RECENSIONE “THE PATH – NO WAY OUT”

[Di Marco Valtriani]

Il ritmo dirompente del rock che picchia la batteria, la natura arida che nella sua placatezza si oppone al ritmo incalzante, la corsa imperterrita verso un dove infinito. La sensazione non è piacevole, è perturbante, il suono stridente trapassa orecchie e mente e il cuore comincia a battere, la paura è pronta ad approdare… cosa sta succedendo?

Nulla si capisce di questo ottimo cortometraggio se non si arriva il finale, ma per arrivarci si passa da una quotidiana corsetta (distinte le espressioni di Lucrezia Losurdo), al quasi imprevedibile… Il percorso che si compie ha pennellate di video arte, ha  inquietanti sensazioni, ha incubi e violenza. Chissà come sarà veramente? In quest’opera, italianissima ma in lingua inglese ed in American Style (prodotta dalla Blackduck Movies) è il sentiero della morte che ci attira a se. Saccenti gli usi della fotografia, arida come la natura circostante, elaborata la computer grafica, trucco realisticamente profondo (Chiara Moser), esemplare la maestria della costruzione dell’ignoto, della tensione, un po’ meno imprevedibile l’effetto sorpresa che non disturba la visione, anzi forse già dalle prime note acide della colonna sonora, forse, il regista ci ha già voluto dire come andrà a finire, e ci si arriva spasimando. Non è la sorpresa la chiave del film ma l’immersione improvvisa, inaspettata e invisibile, quasi sotto un’ala di indifferenza verso il nostro ruolo di spettatori. Il regista (Marco Lamanna) ci vuole dire questo a mio avviso: sai già come va a finire, ora vedi come!

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