INTERVISTA A RUGGERO DEODATO

[Di Joel Pagini]

[J.P] – Ciao Ruggero, ti ringrazio intanto per l’intervista che hai acconsentito a fare per Non Solo Gore, è davvero una bella esperienza poter intervistare un regista storico del nostro cinema di genere. La mia prima domanda riguarda alcuni elementi tipici del tuo cinema: sangue, violenza, sesso, tutti e 3 elementi spesso presenti nel cinema ma che molti registi spesso preferiscono accennare, lasciare fuori campo o fare intuire allo spettatore. Viceversa nel tuo cinema questi elementi non solo sono molto presenti in termini di quantità ma non vengono mai nascosti al pubblico e anzi sono rappresentati in modo molto esplicito. Perché tu hai sempre scelto di rappresentare sesso e violenza in modo così diretto anziché preferire un approccio più indiretto?

[R.D.] – Penso che sia il mio stile che mi porto sin dall’inizio della mia carriera. Sicuramente è l’impronta rosselliniana del neorealismo.

[J.P.] -  Sempre riguardo alla violenza, Cannibal Holocaust, ma anche gli altri tuoi cannibal movie, sono famosi per essere stati, all’epoca, alcuni tra i film più estremi e violenti mai fatti. Oggigiorno questo limite si spinge sempre più avanti in una sorta di gara a chi riesce a mostrare più degli altri, a chi supera il limite di ciò che, fino ad allora, nessuno aveva mai osato di rappresentare di fronte alla macchina da presa. Visto che tu sei stato una specie di pioniere, in questo senso, credi che esista tuttavia un limite, dal punto di vista morale, a ciò che un regista può decidere di mostrare?

[R.D.] – Beh! La morale non dovrebbe appartenere a un regista che a differenza di un giornalista è limitato dalla censura. Noi dobbiamo dare anche spettacolo e sicuramente eccediamo con la violenza estrema, però, le visioni dei nostri film vanno a un pubblico generalmente sopra i diciotto anni. Mentre ai giornalisti è permesso anche agli orari protetti di far vedere atrocità d’ogni tipo.

[J.P.] – All’uscita di Cannibal Holocaust, questo era il primo film girato con una telecamera a mano, in modo da simulare un filmato amatoriale reale. Nel corso degli anni l’idea è stata ripresa più volte, l’esempio più clamoroso è The Blair Witch Project, ma anche in film come Il cameraman e l’assassino. Tuttavia è negli ultimi dieci anni che c’è stata una vera e propria esplosione di questo tipo di film (REC, Cloverfield, Il quarto tipo ecc…) che riprendono elementi che tu hai introdotto allora: la camera a mano, l’ossessione del protagonista nel voler riprendere tutto ciò che accade e le campagne promozionali che sempre più spesso puntano a far passare i film per fatti realmente accaduti (o ad essi ispirati). Come mai credi che ci sia stato un boom così improvviso dopo anni in cui solo pochi film hanno seguito questo stile, e credi che questa sovrapproduzione stia in qualche modo rendendo banale ciò che, invece, è stato creato per avere un forte significato?

[R.D.] – Il mio stile lo apprezzo in alcuni film, dove la trama è alla ricerca di situazioni reali. Ma nella maggior parte dei casi, molti giovani registi ne abusano per mancanza di tecnica. Girare un film in maniera tradizionale con campi, controcampi, primi piani, campi lunghi, carrellate ecc, ecc. È molto faticoso e costoso, oltre ad avere bisogno di più settimane di riprese a disposizione. La macchina a mano invece facilità la mancanza di tecnica, ma molte volte i lunghi piani sequenza mal concepiti rendono lenti e noiosi i film.

[J.P.] – Allo stesso modo c’è stato un boom di film che sono stati influenzati dal cinema italiano di genere di cui hai fatto parte tu e registi come Fulci, Lenzi e Bava. Stò parlando ovviamente dei film di Tarantino, Rodriguez e Roth, che a loro volta stanno influenzando una nuova generazione di registi. Cosa ne pensi di questa situazione che si è venuta a creare e di questi film che vogliono omaggiare/ricreare delle opere spesso a basso costo ed indipendenti ma che sono, in tutto e per tutto, dei blockbuster hollywoodiani con budget altissimi?

[R.D.] – L’influenza dei nostri film anni 60, 70 è iniziata molto prima con gli Scorsese, Coppola e tanti altri. I giovani tarantilliani l’hanno fatta diventare una moda e in molti casi sono dei bluff pubblicitari. Tarantino a differenza di altri invece è un grosso talento e veramente la sua videoteca è colma di nostri vecchi film. Nella sua bacheca trovi di tutto da Fulci, Bava, Freda a Bombolo e Pierino.

[J.P.] – Dopo un periodo molto attivo in campo horror/thriller, ti sei dedicato molto alla TV dirigendo delle serie TV commedia come i Ragazzi del muretto, Noi siamo angeli o Padre speranza, per poi tornare, negli ultimi anni, a voler dirigere nuovamente film di stampo horror. Come mai questo allontanamento dal cinema di genere che ha reso famoso il tuo nome a livello mondiale e questo desiderio attuale di tornarci?

[R.D.] – Semplicemente perché il film di genere è sparito. Il nostro pubblico ha preso nuove abitudini, si è attaccato ai reality, alla De filippi, sognano di diventare famosi imitando non più gli eroi del cinema ma bensì “i personaggi” televisivi che nelle loro cialtronerie sono più facili da emulare. Basta un po’ di palestra o dare scandalo spogliandosi in tivù, o far ritrovare filmati con le loro prestazioni sessuali estreme.

[J.P.] – Proprio riguardo i tuoi progetti degli ultimi anni, c’è stato Cannibals, che sarebbe dovuto essere il sequel di Cannibal Holocaust ma che non è andato mai in porto. Puoi dirci qualcosa su come avresti voluto realizzare il film e quali sono i motivi per cui non è mai stato realizzato?

[R.D.] – Sono state tante le richieste per un mio ulteriore film cannibalico, e alla fine ho scritto una sceneggiatura con cannibalismo metropolitano. Il film non riesce ad approdare per motivi finanziari e per la richiesta di farlo diventare televisivo e questo non concilia con l’argomento violento della trama. Ad ogni modo non dispero e spero di poterlo girare molto presto.

[J.P.] – Avresti voluto dirigere anche un altro sequel, quello del tuo Rape & Revenge, La casa sperduta nel parco, ma anche questo progetto non è stato completato, anche forse per via della morte di David Hess, che avrebbe dovuto riprendere la parte dell’antagonista visto nel primo capitolo. Anche qui, puoi parlarci del film e del perchè non è stato fatto?

[R.D.] – Si, anche questo progetto non riesce a salpare. La morte di David ha influito molto, peccato perché la sceneggiatura è molto bella.

[J.P.] – Un altro progetto di cui ho trovato alcune notizie nella rete, senza mai però avere nette conferme ne smentite, ne informazioni al riguardo, è il film di stampo thriller/horror Il giorno dopo Halloween, come ho detto però le informazioni al riguardo sono poche, piuttosto datate e poco chiare, puoi fare un po’ di luce su questo progetto, che cosa tratterà, o che cosa avrebbe dovuto trattare?

[R.D.] – Il giorno dopo Halloween è una storia tratta da un fatto realmente accaduto, per questo progetto abbiamo anche ottenuto un piccolo finanziamento dal Ministero dello Spettacolo ma non è sufficiente per un budget che è superiore e il produttore non riesce a trovare altri finanziamenti. E’ il male del nostro cinema di questi tempi, mancano i fondi per i film di genere.

[J.P.] – Dopo La casa sperduta nel parco 2 e Cannibals, due progetti sequel dei tuoi film precendenti, ti sei dedicato ad un opera completamente distaccata dal passato, ossia un episodio dell’antologia horror The Profane Exhibit, che ti vedrà coinvolto assieme ad altri registi italiani ed internazionali, con nomi appartenenti a stili cinematografici completamente diversi. Cosa puoi dirci in merito?

[R.D.] – The profane exhibit è stato il divertimento di quest’estate, una sfida di tre minuti, il desiderio di raccontare un thriller e riuscire in poco tempo a dare una grossa tensione al pubblico. Penso d’esserci riuscito e in questo devo ringraziare la mia esperienza negli spot pubblicitari dove racconto storie in 30 secondi.

[J.P] – Dopo così tanti anni lontani dal cinema horror i tuoi fans devono aspettarsi un ritorno alle origini oppure un Deodato totalmente diverso? Inoltre cosa ti aspetti da un progetto che unisce assieme generazioni diverse di registi, anche molto distanti tra loro stilisticamente?

[R.D.] – Mi aspetto di emergere data la mia esperienza cinquantenaria e poi il mio stile realistico sicuramente mi distinguerà dagli altri.

Licenza Creative Commons Questo sito è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.
Hit counter by goldbetreview