RECENSIONE “L’ALBERO DI SAN MARTINO”

[Di Samuele Tondo]

Un gruppo misto di ragazzi e ragazze deve realizzare una serie di foto su un fenomeno piuttosto inquietante. Pare difatti che vi sia un albero, in località S. Martino, dove vengono appese bambole impiccate e si vocifera che dietro a ciò si possa celare una setta satanica. Affascinati dal mistero e dalla superstizione, i giovani partono armati di macchina fotografica e telecamera per documentare il loro viaggio alla ricerca del fantomatico albero. Ma i giochi spesso si possono trasformare in incubi…

La prima risposta italiana all’enorme successo cinematografico conosciuto come “The Blair Witch Project” arriva nel 2001 dalla Toscana con un cortometraggio basato su un fatto di cronaca realmente accaduto (nella zona di Arezzo è stato ritrovato un albero dove vi sono state impiccate delle bambole, subito si è azzardato il coinvolgimento di una setta satanica…).
L’idea di fondo è buona, ma è tutto il reparto tecnico e recitativo che non riesce a creare quel senso malsano di inquietudine che richiede il genere.

La tecnica di ripresa è parecchio mossa, traballante e nei 13′ circa di visione vi troverete a non capire molto delle sequenze presentate. I movimenti si rivelano bruschi anche nelle parti puramente documentaristiche (nelle interviste in particolar modo) cosa che, voluta o meno, ne rende faticosa  – per gli occhi – la visione.

Per quello che concerne la recitazione gli interpreti sembrano improvvisati e quasi forzati nei loro ruoli e in alcuni momenti sembra di assistere più ad una commedia che ad un prodotto generato per incutere ansia o quant’altro. Nel finale però il giudizio varia, l’intera sequenza è lodevole e finalmente si crea quel disagio e quel senso di inquietudine che si dovrebbero provare guardando questo tipo di produzioni.

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