INTERVISTA AD ANTONIO ESPOSITO

[Di Marinella Landi]

Per la sezione interviste oggi vi proponiamo quella fatta al simpatico Antonio Esposito, regista dell’ultimo “L’altra Città”, cortometraggio che ha appena vinto come migliore sceneggiatura al Videomaker Film Festival di Casalnuovo (NA).

Buona lettura!

[NSG] – Ciao Antonio, ti ringrazio per il tempo che ci dedichi e comincerei subito con la prima domanda. Parliamo del tuo ultimo lavoro “L’altra Città”, come nasce?

[A.E.] – Principalmente dal fatto che come regista, ma soprattutto come napoletano, volevo dare il mio punto di vista sul fenomeno della criminalità organizzata. Era da tempo che volevo raccontare una storia che trattasse questa tematica, e più volte avevo deciso di abbandonare l’idea. Iniziavo la stesura del soggetto, e poi tutto sembrava banale e retorico, avevo gli stessi dubbi che ha il protagonista, Giovanni Pirrone, nel film. Poi mi sono detto che non poteva esserci banalità e retorica parlando di camorra, l’importante è tenere sempre accesa questa spia d’allarme negli occhi della gente, che sia un cortometraggio, un libro o una poesia. E il riconoscimento come miglior sceneggiatura avuto di recente al videomaker film festival di Casalnuovo di Napoli, è stata davvero una bella soddisfazione.

[NSG] – Il tema da te trattato in questo cortometraggio è un tema delicato e non facile e contro il quale molte persone si trovano a dover convivere, chi per scelta e chi per forza, ci vuoi dire qualcosa di più in merito?

[A.E.] – L’errore è pensare che il fenomeno mafioso e camorristico sia soltanto un problema di Napoli, della Calabria o della Sicilia. E’ tutto il paese invece che ci deve convivere. Anzi è tutto il mondo. Basti ricordare le collaborazioni del giudice Falcone con l’FBI americana, la famosa operazione “pizza connection” che fece scoprire fiumi di denaro e droga tra l’Italia e gli Stati Uniti, ma come questa negli anni ce ne sono state tante. Credo che la cosa più grave stia nel fatto che, purtroppo, il nostro è un paese che gira al contrario, un paese in cui abbiamo permesso di governare, nel corso della prima e seconda repubblica, a persone palesemente colluse con la criminalità organizzata, un paese il cui parlamento permette, tramite voto, di non far finire in carcere un personaggio riconosciuto malavitoso, e poi facciamo campagne e spot per dire ai commercianti e imprenditori di essere coraggiosi e di non pagare il pizzo. Lo stato quando ha voluto ha distrutto chi gli andava contro, le brigate rosse ne furono un esempio. Allora verrebbe da chiedersi come mai non si riesce ad eliminare la camorra, la ‘ndrangheta e la mafia? Su questo dovrebbero riflettere gli italiani onesti. La gente ha bisogno dell’appoggio, non solo morale, delle istituzioni che più di tutti hanno gli strumenti per agire contro queste organizzazioni.

[NSG] – Nei tuoi lavori tratti con freschezza di amore, amicizia e situazioni quotidiane, hai mai pensato di cambiare e provare a cimentarti in qualcosa di diverso?

[A.E.] – In qualche modo “L’altra città” è stato qualcosa di diverso: è il primo lavoro in cui ho curato solo la regia, mentre generalmente interpreto anche i miei film; poi molto diversi sono stati i toni, venendo dal teatro comico, sono sempre stato più portato a scrivere con ironia, leggerezza, in quest’ultimo corto invece ho preferito usare più drammaticità, perché l’argomento lo richiedeva, o almeno secondo me non poteva essere raccontato diversamente. Non so se questa scelta avrà una continuità, penso ancora che il sorriso sia un’arma molto potente ed un magnifico modo di raccontare i sentimenti, che forse sono una delle poche cose pure che ci sono rimaste: ancora non so immaginare qualcosa di più bello che condividere i tuoi giorni con gli amici, oppure qualcosa di più incredibile che l’essere innamorato, forse perché adesso lo sono.

[NSG] – Attualmente sei impegnato con la compagnia teatrale “Gli scusateci” con spettacoli di cabaret, per il futuro hai già qualche progetto del quale puoi anticiparci qualcosa?

[A.E.] – Quest’estate con la compagnia saremo impegnati con diversi spettacoli di cabaret, per poi tornare in autunno in teatro con la commedia “Io non dormo più”, un’inedita di Pasquale Incarnato, che ha già dato buon successo di pubblico e critica. Non so quando tornerò di nuovo a fare cinema, spero prestissimo, anche se generalmente riesco a scrivere un film ogni due anni. Pure in questo vince la mia pigrizia. Mi piacerebbe raccontare il difficile momento che sta vivendo il nostro paese, attraverso gli occhi di un ragazzo che ha più paura che speranza del futuro. Ma è solo un’idea al momento.

Ringraziandoti per la disponibilità lo staff di NSG ti fa un grosso in bocca al lupo!

[A.E.] – Grazie a tutti voi, continuate così. Il cinema indipendente ha bisogno della vostra voce.

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