RECENSIONE “MAD IN ITALY”

[Di Marinella Landi]

Mad in Italy, scritto e diretto da Paolo Fazzini, affronta al suo interno svariati temi come; la crisi finanziaria, che da qualche anno sta paralizzando il nostro paese, la corruzione politica, presente da che si ha memoria e parallelamente, racconta di Davide (un bravo Gianluca Testa), un ragazzo che nasconde, dietro la sua faccia pulita e i suoi modi gentili seppur distaccati, un pazzo maniaco. Il film si basa su fatti accaduti realmente e racconta principalmente le vicende legate al rapimento della figlia di un importante imprenditore, interpretata da una sempre ottima Eleonora Bolla e dello strano rapportarsi che Davide ha nei confronti della sua prigioniera. Un comportamento che quasi, in alcuni particolari momenti, ti porta a provare pietà per un protagonista che, man mano si prosegue con la visione, si capisce invece quanto disturbato sia e quanto sia sempre più marcio e corrotto il contesto in cui viviamo. Mad in Italy evidenzia al tempo stesso i difetti della società,  colpevole, e non sempre in maniera indiretta, di troppi fattacci ed evidenzia un disagio legato ad un malfunzionamento generale che spinge ad essere sbagliati, anche se per il nostro protagonista pare più una questione che lo accompagna da tempo.

Davide è freddo e totalmente distaccato, anche di fronte alla morte di una persona che a lui dovrebbe essere cara, non si scompone nemmeno di fronte all’ennesimo no, è indifferente e basta – come lo è sempre di più la maggior parte delle persone nel mondo reale – eppure, qualche momento per sciogliersi lo trova ed è li che viene accentuata, anche grazie alla bravura di Gianluca Testa, la doppia personalità, anch’essa più o meno disturbata,  malinconica e sofferente verso quella che non dev’essere stata una vita facile. Ed è proprio questo fattore, una vita facile, comoda e agiata che non ha mai avuto, che lo spinge a rapire la ragazza, quasi un dispetto per avere quelle risposte che forse non avrà o non accetterà mai e che comunque non cambierebbero la sua situazione. Un horror ricco di familiarità col genere all’interno del quale non mancano scene horrorifiche tipo l’unghia strappata che funziona sempre e bene, con al contempo una forte costante psicologica.  

Mad in Italy è un bel film, forse un tantino lento all’inizio, ma molto curato e propone un’ottima e accattivante fotografia (Mirco Sgarzi) e un montaggio (Gianluca Paoletti) interessato che più che seguire gli  avvenimenti li crea e non annoia. Un comparto musicale, curato da Mario Salvucci, che segue perfettamente le vicende, dall’apparente calma piatta alle scene più forti e frenetiche e degli effetti speciali e di trucco davvero degni di nota realizzati da Fabrizio Capponi e Lucia Pittalis. Altra parte interessante è la recitazione, lineare e pulita, mai sopra le righe, marcata in qualche punto da un accento che però non infastidisce ne sminuisce l’interpretazione dei vari personaggi che ci vengono piano piano mostrati. Un film che, nonostante presenti una trama conosciuta, riesce in più momenti, soprattutto nel finale, ad essere imprevedibile ed inaspettata e questo va ad influire in maniera positiva, oltre che piacevole per lo spettatore che viene smosso nelle sue teorie, su un prodotto già ben riuscito, raccontato e diretto. Un film che non è di certo una novità dato che in film di genere l’aria che si respira quella è, ma davvero non riesco a capacitarmi di come certi prodotti, validi e meritevoli fatichino così tanto per arrivare ad una semplice distribuzione (che non sia estera) o alle sale, meta che pare davvero irraggiungibile nel nostro paese che però continua a proporre delle vere e proprie porcate. Un’interesse, sia di pubblico che di critica che viene si riconosciuto, ma in che modo mi chiedo? Questo è senz’altro l’ennesimo bell’esempio di cinema indipendente italiano.

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