RECENSIONE “TRAMONTO”

[Di Joel Pagini]

Tramonto è un cortometraggio di Roberto Urbani della durata poco inferiore al quarto d’ora, visto che nei cortometraggi ogni minuto è prezioso e non si può sprecare nessuna occasione per raccontare la storia, visto il poco tempo a disposizione, ecco che il titolo ci viene in aiuto tracciando una linea guida su ciò che andremo a vedere; un dramma dai toni caldi sul tema della vita che arriva inevitabilmente alla morte.

L’abilità del regista di inquadrare il film all’interno di un preciso contesto storico, quello del far west, con giusto una manciata di immagini è davvero ottima, in poche sequenze, e mostrando solo qualche dettaglio molto significativo, lo spettatore riesce ad essere immerso in una cupa atmosfera western.

La trama dell’opera è davvero scarna, due bambini, uno figlio naturale, l’altro adottivo, che si ritrovano in punto di morte sulle rive di un ruscello, ma la trama non è quello che conta nel film, quanto piuttosto le sensazioni e le emozioni che vengono fatte scaturire dai due protagonisti, molto bravi nel recitare e nel trasmettere empatia.
Molto buono anche il comparto tecnico, con musiche di Giovanni Picardi mai invadenti, ottima fotografia e abilità dietro la mdp.

Certo, il tentativo è di quelli che mirano in alto, 14 minuti scarsi per far culminare le emozioni di una storia lunga una vita, raccontando soltanto prologo ed epilogo, il risultato finale è però da elogiare, sebbene in qualche momento mi sia sembrato che la dimensione drammatica fosse ingigantita, forse proprio per colmare la mancanza di un crescendo e di un climax dovuto alla durata dell’opera.

Tramonto è comunque un opera molto apprezzabile, sopratutto dal punto di vista tecnico, e che regala più d’una gioia anche per ciò che vuole trasmettere.

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