RECENSIONE “SAZIANDO L’UOMO”

[Di Samuele Tondo]

L’inizio della fine della storia di una giovane ragazza parte con la conclusione di una misteriosa telefonata e il principio di un barricamento in casa. Chi si nasconde dietro la voce al telefono? Che cosa porta la ragazza a rinchiudersi? Solo l’indispensabile alla sopravvivenza è presente all’interno del loculo, il minimo di luce per dare forma ai colori. Da qui in poi cominceremo a non fidarci più di quello che “sembra”. Giusto il tempo di due rapidi calcoli e tutto cambia. Appare una giovane compagna singhiozzante e implorante attenzione. Una figura oscura e malefica – un gigante più vicino alle bestie che all’uomo per aspetto – si unisce a quest’ultima a rendere la vita della protagonista un inferno. Qual è il legame fra la voce, la seconda ragazza, e l’oscuro colosso? Perché la ragazza si è auto reclusa? Da cosa sta scappando?

Saziando l’uomo, primo lungometraggio del duo registico Alessandro G. Capuzzi/Emanuele Dainotti, è un thriller psicologico che si sviluppa su molteplici piani narrativi, infatti lo spettatore è catapultato subito nel mezzo della vicenda rimanendo spiazzato dagli strani avvenimenti che ruotano attorno alla protagonista (Ilaria Silvestri), realtà e sogno s’intersecano abilmente lasciandoci nell’insicurezza di ciò che sta realmente accadendo.

La vicenda è ambientata interamente all’interno di un monolocale tranne che per un flashback e l’epilogo, scelta delle location dettata dal budget irrisorio (2000€) ma che non nuoce, anzi giova, all’atmosfera della pellicola creando quel senso di claustrofobia che nemmeno le grandi produzioni cinematografiche riescono molte volte a riprodurre. Complice di questo risultato la scelta cromatica, infatti le riprese nell’appartamento sono in un freddo bianco e nero, eccezione fatta per le apparizioni dell’”uomo nero” (gigante interpretato da un irriconoscibile Raffaele Panfili grazie a un trucco semplice ma efficace) in cui la ripresa tende al verde sporco.

L’interpretazione degli attori si attesta su livelli medio alti, una nota di merito va a Laura Locatelli la quale interpreta la compagna della protagonista, inquietante e sensuale, riesce a tenere gli occhi puntati su di sé per tutto un monologo della durata di quasi dieci minuti.

Ottima scelta quella fatta dai due registi per quanto riguarda la fotografia, stile pulito quasi chirurgico per la rappresentazione della “vita quotidiana” della protagonista, stile sporco e traballante per le riprese delle apparizioni del misterioso uomo nero. L’uso delle ombre è magistrale, elemento immancabile per una pellicola di genere come questa in cui il “vedo non vedo” la fa da padrona. Lavoro eccellente quello fatto sul sonoro, contorno alle immagini fatto di profondi respiri e suoni lontani quasi impercettibili a un orecchio poco allenato.

In conclusione, “saziando l’uomo” è un ottimo film tenendo conto il bassissimo budget e i pochi mezzi a disposizione dei due registi alla prima prova nel campo dei lungometraggi, da apprezzare la ricerca artistica che di questi tempi manca nel panorama underground italiano. Pellicola altamente consigliabile a chi ama il thriller psicologico difficilmente digeribile dove non ci sono risposte ma solo quesiti ad altri quesiti.

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