immagine vista e con la successiva estrazione dei bulbi oculari attraverso una sorta di casco trappola (stile strumento di tortura usato dall’Enigmista in Saw) e il seguente trattamento degli stessi tramite la strana macchina chiamata appunto thanatoscopio, si riuscirebbe ad ottenere un’immagine permanente su vetro estremamente vivida.

Ambientato nella cupa e sinistra location di un antico edificio di Torino (utilizzato tra l’altro anche da Dario Argento in Non ho Sonno), che per l’occasione sarà teatro della fosca scuola internazionale di cinema la Murnau, di proprietà dell’enigmatica contessa Orsini (Geraldine Chaplin, figlia del grandissimo Charlie Chaplin), appassionata di rettili e di libri antichi, presto faremo la conoscenza di un gruppo molto eterogeneo di studenti, dove spicca uno su tutti lo spagnolo Bruno (Alberto Amarilla), ragazzo schivo e molto sensibile dal passato travagliato ed un presente decisamente tormentato, complice il poco dormire unito allo straordinario ritrovamento, attraverso strani incubi, di questo antico e bramato strumento ritenuto scomparso. Il ragazzo si troverà a vivere esperienze piuttosto disturbanti, visioni tragiche che fatica discernere dalla realtà. In suo sostegno ci sarà fortunatamente Arianna (Ooona Chaplin figlia di Geraldine) che lo soprannominerà simpaticamente Calavera (teschi di marzapane tipici messicani che si regalano nel giorno dei morti) a causa del suo perenne pallore e sarà grazie alla sua vicinanza che Bruno riuscira a non perdere del tutto il lume della ragione.
A fare da filo conduttore lungo tutto il film vi sarà una gara fotografica, indetta da un austero e controverso professore Gustav Olinski, che si modellerà neanche troppo velatamente sulle sensazioni e stati d’animo di Bruno espressi nelle sue fotografie che in un crescendo, sopratutto dopo aver immortalato il magico strumento in un suo scatto, culminerà in situazioni che metteranno a rischio lui e le persone che gli stanno accanto, perchè la brama dell’immagine della morte originata dal thanatoscopio farà gola a molte persone senza scrupoli.

Questa pellicola ha momenti davvero notevoli, sia per quanto riguarda l’originalità della trama che per la fotografia, con scelte visive d’effetto di rara bellezza che è proprio il caso di dirlo, appagano l’occhio. Un horror romantico, alla vecchia maniera, che appassiona raccontando anche gli albori di quello che poi è diventato il cinema, si perché il thanatoscopio è dannatamente simile alla “lanterna magica” strumento reale che è stato il precursore molto rudimentale del proiettore realizzato, guarda un po’, proprio da Athanasius Kircher.

Licenza Creative Commons Questo sito è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.
Hit counter by goldbetreview