RED KROKODIL: INTERVISTA ESCLUSIVA

[Di Fabio Parisi]

[ENGLISH VERSION]

Quest’oggi NSG vi propone in esclusiva l’intervista al controverso e originale regista del nostro panorama indipendente Domiziano Cristopharo e a Brock Madson, unico interprete di “Red Krokodil”, pellicola sceneggiata dal giovane e talentuoso scrittore Francesco Scardone della quale sono da poco iniziate le riprese e proprio per questo motivo, rivolgiamo un particolare ringraziamento per il tempo dedicatoci. Le prime impressioni incanalano verso un’abissale ed intima apocalisse che squarcia il corpo (e il corpo dell’anima) attraverso un feroce ed estremo autoannichilimento in un amaro pessimismo che viaggia verso un punto di non ritorno in cui l’uomo è “destinato” a soccombere.

Di seguito l’intervista, buona lettura!

Domiziano Cristopharo

[NSG] – Le basi di Red Krokodil si incentrano sul disfacimento e l’auto-annientamento dell’unico protagonista attraverso l’uso di questa terribile sostanza nata in Russia dagli effetti devastanti, inducendo a vedere l’autodistruzione come puramente individuale. Eppure si ha la sensazione che il film non tratti prettamente il tema della droga, ma sembra più un’allegoria di un concetto “collettivo” più profondo. Puoi confermarci?

[D.C.] -  il film affronta varie tematiche, dall’ambientalismo a quelle più “banalmente” legate in modo generico all’uso delle droghe, iniziando con una piccola premessa sul Krokodil e la sua fertile esistenza dovuta all’arricchimento che le industrie farmaceutiche in Russia ne traggono. Ma la storia è un pretesto che uso per concentrarmi poi sulla condizione psicologica votata all’annullamento da se stessi e dal mondo circostante, in una visione apparentemente ripetitiva, statica, che vede solo un presente e non un domani. Il disfacimento del corpo che questa droga provoca, mi aiutava a simboleggiare anche visivamente un disfacimento interiore inarrestabile. Il Krokodil non perdona ed è raro che se ne esca vivi una volta entrati nel vortice. E’ un film decisamente pessimista su scala mondiale, ma non è fantascienza: dopo 11 anni di confine, il Krokodil sta approdando anche in europa.

[NSG] – Nei tuoi film si dà molta importanza al linguaggio dei corpi che dall’estetica alla gestualità dicono qualcosa di significativo forse più delle parole.In questo caso,cosa ci dobbiamo aspettare?

[D.C.] -  Il fim è interamente ambientato in un interno, da un solo attore… e non ci sono dialoghi, solo voci off. E’ indubbiamente il mio film più intimista, il più semplice, che prosegue la svolta stilistica avuta con “Bellerofonte”, solo che mi distacco da quei colori, e da quel misticismo positivista. Si può ben dire che questi 2 film sono agli antipodi in tutto e per tutto. Spero solo non nel risultato!

[NSG] – Il tema della diversità in tutte le sue forme è a te molto caro e a dimostrarlo sono alcuni dei tuoi film come il viscerale “House Of Flesh Mannequins” o il successivo “Museum Of Wonders”, il quale rappresenta l’anima dei manichini di carne, e per ultimo “Hyde’s Secret Nightmare” che ne è un’ulteriore conferma. I tuoi lavori sono contraddistinti da un forte stampo teatrale per via della tua formazione artistica, in che misura questi due aspetti si fonderanno in Red Krokodil che stando alle anticipazioni assumerà la forma del neorealismo più “crudo”?

[D.C.] – Fino ad Hyde’s ho mantenuto una forma diciamo teatrale in apparenza, ma per me al di là della cura della messa in scena, i miei film non sono affatto teatrali. La recitazione è molto forzata, surreale, ma del resto non voglio illudere nessuno che ciò che sta vedendo è la realtà. Anzi in FLESH MANNEQUINS ad esempio, il film è contrapposto ad immagini di TG ed interferenze di trasmissioni televisive varie. Il vero Orrore per me è quello… e quella è la realtà. Il fatto che i personaggi parlino direttamente alla telecamera non la vedo una scelta teatrale, quanto più vicina alle interviste o al documentaristico… mi piace che il pubblico interagisca direttamente col film e non ne sia spettatore passivo. Qui invece sarà solo spettatore passivo. dovrà semplicemente subire tutto quello che capita al protagonista. anche il niente.

Brock Madson

[NSG] – Il tuo ruolo artistico si è sin’ora snodato fra ambito teatrale e davanti l’obiettivo fotografico come modello e la partecipazione a Red Krokodil come (unico) protagonista ti vedrà per la prima volta sullo schermo.Vuoi dirci in che modo stai affrontando l’esperienza, e se in maniera particolare?

[B.M.] – mi sono formato col metodo Stasberg da uno dei principali insegnanti dell’Actors Studio a Los Angeles, ma per questo ruolo non sto seguendo il metodo… mi sto solo arrendendo ad esso. Per me non è solo un personaggio, è la ricerca della verità e del significato attraverso la sua stessa vita.

[NSG] – Red Krokodil peserà interamente sul tuo personaggio, un uomo votato all’autodistruzione. Che livelli di empatia hai raggiunto rispetto a tali argomentazioni per la caratterizzazione del personaggio?

[B.M.] – Non penso a questo “solo” come a un ruolo. Sono stato 5 anni dipendente dalla methamphetamina, quindi so relazionarmi molto bene con tutto questo. Anche se mi fa soffrire, mi sto “permettendo” di tornare indietro in quei posti bui, avendo compassione per quella parte di me che è ancora viva. Spero di riuscire così a trasmettere almeno un pò di verità a questo personaggio, una profondità che possa far vedere allo spettatore non solo un tossicodipendente, ma una persona con un cuore che come tutti merita di vivere. Amo questo personaggio senza nome, e ho pietà per il suo percorso. Perchè la dipendenza è un posto buio e solitario ed io lo so bene.

[NSG] – Domiziano, si è parlato di Red Krokodil come “la chiusura di un cerchio”. Vuoi svelarci il significato di tale definizione? E Brock, se un cerchio si chiude, quale ciclo pensi si possa aprire in seguito alla tua prima esperienza filmica attoriale?

[D.C.] – Al momento significa tante cose e niente. Avevo necessità di fare questo film e dovevo farlo con Brock. Dovevo farlo ora, 5 anni dopo il mio esordio negli states… dovevo farlo nella mia casa, quella che mi ha permesso di dare il via a tutto. Dovevo farlo in un momento della mia vita in cui si pesano sulla bilancia tante cose… specie il fatto che essere un artista, un regista, un attore o un cantante in italia significa solo farti chiedere dalle persone “ok, ma per vivere che fai?”. Mai domanda fu più azzeccata. Si, aprii un cerchio 5 anni fa… e questo film lo chiude. Che vuol dire? Magari mi prendo una pausa dai film lunghi, o magari dai film fatti in Italia… magari dal cinema definibile “horror” o magari dai film “low budget”.

[B.M.] – Non sono sicuro di come rispondere… o da dove iniziare! Con questo film forse racconterò la mia storia al mondo; Oggi lavoro come Reiki Maser e tengo seminari di Risveglio Spirituale; Questo ruolo in qualche modo riguarda anche la mia “guarigione” e può essere un manifesto per insegnare al prossimo che il nostro passato, non è necessariamente qualcosa di cui aver vergogna o colpevolezza (anche se la società ama colpevolizzarci e mortificarci attraverso i nostri errori). Vedo questo film come l’inizio di qualcosa di grande che riesco forse solo appena ad immaginare o vedere.

Ringraziando entrambi per il tempo dedicato all’intervista durante questi giorni di riprese vi faccio, a nome mio e dello staff di NSG un enorme in bocca al lupo.

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