DA OPERAZIONE PAURA – LE INTERVISTE

Direttamente da Operazione Paura NSG vi propone le interviste ad alcuni dei registi che hanno presenziato alla manifestazione tenutasi lo scorso Maggio. Ad essere presente per tutti e quattro i giorni, il nostro Joel, insieme a  Giulia Prodiguerra, che si è occupata delle foto. Joel ha avuto il piacere di farsi una bella chiacchierata con Ivan Zuccon, Edo Tagliavini e Domiziano Cristopharo. Di seguito le interessanti interviste. Mi raccomando, non fate i pigri e buona lettura!

[Interviste a cura di joel Pagini]

DOMIZIANO CRISTOPHARO & EDO TAGLIAVINI

In occasione di Operazione Paura – Rassegna Cinematografica, ho avuto l’occasione e il piacere di conoscere di persona Domiziano Cristopharo ed Edo Tagliavini, che gentilmente si sono sottoposti a questa “intervista doppia in contemporanea”.

JP: La rassegna di Operazione Paura racchiude in se sia il panorama horror italiano attuale sia quello dei grandi maestri del passato. Personalmente chi di loro ti ha influenzato maggiormente? E, aldilà delle loro differenze fra i loro film, pensi che ci fossero delle caratteristiche stilistiche che possano far raggruppare tutti loro in una “scuola registica italiana”?

Cristopharo: No, non penso ci fosse uno stile che condividessero, ognuno aveva un forte stile personale che oggi invece pare mancare molto. Per quanto riguarda le mie influenze, mi rifaccio molto a Mario Bava, sopratutto per il suo essere un artigiano, riusciva a fare molto con poco e credo che questo dovrebbe essere d’insegnamento ai registi di oggi.

Tagliavini: No, non vedo uno stile unico all’interno dei vari registi e questa è una grande cosa e a mio avviso, c’erano stili narrativi differenti, “graffiate” registiche personali che facevano di ogni film, un film diverso. Oggi sento invece che molte storie e approccio alle stesse, segua molto una linea “pulp”, più o meno influenzata da un Tarantino style, sopratutto a livello di sceneggiatura, e questo a mio avviso ha un pochino stancato!
Per quanto riguarda le mie “linee guida”, io da piccolo non avevo nessun interesse a fare il regista, volevo inventare la macchina del tempo e andare sulla luna con la 500 di mia madre: la voglia mi è venuta dopo che ho iniziato a viaggiare (tre mesi il giro per il mondo e un anno in Centro America), capendo che quello che esiste fuori dall’Italia ha tantissime “colorazioni” diverse rispetto a come ci viene dipinto e mostrato, così ho cercato il modo di provare a comunicare queste “alternative” di visione: non sapendo suonare ed essendo stonato, ho visto che il secondo mezzo più efficace per parlare a tante persone è il cinema, quindi ho iniziato da lì. Quindi è il viaggiare che mi ha portato a prendere questa strada e se dovessi dire un regista che mi ha affascinato non farei un nome italiano, ma ovviamente direi Herzog, il cui stile di cinema è diversissimo dal mio, ma sento l’approccio alla vita essere lo stesso mio.


JP: Attualmente, grazie alle nuove tecnologie, è molto più facile ed economico realizzare film o cortometraggi che non in passato e questo ha portato molti giovani ad affacciarsi al mondo della regia. A tuo avviso esiste però un lato negativo in tutto questo?

Cristopharo: Il rovescio della medaglia è che questo porta ad una sovrapproduzione in cui non si pone troppa attenzione al livello qualitativo, molti di questi prodotti hanno l’estetica del videoclip perchè sono fatti da persone che non conoscono il linguaggio cinematografico, si arriva al punto in cui il pubblico viene preso in giro perchè gli viene proposto un prodotto di bassa qualità che, però, “manda giù” comunque per semplice paura di essere bollato come ignorante se non lo si capisce. Inoltre molti film brutti trovano spazio perchè i distributori pensano di sapere ciò che piace al pubblico.

Tagliavini: Diciamo che siamo pigri e quindi i vantaggi di internet possono paradossalmente diventare anche svantaggi. Per esempio con il web si ha tutto a disposizione, milioni di siti, milioni di filmati, cose introvabili solo qualche anno fa: questo è fantastico, ma l’abitudine di avere tutto subito a portata di click porta ad accumulare giga e giga di filmati, di musica e altro che mai veramente verranno guardati, facendo perdere il gusto della ricerca e la “vittoria” quando si trovava l’oggetto della ricerca… questa è un abitudine che sento radicata più nelle nuove generazioni, il cui referente massimo di informazione è wikipedia. Altra considerazione: oggi per fare un filmato si ha la stessa facilità che scrivere su un foglio di carta. La cosa è eccezionale, chiunque si può avvicinare al cinema e scoprire il proprio talento… solo che con la scrittura prima solo le buone frasi diventavano “libri” e il resto rimaneva scritto sui bagni del cesso del liceo, invece adesso tutto è pubblicato, anche i filmati più “analfabeti” e questo porta a perdere una conoscenza del linguaggio cinematografico in virtù di un linguaggio da “sms”: tuttavia questa cosa non deve essere presa totalmente come fattore negativo, perché i linguaggi non sono morti e quindi se dal basso arriva una rivoluzione dello scrivere con le immagini, e questa è valida, ben venga… però per al momento ci sono solo tante “sgrammaticature” più simili a un “ke” usato al posto di “che”…

JP: Si parla appunto di colpa dei distributori, nel panorama italiano, che non danno spazio ai prodotti davvero validi. Pensi però che ci sia una qualche colpa anche da parte del pubblico, in tutto questo?

Cristopharo: No, secondo me il pubblico non ha mai colpa, la colpa è, di base, dei distributori. Una volta era diverso, alla distribuzione c’erano persone che amavano il cinema e avevano una grande cultura cinematografica, poi le aziende sono passate in mano ai figli spesso privi di quella cultura di base che caratterizzava la generazione precedente ed interessati solo al lato economico. Oggi cercano solo film che siano fattibili e facilmente commerciabili, con musiche radiofoniche e tette al vento.

Tagliavini: Se il pubblico ha una colpa, non in tutto imputabile a lui stesso, è che è troppo diffidente verso il prodotto italiano. Prendiamo come esempio “Shadow” (un film stilisticamente ottimo), ben distribuito e con il forte vantaggio commerciale del nome di Zampaglione (poiché già conosciuto in ambito musicale): se alla regia ci fosse stato uno straniero dal nome esotico, sono certo avrebbe avuto il doppio del successo.
Diciamo che la causa di questo “disaffezionamento” ai film di genere e poca fiducia nei nomi dei nuovi registi italiani in generale, è stata causata dalla scelta dalle grandi distribuzioni di portare in sala film italiani che non sempre si sono dimostrati all’altezza, e forse da un eccesso di pellicole solo “autoriali-autombelicolari”, magari fatte anche bene, ma senza offrire al pubblico il ben che minimo interesse empatico.

JP: La crisi che c’è in questo settore, per l’esperienza che hai, è riscontrabile anche all’estero?

Cristopharo: La crisi non è solo italiana, è generale, solo che in Italia siamo fermi da anni e non sembra che abbiamo intenzione di riprenderci.

Tagliavini: La crisi c’è anche all’estero, tuttavia in Italia siamo messi peggio perché da molti anni il cinema non è più indipendente rispetto alla televisione anzi, se si fa un film per le sale è perché poi deve tornare in programmazione televisiva, e questo porta a una non autonomia del lingiaggio, degli argomenti, di quello che deve e può essere mostrato…


JP: Un ramo del cinema che, in Italia, va per la maggiore è sicuramente la commedia all’italiana, il cinepanettone insomma, ma anche le serie televisive. Se ti fosse proposto pensi che accetteresti di dirigerle?

Domiziano: Ci sono stati registi che hanno accettato di fare questo genere di prodotti, adesso economicamente stanno benissimo ma fanno solo televisione, io non so se riuscirei a fare un prodotto simile. Innanzi tutto non credo saprei farlo, perchè sono il primo a non gradire certe cose e quindi non saprei davvero come realizzarle, inoltre finirei per trovarmi a non avere scelta sulle persone con cui lavorare e, quindi, a non avere alchimia sul set nè potere decisionale sul materiale da filmare. Ho mollato Medea Syndrome proprio per questo: la produzione me lo stava stravolgendo al punto tale che non sarebbe stato più un mio film, se lo avessi continuato.

Tagliavini: Non avrei problemi ad accettare un compromesso simile, anche perché in tempi di crisi non bisogna fare gli altezzosi se viene offerto un lavoro: a me piace fare il regista, mi piace il set e comunque cercherei di inserire il mio stile personale anche all’interno di un prodotto non mio e standard, senza stravolgerlo, cannibalizzarlo. Di sicuro non farei un film la cui “storia” vada contro i miei principi etici, ma finchè si tratta di un cinepanettone, stravolentieri: far ridere è una cosa bella, anche se farlo con intelligenza e non a suon di pernacchie è veramente difficile! La difficoltà ne cercar di fare qualcosa di buono è però dato dai tempi “imposti” in televisione, che sono circa di 7 minuti di montato al giorno, un ritmo che porta a perdere inevitabilmente qualità!

JP: Una domanda per Tagliavini, parliamo del 3D in Bloodline, come sei arrivato a questa scelta?

Tagliavini: Il film nasce in 2D, anche se in un primo momento avevamo accarezzato l’idea di girarlo in 3d… ma il budget non lo permetteva, quindi a film finito, per una mossa più commerciale, abbiamo pensato di gonfiarlo in 3D: sarebbe stato il primo film italiano in 3D e, ovviamente, la cosa avrebbe suscitato interesse. Poi però non si son trovati i soldi e non siamo riusciti ad avere questo primato.
Ora anche io ho scoperto che esiste una versione Blue Ray in 3D, ma non avendo lavorato personalmente alle stereografia e approvato il risultato finale, a priori sono seccato di questa decisione, anche se devo ancora vedere il risultato…

JP: Per quanto riguarda POE, che cosa ti rende orgoglioso del progetto che siete riusciti a realizzare?

Domiziano: Uno dei punti di forza di POE è la sua natura low budget. Molti registi nascondono spesso questo aspetto e finiscono per vantarsi di avere avuto a disposizione un budget più alto di quello effettivo, ma questo, a parere mio, è deleterio perchè se il prodotto avesse avuto un budget più alto sarebbe di certo risultato migliore.
POE è un low budget ma con una qualità tecnica altissima, e di questo sono molto orgoglioso.

Tagliavini: Quello che davvero mi è piaciuto in POE è stato il fatto di tornare libero nelle scelte di scrittura, giocando molto di più sull’ironia, realizzando un piccolo corto con le persone che volevo io, e che quindi mi rappresenta paradossalmente di più rispetto altri lavori di più ampio respiro…

JP: A tuo avviso, qual’è il miglior film su Poe che sia mai stato fatto?

Cristopharo: Direi Toby Dammit di Fellini.

Tagliavini: Sono un po’ capra io, non li ho a mente tutti, di quelli visti però ti direi “Toby Dammit”, l’episodio di Fellini all’interno del film “Tre passi nel delirio”: lì si vede chiaramente la mano del regista, la sua “zampata”.

JP: C’è invece un film che ami e che ti sarebbe piaciuto poter dirigere?

Cristopharo: Si, ce n’è più d’uno. Il primo è sicuramente “The elephant man” perchè all’interno c’è il tema della diversità che mi stà molto a cuore e che è presente anche nei miei lavori, poi, sempre di Lynch, avrei voluto dirigere “Mulholland Drive”. Altrimenti un grande classico come “Metropolis”

Tagliavini: Come ho detto, Herzog è il regista che più ammiro, ed il film che avrei voluto dirigere è “Fitzcarraldo”: è un film vivo, che pulsa, un film che, se prendi in mano la bobina originale, pulsa come fosse un “Videodrome”.

JP: Per finire, qual’è il tuo film e regista preferito?

Cristopharo: Per il film non ce n’è uno fisso, vado a momenti in cui preferisco un film poi, tempo dopo, uno diverso. Al momento direi che il mio film preferito è “Luci della ribalta” di Chaplin.
Il mio regista preferito? Ovviamente il qui presente Edo Tagliavini!

Tagliavini: Il mio film preferito è Blade Runner, penso di averlo visto qualcosa come 35 volte, è anche il film che ho visto più volte in assoluto, con l’eccezione, forse, di Guerre Stellati.
Il mio regista preferito invece è… (ndr. Edo si gira e guarda Domiziano seduto affianco a lui, sorride): Cristopharo!

IVAN ZUCCON

sempre durante la Rassegna Cinematografica di Operazione Paura, sono riuscito ad incontrare Ivan Zuccon che mi ha gentilmente rilasciato un intervista che ha toccato più punti, dallo stile del cinema italiano classico e moderno ai problemi di budget e distribuzione nel circuito indipendente.
Ecco a voi l’intervista!

JP: La rassegna di Operazione Paura racchiude in se sia il panorama horror italiano attuale sia quello dei grandi maestri del passato. Personalmente chi di loro ti ha influenzato maggiormente? E, aldilà delle loro differenze fra i loro film, pensi che ci fossero delle caratteristiche stilistiche che possano far raggruppare tutti loro in una “scuola registica italiana”?

Zuccon: I grandi registi italiani del passato sono la base da cui poi ho sviluppato il mio stile, anche adesso continuo ad ispirarmi a loro e a rimanere affascinato da quello che hanno fatto con mezzi molto limitati, anche la situazione attuale, però non è molto diversa perchè ci sono molti problemi produttivi e distributivi: il nostro cinema di genere, è sempre stato un cinema povero. Se dovessi guardare allo stile dei maestri, direi che una cosa che li univa, spesso, era la mancanza della logica, l’importanza minore che veniva data alla sceneggiatura per prediligere le immagini, mi viene in mente il finale de “l’Aldilà” di Fulci, che è puro racconto per immagini, puro cinema insomma, che spesso mi ha ispirato.
Mi ha ispirato anche molto lo stile di Mario bava, soprattutto per il suo uso del colore che ancora studio e che è stato molto importante per la realizzazione di Colour from the Dark.

JP: Oggigiorno ci sono registi, nel cinema italiano, come te oppure come Domiziano Cristopharo, che hanno un forte stile personale subito riconoscibile, ma è una caratteristica assai rara, come mai credi che ci sia questa tendenza ad uniformarsi dal punto di vista stilistico?

Zuccon: Sono molto felice che nei miei film venga riconosciuto il mio stile registico personale, perchè questo significa non essere solo un regista, ma un autore. Chi invece non ha questo stile, chi fa solo film su commissione senza inserirci niente di suo, è uno shooter, e questo accade sempre più spesso perchè il mercato cerca lo stile che ha maggiore successo commerciale e poi non fa altro che replicarlo. Chi invece mantiene la sua cifra stilistica è chi ha ancora qualcosa da dire, e può dirsi ancora indipendente

JP: Attualmente, grazie alle nuove tecnologie, è molto più facile ed economico realizzare film o cortometraggi che non in passato e questo ha portato molti giovani ad affacciarsi al mondo della regia. A tuo avviso esiste però un lato negativo in tutto questo?

Zuccon: Le nuove tecnologie sono ovviamente positive perchè danno a tutti, o quasi a tutti, la possibilità di esprimersi attraverso corti o lungometraggi e danno anche la possibilità di raggiungere subito il pubblico tramite la rete. Tuttavia quest’abbondanza produttiva ha fatto entrare in crisi il settore indipendente, perchè i film non hanno più il tempo di crescere e farsi un nome, che subito vengono rimpiazzati da un altro film in uscita, quindi o raggiungi subito la fama e il successo oppure difficilmente andrai avanti, anche perchè la rete non ti consente di avere i ritorni economici del cinema e dell’home video.
Perchè un film a basso costo faccia il boom, oggigiorno, bisogna che abbia una grossa pubblicità alle spalle, come per Paranormal Activity, oppure che sia un vero e proprio capolavoro.

JP: Si parla appunto di colpa dei distributori, nel panorama italiano, che non danno spazio ai prodotti davvero validi. Pensi però che ci sia una qualche colpa anche da parte del pubblico, in tutto questo?

Zuccon: Non credo che il pubblico abbia una vera colpa, se il pubblico non ha cultura cinematografica la colpa è dei distributori che si illudono di conoscere i gusti della gente, inseguono sempre i clichè che hanno funzionato in passato e li impongono al pubblico. Il pubblico, invece, andrebbe istruito.

JP: Un ramo del cinema che, in Italia, va per la maggiore è sicuramente la commedia all’italiana, il cinepanettone insomma, ma anche le serie televisive. Se ti fosse proposto pensi che accetteresti di dirigerle.

Zuccon: Dovrei valutare bene tutti i pro e i contro. E’ comuque difficile che accetti un lavoro in cui non credo, non avrei problemi, ad esempio, ad uscire dal genere horror facendo un film drammatico o anche una commedia, ma un cinepanettone non so se l’accetterei, rischierei di rovinarmi il nome.

JP: Il cinema horror italiano indipendente è un cinema povero, come hai detto anche tu, e tuttavia si riescono a fare ottimi prodotti nonostante le difficoltà, c’è però qualcosa che non sei riuscito a fare o che vorresti fare ma che ti è impedito a causa del basso budget?

Zuccon: Ovviamente si. Il problema del budget ridotto si presenta fin da subito, nella fase della sceneggiatura, spesso accade infatti che vengano scritte sceneggiature con scene bellissime, ma irrealizzabili col budget con cui si lavora.
Un esempio, nella sceneggiatura originale di “Wrath of the Crows” c’era la scena della stanza delle anime, in cui migliaia di ampolle di vetro, con all’interno un insetto, erano appese al soffitto con fili d’argento, arrivava poi una donna che lanciava un coltello e infrangeva le ampolle liberando tutti gli insetti. La scena era bellissima ma non era fattibile, così abbiamo riscritto la scena che adesso è molto diversa, perchè quando non si hanno i mezzi necessari preferisco non girare proprio una sequenza piuttosto che girarla fatta male.

JP: Lovecraft è stato una parte importantissima della tua carriera registica, pensi che ci tornerai a breve?

Zuccon: No, non a breve almeno. Lovecraft ha significato molto per me e per la mia carriera ma ora sento il bisogno di fare qualcosa di diverso. In realtà avrei già pronta la sceneggiatura per un film basato sul racconto “Lo strano caso di Charles Dexter Ward” ma penso che la lascierò nel cassetto almeno per qualche anno.

JP: C’è un film che ami e che ti sarebbe piaciuto poter dirigere?

Zuccon: Si, ce ne sono molti. Uno su tutti è “L’ultima eclissi” che è un film molto poco conosciuto tratto da un racconto di Stephen King, è un film straordinario con un regia davvero stupenda e a cui mi sono fortemente ispirato mentre giravo “La casa sfuggita”. Oltre a questo, mi sarebbe piaciuto poter dirigere “Gattaca”.

JP: Per finire, qual’è il tuo film e regista preferito?

Zuccon: Di registi ne ho davvero tanti, Mario Bava, come ho già detto, ma anche il primo Carpenter ed il primo Cronenberg. Anche Sam Raimi mi ha sempre affascinato ed incuriosito, non tanto per le sue tematiche quando per la sua tecnica registica.
Il mio film preferito, in campo horror, è “Shining” di Kubrik, mentre in generale è “Quarto Potere” di Welles, è un film che spesso cerco di seguire sopratutto per i grandangoli, ovviamente non voglio certo fare paragoni, io non sono Orson Welles!

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