RECENSIONE “BLOOD FOR DRACULA”

[Di Fabio Parisi]

Titolo: ”Blood for Dracula” aka “Dracula cerca sangue di vergine… e morì di sete!!!” aka “Dracula ha sete: cerca sangue di vergine” aka “Andy Warhol’s Dracula” aka “Andy Warhol’s young Dracula”

Regia: Paul Morrissey e Antonio Margheriti

Anno: 1974

Anni ’30. Il ferale Conte Dracula, bisognoso di nutrirsi col vergineo quanto introvabile sangue di fanciulle, decide di trasferirsi in Italia dalla Romania su consiglio del fedele servitore con l’idea che l’aura ecclesiastica del luogo abbia inferto alle giovinette pensieri di purezza e castità e giunto nel ‘Belpaese’, l’errante Conte viene a conoscenza di un nobile in decadenza il quale desiderio è dare in spose le sue tre ‘illibate’ figlie, aggettivo non molto consono, visto che l’aitante sguattero (L’attore feticcio di Morrissey, Joe Dallessandro) deflora sistematicamente le ‘verginelle’ in ogni momento possibile… Dissetarsi per non soccombere diverrà quindi impresa ardua…

La Factory di Andy Warhol, in accordo produttivo con Carlo Ponti sbarca in Italia per la realizzazione di un dittico con protagoniste le leggendarie icone horror; Frankeinstein (“Il mostro è in tavola… Barone Frankenstein” o “Flesh for Frainkeinstein”, realizzato in 3D) e Dracula, per questo “Blood for Dracula” (o anche “Andy Warhol’s Dracula”, “Andy Warhol’s young Dracula” e “Dracula ha sete: cerca sangue di vergine”, fino al definitivo titolo italiano “Dracula cerca sangue di vergine e… morì di sete!!!”) quest’ultimo co-diretto da Paul Morrissey e Antonio Margheriti.

Titolo e sinossi fuorviano verso la parodia horror, ma niente di più ingannevole poichè l’opera è ben altro, anzichè un puro horror, invece denaturato dalla mancata costruzione del genere che punta al crescendo di tensione qui totalmente assente, un esatto connubio di generi, dalla raffinata ironia all’erotismo, che contribuiscono a crearne un unico e al contempo indefinibile a se stante con venature autorali, includendo anche sottotesti di carattere storico-politico che ne saturano la bellezza estetica contraddistinta da sobria eleganza kitsch.

Udo Kier interpreta magistralmente un esangue e fascinoso, ma per nulla tenebroso Dracula, di un portamento aristocratico (a rappresentanza dell’intera categoria) per il quale è impossibile non provare accenni compassionevoli, seppur metaforicamente non dovremmo, in quanto risulta l’incarnazione di antiche ideologie regressiste destinate al decesso contrapposte al proletario Dallessandro, “gran fottitore” dal sangue caldo e pulsante di idee progressiste (ma decisamente personaggio più odioso, dal punto di vista dell’affabulazione il pollice teso va allo “sfigato” Dracula) in una messinscena dai tratti pasoliniani in cui l’antagonista non risulta tale in quanto “succhiasangue”, ma bensì ostacolo al motore del progresso, occluso anche dalle malate quanto ipocrite convinzioni di natura sessuale inflitte dalla Chiesa.

In tutta questa raffinatezza visiva e narrativa, il film riesce anche ad includere un paio di sequenze degne dei più moderni “vomit gore” nelle quali il povero Dracula saggia inavvertitamente sangue impuro dagli effetti di una droga tagliata male, rigurgitando violentemente il tutto in scene che ricordano le crisi fisiche della tossicodipendenza (In questo caso, suddetto tema è egregiamente esplicato nel vampiresco “The Addction” di Abel Ferrara).

Ulteriore merito va alle presenze attoriali, il decaduto nobile Vittorio De Sica, qui alla sua ultima interpretazione, Milena Vukotic che interpreta una delle figliuole, ed un prezioso ‘cammeo’ di Roman Polanski (!) nei panni di un baro.
“Blood for Dracula” rimane indubbiamente una fra le migliori, anche se inusuali,  pellicole del filone ‘draculesco’, ed in tempi (bui) in cui lo charme del conte rumeno (Bela Lugosi docet!) è stato soppiantato da sedicenti vampiri “cool” che impestano editoria, tv, e grande schermo alimentando sciatte new generations, viene davvero una gran voglia di rispolverare opere di tale portata, al chiuso
di una stanza col “silenzio” di Murnau a stanare questo forte rumore mediatico di odierno orrore.

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