RECENSIONE “L’ESTATE FREDDA 1″

[Di Marco Valtriani]

Insospettabile l’apertura, sembra quasi che l’inquadratura in campo medio dell’utilitaria nelle stradine di campagna ci stia presentando un racconto rasserenante… ebbene, non è così! Gli elementi rappresentati chiariscono subito la faccenda, come ad esempio gli inserti a schiaffo, che oltretutto anticipano il tema dell’inseguimento (e della fuga), assolutamente centrale; infatti Frank (Francesco Lemma) non fa altro che fuggire da innumerevoli Zombies pronti a contagiarlo o forse a farne un succulento pasto pomeridiano.
Lo spettatore ha subito paura, e la mantiene per tutto il film, 28 minuti circa in cui si prova pure il voltastomaco, come nella sequenza, positivamente surreale, dove Frank perso nella boscaglia ha ripetuti incontri ravvicinati con alcuni non morti, qualcuno incurante di lui, preoccupato solamente di contorcersi nella sua mostruosità, accentuata da effetti audio orripilanti, un make up (Carlo Diamantini) che ci rende perfettamente riconoscibile le loro disgustanti menomazioni, e, non per ultimo, la generale interpretazione delle numerose comparse, le quali il giorno delle riprese hanno accantonato la loro vita per diventare non morti a tutti gli effetti.

La fotografia (Pierluigi Siena) gioca sul chiaroscuro, riuscendo a rendere un’atmosfera incerta, imprevedibile, a tratti angosciante; e tutto questo perché Frank è il solo e unico a fuggire dagli zombies. L’unico appoggio su cui può contare è quello della sua utilitaria, che oltretutto si rivelerà elemento chiave nel sancire le sorti dell’umano superstite.

Sceneggiatura e regia (Claudio Tacchi) mantengono coerente l’orchestrazione narrativa della trama, la quale ci trascina costantemente in una tensione sempre crescente, non cala mai, anzi, con un gran tocco di stile, sarà il buio da cui ci stiamo per aspettare i titoli di coda che ci farà staccare dal magnetismo di questa vicenda, sta a voi scoprire come, e comunque fino ad allora, non sapremo nulla delle sorti di Frank.

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