RECENSIONE “VERSIPELLIS”

[Scritta da Marinella Landi]

Versipellis in latino sta a significare Licantropo, colui la cui pelliccia cresce all’interno del corpo. Un cambio di pelle e di carne per far fuoriuscire la bestia… Donatello Della Pepa insieme a Luca Ruocco, (ri)scrivono la storia, basandosi su questo mito popolare, e ne tirano fuori una sceneggiatura di notevole impatto e resa dando vita a “Versipellis”, ultimo lavoro di Della Pepa. Un cortometraggio dalle basi solide che racconta la difficile storia dei due gemelli protagonisti, Giulio (Lerenzo Pedrotti) e Francesco (Francesco Nappi), che fin dal grembo materno sono uniti da un terribile e pericoloso segreto. Un filo conduttore con la “deformità” fisica di Francesco e un duro percorso che li porterà faccia a faccia nel confronto finale. In parallelo, le indagini da parte del detective Vanni (Marco Di Stefano), che seguendo la scia di morte e alcuni indizi, arriva a percepire o a capire del tutto l’entità della faccenda, ma non basterà…

Ambientato in una Roma oscura e fredda, illuminata da luci in un certo senso calde, Dalla Pepa e Ruocco danno il via ad una serie di efferati delitti per mano di un lupo mannaro, creatura estremamente di rimando ai mostri dell’immaginario horror di pellicole appartenenti ad un glorioso passato come “Un lupo americano a Londra”, “Unico indizio la luna piena”, o a pellicole più recenti come “Dog soldiers” o “Cursed”, a volerne citare alcuni. Un lupo mannaro italiano di notevole fattezza creato ad hoc dall’effettista Luigi D’Andrea che ha curato anche gli effetti di trucco che non deludono affatto, come a non deludere sono i 23 minuti di visione.

[SPOILER] Un plauso alla trasformazione di Francesco sul pavimento del bagno di un bar, soprattutto alla parte iniziale del “versamento” di pelle [FINE SPOILER] e alla sequenza del “bozzolo fetale”, lo stesso della locandina, dal quale fuoriesce un Francesco esausto (nascita o rinascita?)…

Versipellis, per quanto mi riguarda, forse aiutata anche dal fascino subito per i film che riprendono il mito del licantropo, è estremamente affascinante e davvero ben realizzato, dalla recitazione, non solo da parte dei gemelli protagonisti, che risulta fluida e mai sotto o sopra i toni, alle ambientazioni cupe e poco illuminate dove ad echeggiare è il ringhio della bestia, dell’animale affamato e rabbioso. Piacevole e ben amalgamata la fotografia, anch’essa a voler riprendere un contesto quasi angusto e tassellato di un mistero appena celato e di indizi che ci si ritrova comunque a seguire con attenzione fino all’epilogo. Anche la parte musicale, curata da Gianluca Nigro, non è da meno e molto apprezzata la scena del primo “omicidio” sulle note di “War” dei Cautiva.

Una buona prova che dimostra ancora una volta che i buoni prodotti non sono solo figli di grandi produzioni e affiliati. In definitiva, questo Versipellis mi è piaciuto parecchio, una visione che gli appassionati di esseri sporchi, cattivi e pelosi con dentatura non indifferente non dovranno perdersi!

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