RECENSIONE “L’ESTATE FREDDA 2″

[Di Marco Valtriani]

Che fine ha fatto Frank? [ vedi “L’Estate fredda 1” ] Non è lui che guida questa vicenda, ma la sua presenza rimane viva. Una rapina sta dietro tutto, ma è questo che ci interessa? No, quello che ci interessa sono gli Zombies (creati molto bene dall’eccellente mano di Carlo Diamantini). Quello che sembra inizialmente di questa vicenda è che sia una robbery story, ebbene si, i nuovi “amici” di Frank , altro non sono che i suoi complici di un ricco bottino fatto di borsoni ricolmi di banconote. Mi chiedo <ma non era un horror?>, per carità, questo stile di inquadrare ricco, in contrapposizione, westerneggiante non mi dispiace affatto, ma, gli zombie dove sono? Ma ecco che quando tutto procede come tra le più classiche delle vicende post-rapina, un urlo di donna interrompe la monotonia, eccoli sono arrivati! E fanno veramente ribrezzo, uno dopo l’altro, è un invasione.

Dei complici ne è rimasto solamente uno, è solo, è pensieroso, la radio annuncia ripetutamente il disastro virale, sempre la radio ci regala un sound ricercato e ancora la radio, tema ricorrente, accentua la trasformazione della donna contagiata, precedentemente ed incautamente salvata dal superstite, anche se, e questo è un po’ un peccato, non si scambiano nemmeno una parola.

Calma e tensione si alternano efficacemente, ma all’orrido ci si arriva, immancabile il divorare, immancabile il sangue, immancabile lo spasimo.
La regia colpisce con alcuni stilismi di ripresa di grande effetto e con una buona resa emozionale complessiva e coerente, ha solo brevi sbavature che rischiano l’amatoriale, ma non fatevi ingannare, la maestria c’è e il regista (Claudio Tacchi) la mostra. Anche la sceneggiatura (sempre di Tacchi) è coerente a se stessa , in più è molto ordinata, efficace e sorprendente per alcuni versi. È divisa in moduli (atti) ben distinti, c’è l’elemento scatenante (sintetizzato nell’urlo della donna), c’è il climax, c’è l’elemento conclusivo; insomma un buon lavoro! L’audio (Gerardo Dust Marinari) non è da meno, riverberi elettronici dal nauseabondo all’inquietante passando per un ritmo incalzante, si alternano al rock, ai radiogiornali e ai versi orripilanti degli zombies.

E’ un film che ha una conclusione terrificante, quasi scontata dagli eventi, ma questo è un finto finale, il vero finale lo fa Frank, perché Frank (ancora un ottima resa drammatica di Francesco Lemma) lo si aspetta per tutto il film, ma quando arriva… bhe insomma, guardatelo e lo scoprirete.

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