SPECIALE #2: LORENZO BIANCHINI

[Di Marinella Landi]

Secondo appuntamento con gli speciali dedicati al nostro cinema e questa volta vogliamo parlarvi di Lorenzo Bianchini, regista friulano che ha diretto, per citare quelli più noti e distribuiti in dvd, i film Radice Quadrata di Tre e Custodes Bestiae. Attualmente in lavorazione il suo Quinto film che segnerà un ritorno parecchio atteso dei fan che da sempre seguono e supportano il regista. Lorenzo si è inoltre e gentilmente prestato per rispondere a qualche nostra domanda per ripercorrere, in un’interessante intervista, quelle che sono state le sue scelte e il suo percorso artistico fino ad oggi. Per leggere l’intervista clicca qui! Buona lettura!

Lorenzo Bianchini, nato l’8 Agosto del 1968 a Udine, è sceneggiatore e regista,  considerato uno tra i massimi esponenti della cinematografia indipendente Italiana. Una caratteristica che contraddistingue molti dei suoi lavori è l’utilizzo della lingua friulana, scelta legata in prima battuta alla partecipazione di un festival di Udine organizzato dal Centro Espressioni Cinematografiche per il quale vige la regola dell’utilizzo di questo dialetto e, secondariamente, si lega molto ad una maggiore veridicità dei fatti raccontati adattandosi quindi all’impatto culturale/locale, e non solo da un punto puramente di storia narrata quanto e soprattutto alla parte attoriale, in cui i protagonisti, essendo abituati ad utilizzarlo abitualmente, si manifestano in maniera del tutto spontanea e reale.

La passione che lega Bianchini al mondo del cinema, specie a quello di genere, viene coltivata fin da bambino. Il suo primissimo lavoro è il cortometraggio “Paura Dentro” (1997), girato insieme alla cugina. Paura Dentro è un thriller psicologico girato all’interno di un bosco e totalmente privo di dialoghi. Un impatto con la storia, la ricerca e le sensazioni ricercato e mostrato attraverso le sole immagini.

Successivamente realizza il secondo cortometraggio, incentrato sul satanismo, tema che affronterà nuovamente con Radice Quadrata di Tre, dal titolo “Smoke Allucination” (1998) a cui fa seguito nel 1999 “I Denti della Luna” (I Dincj de Lune), mediometraggio che racconta di una delle leggende più popolari a livello mondiale che difficilmente viene affrontata, a livello di cinema, qui in patria; la licantropia. Girato interamente in lingua friulana (Marilenghe) vince il primo premio nella sezione Fiction alla Mostre dal Cine Furlan (UD).

Nonostante l’essersi fatto notare col mediometraggio I Denti della Luna, si può dire che il vero e proprio debutto nel cinema Bianchini lo affronta nel 2001 col suo primo lungometraggio “Radice Quadrata di Tre”, film davvero semplice che si avvale per la maggiore di una sola e portante location gestita però in maniera molto favorevole ricreando in maniera immediata e naturale un contesto decisamente inquietante. Radice Quadrata di Tre è difatti ambientato in una scuola, attraverso corridoi che sembrano interminabili e che bene celano quello che realmente avviene all’interno dell’istituto. Un film la cui storia ruota intorno al satanismo e agli orrori che ne derivano, una storia che ci conduce in un viaggio di visioni e avvenimenti sinistri che porteranno i protagonisti ad affrontare una verità insospettabile che pare affliggere la comunità. La semplicità dell’opera non rallenta un percorso ricco di avvenimenti e suspance; Bianchini sa sicuramente come far rabbrividire lo spettatore, come farlo cadere preda di un ansia sempre in crescita e lo fa in modo semplice e non artefatto, complice sicuramente il fattore budget e di risorse parecchio limitate attraverso le quali e, nonostante tutto, ha dimostrato più volte un’ottima gestione e padronanza del suo lavoro e della sua competenza.

Il film ottiene un buon riscontro sia da parte del pubblico che dalla critica e viene presentato in diversi festival tra cui, come evento speciale, al Far East Film Festival, per il quale, nel 2006, dirige il video della sigla per l’Ottava edizione dell’evento, “Fas East Film 8”. Ed è proprio nel 2006 che Radice Quadrata di 3 vede la distribuzione in DVD, curata dal Centro Espressioni Cinematografiche di Udine.

Nel 2004 arriva il suo secondo lungometraggio “Custodes Bestiae”, destinato a lasciare un’impronta non indifferente nel panorama indipendente italiano affermando nuovamente il talento del regista. Un’altra caratteristica familiare di Bianchini sta nell’utilizzo dello staff artistico, sempre presente a ricoprire i vari ruoli protagonisti nei suoi lavori ed è proprio per questo che ritroveremo tale familiarità nei volti che accompagneranno anche questo film. Attori quasi feticcio, si può dire, che portano i nomi di Massimiliano Pividore e Alex Nazzi. Oltre al tema del satanismo, legato fortemente a miti e leggende popolari di paese, anche in questo caso abbiamo a che fare con la lingua friulana che, maggiormente in quest’opera, tocca punte di veridicità estreme che non fanno che accentuare un contesto pregno di tensione, mistero e orrore. Una costante ricerca di una verità scomoda quello che impegna il protagonista in questo film, che poi, come una sorta di viaggio di ricerca, è quello che mostra spesso il cinema proposto da Bianchini. Un punto molto importante della struttura filmica, nel quale si racchiude l’intera e misteriosa vicenda attraverso un percorso tra storia, folklore, esoterismo e volendo anche mitologia, attraverso la figura della Bestia, è la raffigurazione dell’affresco secentesco all’interno della chiesa. Una componente artistica che spesso ha portato il film al paragone con il noto “La Casa dalle Finestre che Ridono” del regista Pupi Avati per il quale si ricorda, appunto, oltre l’importanza del film nel vasto repertorio d’oro italiano, il dipinto attorno al quale si snoda e si dissipa l’intera storia.  Si parte da alcune fotografie trovate per caso per arrivare ad una comprensione totale attraverso l’Arte e le varie ricerche, in primis effettuate dal regista, all’interno del quale il film nasconde la sua forza e il suo indubbio fascino. Anche in questo caso il film vede una distribuzione solo qualche anno dopo la sua realizzazione,  ed è infatti nel 2006 che viene immesso sul mercato il dvd insieme a Radice Quadrata di 3. All’interno del dvd è presente negli extra, oltre all’intervista a Dardano Sacchetti, il making of, alcuni fotogrammi e il trailer di Film Sporco e quelli di Radice di 3 e Custodes Bestiae, il cortometraggio del 1997 “Paura dentro”.

Nel 2005 realizza “Film Sporco”, un noir metropolitano che si slaccia dai precedenti lavori mostrando una componente urbanizzata di una “paura” più reale e quotidiana proponendo, a detta dello stesso regista, situazioni grottesche, giocando sulla struttura di personaggi e scene.

A cavallo tra il 2007 e il 2008 Bianchini realizza “Occhi”, una co-produzione italo-portoghese realizzata insieme al produttore Francisco Villa Lobo che vede tornare il regista a contatto col sopranaturale e l’angoscia tipica a cui ci ha abituato. Occhi è stato mostrato per la prima volta in anteprima mondiale nel 2010 a Stresa e ha girato parecchio nei circuiti dei Festival.

Per entrambi i film, quindi Film Sporco e Occhi, si sta ancora cercando una distribuzione.

Nel 2011 gira il suo quinto e nuovo film, “Oltre il Guado”. Le riprese sono state effettuate tra i boschi di Monteprato (UD) e il centro storico di Topolò, frazione del comune di Grimacco (UD). La storia racconta di un etologo naturalista che effettua censimenti di animali selvatici nelle zone boschive al confine tra il Friuli e la Slovenia e durante il suoi percorso scoprirà un antico villaggio abbandonato tra i boschi. Anche in questo caso, come per tutti i film di Bianchini, fatta eccezione per Occhi, si parla di un prodotto interamente auto prodotto. In questo film viene abbandonata la lingua marilenghe che spesso ha accompagnato le opere del regista e viene  sostituita da un dialetto sloveno parlato in terre di confine. Il film è stato girato  con un Canon 7D che mostrerà una qualità decisamente superiore rispetto ai supporti utilizzati in precedenza.

Il cinema di Bianchini è un cinema semplice, spesso sporco e poco nitido che penalizza una qualità visiva di per sé non eccelsa, ma sono proprio la semplicità, ritrovata in primis e non per scelta, per la mancanza di supporti, economici e non, insieme alla potenza evocativa di una storia pulita e sempre ben strutturata che fanno del cinema di Bianchini un cinema di qualità. Molte sono le critiche mosse nei confronti di certe situazioni e/o scelte, ma guardando al passato del nostro cinema, di genere e non solo, possiamo confrontarci con moltissimi film divenuti all’epoca e in seguito dei veri e propri cult segnando un percorso ricco e florido per l’industria cinematografica che ai tempi popolava una grossa fetta del mercato a livello mondiale. Film che vengono tutt’oggi ritenuti dei capolavori nel loro genere ai quali spesso si guarda con nostalgia e quella brama, sempre più forte, quasi maniacale, di un ritorno, una rinascita che riporti alla luce quel cinema ancora tanto amato che ha segnato in maniera indelebile una passato di glorie. Questi film, questi capolavori spesso citati, non vantavano certo un sostanzioso  cuscino economico col quale potersi sbizzarrire in fase di lavorazione e non disponevano della tecnologia che col tempo e giustamente si è evoluta in tal maniera da fornire oggi un supporto talmente importante da divenire quasi un’arma a doppio taglio spesso mal utilizzata eppure, avevano una struttura salda e complessa, avevano, nella loro semplicità, una storia alla base, comparto di grande importanza che riusciva da solo a far passare in secondo piano quelle carenze e la scarsa qualità che i tempi proponevano. Era la storia che faceva il film, quella che prendeva lo spettatore e lo conduceva attraverso le vicende raccontate e lo emozionavano o, a seconda, lo terrorizzavano. Erano prodotti semplici ma ben caratterizzati che sono diventati, non solo col tempo, dei veri e propri punti di riferimento. L’evoluzione totale è oggi colpevole di molti aspetti che non vengono più considerati per l’importanza che invece dovrebbero avere ed è tutto un agire in funzione di un sistema generale (legato maggiormente e purtroppo alla scelta del pubblico)  al quale probabilmente il cinema, quello vero, non interessa più e a soffrirne non è solo chi il cinema lo porta dentro e lo fa, ma anche un’industria che difficilmente potrà riportare i motori al massimo e far ripartire un meccanismo ormai ossidato dal tempo.

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