RECENSIONE “ROAD TO L”

[Di Samuele Tondo]

“Il sentimento più forte e più antico dell’animo umano è la paura, e la paura più grande è quella dell’ignoto.” – H.P. Lovecraft

Montecatini. Roberto Leggio acquista un manoscritto che sembra appartenere al grande scrittore horror H.P. Lovecraft, il quale racconta di un suo viaggio in Italia, precisamente nel delta del Po. Due anni dopo una troupe composta da filmaker italiani e internazionali parte alla ricerca di prove che potrebbero confermare questa scoperta, facendo base nel paese di Loreo.

La passione per Lovecraft è immensa e profonda, chiunque si sia addentrato nel labirinto dello scrittore di Providence non ne è mai più voluto uscire… Questo, i due registi di “Road to L” (Federico Greco e Roberto Leggio) lo sanno bene e con questa pellicola ci regalano un piccolo tour turistico nell’oscuro mondo degli Antichi.

Vincitore del “Melies d’argento” al Fantafestival del 2005, “Il mistero di Lovecraft” è entrato prepotentemente tra i più grandi esponenti del Mockumentary ( in questo stile vi si annoverano “The Blair Witch Project” e l’orgogliosamente italiano “Cannibal Holocaust”), genere che getta le proprie fondamenta nel finto documentario creando nello spettatore la sensazione di smarrimento dovuto alla miscela omogenea di realtà e fantasia.
La storia è degna di tener testa alle più grandi produzioni europee, durante la visione si ha la sensazione di essere di fronte ad un vero e proprio documentario con spezzoni di backstage, complice di questo risultato è il passato lavoro di Federico Greco “H.P. Lovecraft – ipotesi di un viaggio in Italia” (breve documentario del 2004) nel quale si ipotizza un viaggio del solitario scrittore americano nel bel paese da cui avrebbe tratto spunto per alcuni dei suoi numerosi racconti tra cui “La maschera di Innsmouth” che viene più volte citato in “Road to L”.

La scelta del Casting è ottima, la professionalità degli attori è di alto livello arrivando al picco nei frangenti di massima tensione (più volte vi troverete a provare le stesse emozioni dei documentaristi, ma come loro non ve ne andrete e ne vorrete sempre di più). Grande sorpresa arriverà con la visione dei titoli di coda quando scoprirete che la voce narrante è quella di Robert Englund, colui che ha dato volto e sembianze a Freddy Krueger. Unica nota dolente è la recitazione dei cittadini di Loreo, non è chiaro se sia stata una scelta voluta, ma alcune interviste tendono quasi al comico, cosa che nel genere della pellicola non è proprio consona ma non grava minimamente sul risultato a prodotto finito.

Le location, boschi, biblioteche, paludi, fiumi, cantine, fogne, ruderi e case abbandonate sono perfette, si ha sempre la sensazione che ci possa essere qualcosa nascosto in quell’oscurità tanto inospitale delle rive del Po.
Il finale è brutale, un colpo di scena che vi lascerà a bocca aperta e con un brivido lungo la schiena. Concludendo, “Road to L. Il mistero di Lovecraft” è un ottimo film che purtroppo non ha goduto di una buona distribuzione e soprattutto non è stato pubblicizzato a dovere, fattori questi che non hanno fatto elevare la pellicola al di sopra di altre produzioni del cinema underground italiano. Consiglio vivamente la visione agli appassionati di Lovecraft, troveranno pane per i propri denti con tutti i riferimenti alle varie opere dell’autore del ciclo di Chtulhu. Per chi invece le opere del solitario scrittore sono un mondo ancora sconosciuto, la visione del lungometraggio di Federico Greco e Roberto Leggio potrebbe essere l’incipit di una nuova grande avventura nell’ignoto mondo dei “Grandi Antichi”.

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