“TULPA” IN ANTEPRIMA SU NSG! NO SPOILER!

[Di Marinella Landi]

Lisa Boeri è un’affascinante donna in carriera con una particolare abitudine che la porta a frequentare assiduamente l’esclusivo e privato club Tulpa, luogo di perdizione e di ricerca interiore. Il Tulpa ha delle regole e presto la sua aurea mistica verrà incrinata da una serie di brutali omicidi sui quali la stessa Lisa deciderà di indagare.

Questo un breve riassunto di quello che è il nuovo Tulpa di Federico Zampaglione. Un locale, un club privato dove poter dar sfogo a pratiche sessuali al limite e perversioni di vario genere – per altro un po’ limitate e velate rispetto a quello che ci si può aspettare – ma anche e soprattutto uno “stato” spirituale, un viaggio nei meandri della mente e del corpo alla ricerca  e alla liberazione del proprio “Tulpa”, termine di origine tibetana spesso legato alla cultura Buddhista e alla meditazione. Il Tulpa è un’entità eterea, incorporea che può manifestarsi assumendo svariati aspetti e maggiormente quello animale. Per tanto quello che si guarderà è si un giallo dalle tinte forti, plasmato su una classicità ben riuscita dei gialli nostrani degli anni d’oro, ma anche spirito e misticità riversati in alcuni passaggi che possono sembrare secondari ma che in realtà sono portanti in un storia che segue sia le vicende legate al Tulpa, il club, sia quelle legate al Tulpa insito in ognuno di noi; un giallo soprannaturale quindi è quello che si addice maggiormente a questo terzo lavoro di Federico Zampaglione.

Un film che riporta fin da subito alle atmosfere cupe e sinistre che abbiamo amato in film cult della nostra cinematografia di genere. Un film che ricorda, per alcune inquadrature (mi ha molto colpita la ripresa di un semplice palazzo e delle statue sottostanti, tratti presenti un po’ ovunque nel film che mi hanno davvero riportata indietro) e per le sequenze degli omicidi, la mano di colui che fu un Maestro in questo e che gli conferì tutti i meriti che agli albori certamente ha meritato. Zampaglione ritorna con un film diverso dal precedente Shadow, un film più crudo, più viscerale e di sicuro più personale, e lo fa con una storia abbastanza semplice, anche se proprio la sceneggiatura è stato uno dei motivi di discussione dei più che hanno assistito alla prima di Londra definendola sconfusionata e in calo verso il finale. Sebbene quella a cui ho assistito sia una versione migliorata rispetto a quella dell’anteprima, anche se  ancora in fase di lavorazione, la storia mi è sembrata comprensibile fino al suo epilogo, dove in effetti un po’ si perde, nonché in linea con quello che si sta raccontando, quindi con la parte “materiale”, quella brutale e fisica, e quella soprannaturale a cui il film vuole prepararci fin dal titolo. Ed è proprio nel suo epilogo che il film perde un po’ di smalto, in quanto risulta, per lo meno a me è sembrato, incompleto di quel qualcosa che avrebbe maggiormente chiarito una situazione sulla quale non sarebbe stato male soffermarsi fornendo le giuste informazioni, alle quali, con la sintonia e il pensiero giusto ci si arriva comunque, ma il fatto che dia questa impressione lascia un po’ spiazzati, anche se si tratta di una cosa voluta per lasciare quella sorta di apertura tra le vicende e lo spettatore. Un momento cruciale vissuto con rapidità, come un bel libro sfogliato da una forte corrente d’aria dal quale riesci a rubare solo qualche suggestiva immagine.

Tulpa è un film completo, affascinante e con un impatto visivo di una certa potenza, così come le musiche, in particolare quella scelta per il tema che accompagna i delitti che pur non mostrandoci nulla di nuovo e limitando in alcuni momenti la violenza esplicita e in precedenza dichiarata – parte freneticamente per placarsi e alleggerire la dose nel corso della visione – sono sicuramente un momento gustoso di un film che ho trovato curato sotto più punti di vista, nonostante mancassero ancora degli accorgimenti. Molto bella e significativa la sequenza del serpente a sonagli (che si apprezzerà maggiormente se si ricorda il reale significato del titolo e di ciò che ne deriva).

La parte riguardante la recitazione non mi è sembrata così esilarante, nemmeno la tanto criticata Cescon, che compare davvero in “poche” – importanti – scene e senza risultare così tanto ridicola, anche se, in una di queste scene non mi è sembrata del tutto a suo agio o pienamente credibile. Buona quindi l’interpretazione di una Gerini in forma nei panni di Lisa Boeri, primo ruolo che la vede confrontarsi con il genere e di un Michele Placido un po’ sopra le righe nel classico Italian Style, Fortemente di impatto Nuot Arquint, gestore del Tulpa, personaggio nel quale si è calato perfettamente indossando degli abiti non troppo stretti ne troppo larghi ma semplicemente aderenti alla sua persona e ai suoi particolari tratti, una presenza decisamente molto forte all’interno della storia.

In definitiva posso giungere al mio parere finale, senza per questo cambiare opinione su quello che rimane il mio pensiero su certe cose e/o atteggiamenti; Tulpa è un buon film, volendo superiore a Shadow – anche se si gioca su due piani differenti – e il regista, che nonostante tutto non credo meriti di essere definito il nuovo re dell’horror, ne di rinascita si può ancora parlare, ha sicuramente dimostrato di essere sulla buona strada, lunga ancora, ma buona! Una sola cosa mi permetto di consigliarvi durante quella che sarà la visione del film una volta nelle sale, giusto per avere un approccio in linea e poter apprezzare e capire maggiormente alcuni suoi passaggi: informatevi sul termine “Tulpa”.

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