RECENSIONE “END ROLL”

[Di Marinella Landi]

End Roll (2011) è un film scritto e diretto da Giacomo Gabrielli e Daniele Misischia, che nasce dal cortometraggio “2.58 E.R”, creato appositamente per partecipare al Contest che la casa di distribuzione italiana Filmauro ha indetto in occasione dell’uscita di Paranormal Activity. Non a caso il film riprende molto le situazioni del film di Oren Peli, creando un contesto decisamente poco originale che sa di già visto, ormai direi anche abusato. I due registi ci raccontano la giornata tipo di due coinquiline, cosa che a tratti diverte (anche se la coinquilina armata di videocamera è abbastanza fastidiosa nella parte che si è ritrovata a ricoprire. Ad ogni modo farà la fine che farà… meritata!), prima che l’attività paranormale prenda vita e inizi a manifestarsi, quindi attitudini normali di una vita normale; un pranzo, una serata tra amici e degli sprazzi di vita all’aperto. Alcuni momenti del film non sono affatto male, anche se purtroppo risente della quasi totale mancanza di effetti ad effetto, in alcuni punti, specie nel finale, che avrebbero reso il tutto più inquietante e distorto, anche se, nonostante questo, non si difende male. Apprezzata Marta (Susy Suarez), la protagonista che poi sfaserà sotto il controllo dell’entità maligna (che, con o senza entità credo sarebbe arrivata lo stesso a meditare un finale del genere nei confronti dell’”amica”… io ci avrei seriamente pensato…)

Quello che ci propone quindi questo film non è nulla di nuovo e per questo, molte delle situazioni che le due protagoniste si trovano a vivere non innescano l’effetto sorpresa, ma non è certo un problema esclusivo di questa pellicola quanto del genere ripreso (Found Footage), che ormai, regala ben poco per cui saltare.

C’è da dire che la quasi assenza di budget, che io non tendo a giustificare, ha sicuramente infierito sull’effetto finale del film o sulle aspettative che si avevano ma ad ogni modo è godibile, nonostante, prestando attenzione in alcuni momenti, si notano degli errori, forse di distrazione che comunque non dovrebbero esserci, come per esempio la musica che si sente quando i protagonisti sono in macchina mentre è ben visibile che nel frontalino dell’autoradio non vi è alcuna radio, e altri piccoli dettagli simili che ad uno spettatore attento non sfuggono e fanno scappare un sorriso. Un’altra pecca, più stilistica che altro, è l’oscuramento dei volti al mercato, si ok, è una questione di privacy, ma esteticamente stona.

In finale, questo End Roll, che a mio parere avrebbe potuto dare di più, sbizzarrirsi in un certo senso, e lo avrebbe  potuto fare prendendo strade diverse, non è dispiaciuto, anche nel suo epilogo, tirato per le lunghe in effetti, dove la tensione, sebbene poco marcata, non manca, ma se devo scegliere, preferisco di gran lunga il precedente “Doc 33″.

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